ARCHITETTURA PENSARE

Partecipazione corale: la democrazia urbana


L’obiettivo non era quello di esprimere progetti eclatanti che facessero bella mostra di sé nelle vetrine massmediali, ma riempire vuoti e sanare smagliature nello spazio urbano…
Auspico che i progetti vincitori possano essere realizzati. Danno risposte concrete a problemi reali.

L’impegno degli organizzatori è stato ampiamente ripagato.
L’Arch. Nevio Parmeggiani, componente del Consiglio Nazionale degli Architetti (CNAPPC) e Presidente della Commissione Giudicatrice della seconda edizione del Premio Nazionale di Idee di Architettura “ARCHITETTURA CULTURA & SPORT”, a nome di tutti i membri della Giuria e degli Enti banditori, manifesta soddisfazione per la qualità dei progetti
selezionati. «L’obiettivo non era quello di esprimere una grande architettura, progetti eclatanti che facessero bella mostra di sé nelle vetrine massmediali o che si imponessero nella skyline urbana.
Bensì di riempire vuoti e smagliature nel tessuto delle città e delle campagne. Il che, beninteso, non vuol dire un’architettura di seconda linea o di minore importanza.
L’iniziativa mirava ad allacciare un dialogo creativo, capace di generare idee nuove per intervenire nelle aree che di solito sono considerate degradate o almeno escluse nella marginalità, per ritrovare in esse la capacità di ricollegarsi alla vita sociale, nobilitando quel luogo di incontro tra Chiesa e città che è costituito dagli spazi in cui, attorno al luogo di culto, si svolgono attività sportive o culturali.

In questo senso, ho visto con piacere in questa iniziativa un passo importante nella direzione di quella tanto auspicata “democrazia urbana”, che tra l’altro è il tema centrale del Congresso Nazionale degli Architetti che si svolgerà a Palermo nel 2008.

Ma democrazia urbana non vuol dire partecipazione popolare?

Vuol dire allargare gli orizzonti del dialogo così che il maggior numero possibile di istanze territoriali trovi espressione e rappresentanza nella definizione degli spazi della città. In questo senso, questo Premio è stato un grande, corale esercizio di democrazia urbana: all’iniziativa hanno collaborato quasi tutti gli Ordini degli Architetti provinciali, e hanno partecipato con proposte originali moltissimi giovani architetti da ogni parte d’Italia.
I progetti sono stati tutti formulati per dare una risposta a concrete esigenze di carattere prettamente locale, riguardanti singole, specifiche comunità. Chi ha presentato un progetto, si è informato in loco, si è fatto carico di
un concreto problema sociale. Ogni progettista (mi riferisco a coloro i quali sono stati indicati come vincitori) si è posto in modo attivo e propositivo di fronte a un concreto problema.

AREZZO: Parco urbano polirelazionale
ASCOLI PICENO: Percorsi emozionali

I progettisti hanno operato su aree sottoutilizzate o parzialmente abbandonate, tracciando ipotesi per rilanciarle con servizi utili al quartiere. In queste pagine, dall’alto, le immagini dei 10 progetti vincitori.
Ad Arezzo la proposta verte su un Parco urbano polirelazionale. Si costituisce una nuova facciata (un “bordo”) che media il rapporto tra centro parrocchiale e città, dietro la quale sono ospitati servizi parrocchiali e ambienti con finalità culturale.

BARI: Minimalismo reversibile
CATANIA:Trasparenze urbane
Ad Ascoli Piceno il progetto completa il centro parrocchiale costituendo dei percorsi che raccordano le vicine vie e offrono spazi per lo sport e lo svago sfruttando anche dislivelli di quota.
A Bari si propone di riutilizzare ambienti oggi abbandonati entro uno spazio urbano caratteristico, accanto alla chiesa: un “box” adatto alla pratica del calcio a due.
A Catania il progetto recupera sia la piazza antistante, ricollegandola al centro parrocchiale, sia il campo di calcio, sotto il quale colloca un nuovo spazio sportivo.

CHIETI: Ricucitura underground

Riassumiamo gli esiti della Commissione Giudicatrice Nazionale della seconda edizione del Premio Nazionale di Idee di Architettura “ARCHITETTURA CULTURA & SPORT”, che ha premiato progetti rispondenti con efficacia a problemi reali.

