ARCHITETTURA PENSARE

Palazzo Pathé

Intervista a Roberto Conforti, consigliere di amministrazione di Fiera Milano s.p.a. e membro del consiglio Generale della Fondazione Fiera Milano, docente di marketing strategico e comunicazione d’impresa

Lei abita in una delle case di Milano (Palazzo Pathé di via Settembrini, sede della Di Baio Editore) dove il ferro battuto, nobilitato dal grande artista Alessandro Mazzucotelli, gioca un ruolo primario e stupefacente. Quanto ha giocato questo fatto nella sua scelta?
Come spesso succede nella vita, il fatto di potervi abitare è stato assolutamente casuale. Ho sempre vissuto in zona e ammiravo da fuori questa casa anche per i suoi splendidi ferri battuti. Ma per anni non vi ho mai visto un cartello “affittasi”. Quando ho avuto bisogno di un nuovo spazio mi sono rivolto a un’agenzia che, per puro caso, aveva un appartamento in questo palazzo senza aver esposto nessun cartello. Era evidentemente destino e non mi sono lasciato sfuggire l’occasione: ho concluso il contratto nell’arco di ventiquattr’ore.

NELLA NUOVA FIERA è stato particolarmente curato l’aspetto estetico e di vivibilità: lo caratterizza un’enorme ala di cristallo e acciaio lunga 1.300 metri progettata dall’architetto Fuksas, che impiega dieci volte il quantitativo di ferro utilizzato per la Tour Eiffel. Si può dire che anche in questo caso Milano, pur cambiando tecnologia, si fa bella utilizzando in modo virtuosistico questo metallo come ai tempi di Mazzucotelli.

Perché questa casa l’aveva interessata?
E’ stato un amore a prima vista. L’architettura esterna parlava di una casa particolare, importante e non comune. Tutto l’isolato all’inizio di via Settembrini è composto da palazzi dei primi anni del ‘900, quindi precedenti alla Stazione Centrale, costruiti quando uno nuovo stile tra l’eclettico e il modernista stava sostituendo il Liberty. La casa fuori è medioevaleggiante mentre dentro risente di un gusto più moderno di origine viennese, con notevoli preziosità di dettagli. Gli interni sono ancora più intriganti, molto ben conservati, e fanno venire voglia di abitarci. E’ uno dei pochi “templi” del lavoro di Mazzucotelli arrivati intatti fino a noi, paragonabile al palazzo Confalonieri di corso Venezia (attuale sede dell’Unione Commercianti) o alla Casa Berri Meregalli in via Vivaio dove l’entrata è resa più inquietante dalla statua della Vittoria Alata di Adolfo Wildt. Anche qui, in via Settembrini, la sua opera in ferro battuto è in stretto rapporto con l’architettura e la segue, fedelmente ma creativamente, all’interno di un revival medioevaleggiante interpretato con sensibilità moderna. Importante è anche l’apporto dell’artista fiorentino Galileo Chini, che ha dipinto le volte d’ingresso poco prima del suo viaggio in Siam per decorare il palazzo reale di Bangkok.

Alcune foto della casa di via Settembrini realizzata con il contributo di Mazzucchelli. È, infatti, ricca di particolari in ferro battuto che caratterizzano il suo stile medioevaleggiante. Per Roberto Conforti è stato un amore a prima vista, tanto che quando gli è stata proposta dall’agenzia immobiliare ha chiuso il contratto
nell’arco di 24 ore.

Per Milano quegli anni sono stati un momento di effervescenza creativa. Esiste oggi qualcosa di comparabile?
Dopo un lungo periodo di stasi, Milano si sta oggi allargando e noi della Fiera ne siamo coprotagonisti. Avendo trasferito la sede fieristica e venduto circa 255.000 metri quadrati dell’area urbana precedentemente occupata, abbiamo permesso (dopo una regolare gara d’appalto) la nascita di un nuovo quartiere della città. Il progetto risultato vincente è stato scelto tra cinque proposte di livello internazionale legate a precisi parametri prefissati, come il vincolo di circa il 50% dedicato al verde o ad area pubblica, in modo che, anche se sono previsti tre grattacieli, rimarrà sempre molto spazio libero. Nella nuova fiera è stato particolarmente curato l’aspetto estetico e di vivibilità: lo caratterizza un’enorme ala di cristallo e acciaio lunga 1.300 metri progettata dall’architetto Fuksas, che impiega dieci volte il quantitativo di ferro utilizzato per la Tour Eiffel. Si può dire che anche in questo caso Milano, pur cambiando tecnologia, si fa bella utilizzando in modo virtuosistico questo metallo come ai tempi di Mazzucotelli.

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