Per questo si può dire che si è trattato di democrazia urbana e, in un certo senso, anche di quello che è stato definito “agopuntura urbana”, cioè interventi in piccola scala, ma che hanno la capacità di incidere nella qualità della vita.

È possibile poter ravvisare nei progetti vincitori quell’afflato che animò l’iniziativa di “Chiesa e Quartiere” nella Bologna degli anni ’50 e ’60?

In certo modo sì. Anche se all’epoca si prestava attenzione ai siti ove collocare nuove chiese nelle periferie
che stavano nascendo attorno al nucleo storico della città, mentrequi si va oltre: le chiese già ci sono, si tratta di trovare nuova vita per quel che è stato rimosso. Ma lo spirito è lo stesso: svolgere un servizio importante
per le comunità locali.
Il Premio, invece, dedicato agli spazi per lo sport e la cultura negli oratori, ha consentito ai partecipanti di esprimersi a tutto campo, in funzione delle necessità specifiche. Così abbiamo visto progetti che hanno affrontato problemi complessi, in modo ampiamente articolato e differenziato, e progetti che si sono limitati a piccoli interventi, minimali.
In tutti i vincitori comunque abbiamo riconosciuto un grande impegno e il desiderio di misurare le proposte sui problemi reali.

Ma è possibile raffrontare tra loro progetti per zone diverse, che affrontano problematiche diverse, in spazi che poco hanno a volte pochissime o nulle caratteristiche in comune?

Sì, è possibile, perché si lavora sulla qualità dell’intervento in relazione ai fini suoi propri, cioè allo specifico luogo prescelto. Nel valutare i progetti presentati, si è tenuto conto della misura in cui fossero appropriati per il luogo specifico indicato.
Tra i premiati vi sono anche interventi di minima complessità, tuttavia essi risultano ben proporzionati allo specifico problema affrontato.

LECCO: Riuso nell’archeologia industriale
MATERA: Simbolismo e multilateralità

A Chieti, con un percorso sotto la sede stradale si collega la parrocchia a un nuovo spazio per la cultura intagliato nel suolo: uno spazio-percorso che si prolunga sino a un centro sportivo.
A Lecco alcuni edifici industriali dismessi diventano occasione per reperire nuovi spazi nel centro della città.
A Matera, attorno a una chiesa nuova si scoprono diverse occasioni per unire attività di svago e gioco a significati simbolici.

PISA: Risensibilizzazione del percorso urbano
ROMA: Riorientamento della periferia
A Pisa si propone un ampio anfiteatro raccordato
alla strada da un ampio corridoio, ma che resta
intimo e raccolto.
A Roma il progetto prevede un ampio complesso
sportivo attraversato da un corpo sopraelevato
che ne raccorda tutte le parti.
A Viterbo il dolce digradare del terreno diventa
prolungamento della piazza del paese, con un
disegno architettonico attuale, che nei materiali
conserva il genius loci.

VITERBO: Deframmentazione del paesaggio

Tra i vincitori vi sono progetti dalla particolare valenza sul piano formale?

No, non era questo l’obiettivo e non è stata questa la risposta dei progettisti. Anzi, nella maggioranza dei progetti l’aspetto formale è decisamente secondario.
Sono progetti pensati non per farsi vedere, ma per dare risposte a bisogni. Questo obiettivo è stato raggiunto in pieno dai progetti vincitori, che hanno tutti mostrato una buona qualità, in alcuni caso di sicuro spessore.

Che auspicio trae la Commissione da questa esperienza?

Anzitutto auspico che i progetti vincitori possano trovare accoglienza ed essere realizzati.
Alcuni di questi hanno veramente un costo di realizzazione molto contenuto e, per quanto si tratti solo di disegni preliminari, ritengo possano essere ben sviluppati.
Ci ha molto rallegrato constatare che la partecipazione sia stata di buona qualità. Ancora, non grande architettura, ma progetti per risolvere problemi concreti. Le città hanno bisogno di questo: un’opera di rinnovamento rispettosa, capace di ritrovare l’anima dei luoghi in cui si ritrova la comunità.

 

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