FARE PENSARE

Oratori come punti di incontro

Un progetto di legge

Non c’è ambito della vita sociale italiana che non sia debitrice agli oratori, dove si sono formate persone che hanno lasciato una impronta fondamentale in ogni campo di attività. Finora gli oratori non sono stati sostenuti in alcun modo dalle istituzioni. Una proposta di legge presentata all’inizio della Legislatura e approvata alla Camera il 15 luglio 2002 cerca di rimediare.

L’onorevole Luca Volonté è il primo firmatario della proposta di legge intitolata “Disposizioni per il riconoscimento della funzione sociale svolta dagli oratori parrocchiali e per la valorizzazione del loro ruolo”, sottoscritta anche dai parlamentari Rocco Buttiglione, Mario Tassone, Teresa Delfino, Massimo Grillo, Riccardo Conti, Antonio Mereu. La nostra rivista ha ampiamente trattato il tema dell’oratorio come spazio architettonico di importanza fondamentale per la Chiesa contemporanea (cfr. CHIESA OGGI architettura e comunicazione n° 36, 1999). Parliamo della proposta di legge con l’On. Volonté.

Che cosa l’ha spinta a farsi promotore di un progetto di legge per il rilancio degli oratori?
Una riflessione in questo senso cominciò già nella Legislatura precedente, incardinata su due considerazioni:
1) gran parte della popolazione italiana oggi attiva ha passato la propria giovinezza negli oratori;
2) il provvedimento che reca il nome dell’on.Turco, a favore delle associazioni giovanili socialmente utili, dimentica gli oratori, che sono validi almeno quanto i vari “centri sociali” finanziati con denari pubblici tramite le associazioni che in quelli rientrano.
Qual è stata la sua esperienza personale nell’oratorio, e in che misura questa influisce nella decisione di formulare la proposta di legge?

Anch’io ho cominciato la mia formazione sociale sui campi di calcio e nei momenti di riflessione offerti dall’oratorio: luogo cui sono rimasto legato prima da ragazzo e poi via via crescendo, in posizioni di responsabilità per l’educazione dei giovani. Ma un’esperienza come la mia è condivisa da persone dagli orientamenti più diversi. Per esempio, ricordo che quando parlai della proposta di legge con parlamentari di orientamento politico assai diverso dal mio, quali l’on. Violante o l’on. Bodrato, questi hanno manifestato apprezzamento, proprio perché anch’essi ricordano l’oratorio come un momento formativo importante.
Un tempo gli oratori sopperivano a esigenze di istruzione delle quali oggi si fa carico lo stato. Come vede la loro evoluzione storica?
Un tempo effettivamente gli oratori svolgevano funzioni di educazione fondamentale: è la tradizione di san Giovanni Bosco, che ha impostato i suoi oratori come luoghi non solo di catechesi, ma anche di istruzione ai mestieri e di educazione civile. Oggi, essendo caduta la necessità di fornire una educazione di base, all’oratorio resta il suo vero scopo che è quello di mettere assieme i giovani perché imparino a usare il tempo libero in modo sia giocoso sia formativo, perché si educhino all’incontro con gli altri nella gioia della condivisione degli ideali evangelici.
La nostra società è sempre più multietnica e anche multireligiosa. Ritiene che gli oratori possano rappresentare un punto di incontro anche per giovani di fede diversa?
Ritengo auspicabile che negli oratori possano essere accolti anche i figli di chi ha una fede diversa, come i musulmani. Questo in fondo rappresenta una sfida per il cristiano: a saper vivere la propria fede con tale autenticità, di gustare la gioia dello Spirito con tale profondità che, attraverso la sua persona, anche gli altri possano capire come è bello vivere oggi la fede nella Chiesa Cattolica. Il confronto con le altre religioni può rappresentare non solo un terreno di dialogo, ma anche una ragione di riscoperta delle radici della propria fede.
Se, grazie alla legge che promuove, vi saranno erogazioni pubbliche a favore degli oratori, questo non implicherà che anche altre strutture si metteranno in coda per usufruire dello stesso trattamento?
Ma la legge già ora riconosce l’utilità sociale di molte associazioni. Già oggi pacifisti e “no global” ricevono contributi attraverso associazioni che li rappresentano. È importante che anche altre realtà associative possano essere riconosciute. Vi sono molti gruppi di ispirazione cattolica che educano alla vita civile. Anche questo fa parte della tradizione di don Bosco, che educava i giovani al rispetto delle leggi e a essere leali cittadini dello stato. La cultura contemporanea è ricca di stimoli inusitati e di strumenti nuovi: computer, internet, videogiochi….
Che cosa dovrebbero fare gli oratori di fronte a queste nuove manifestazioni?
Accettare la sfida delle nuove tecnologie. Sono le sfide che vive tutti i giorni il cristiano nell’esercizio della proprio professione. Non mancherà la fantasia, illuminata dallo Spirito, per comprendere come utilizzare le nuove tecnologie. L’oratorio è un luogo in cui si può ascoltare musica assieme o vedere assieme una partita: è anche questo un modo per formarsi. Importante è come si svolgono queste attività. Un tempo negli oratori si insegnava a scrivere. Oggi questo non serve ma può essere utile aiutare chi ne ha bisogno a svolgere i compiti scolastici o introdurre i giovani nel mondo di internet così che imparino a muovervisi senza farsi catturare dalle trappole che vi si celano. Insomma, è importante educare all’uso degli strumenti mentre si mantiene viva la fede e aperto il confronto di idee.
Ci sono persino alcuni casi di centri parrocchiali – in Germania – che hanno aperto una sorta di discoteca…

Forse occorre mantenere una distinzione: altra cosa è l’oratorio altra la discoteca. Ma beninteso, l’entusiasmo per la musica può ben trovare posto in oratorio. Questo educa i giovani a gustare l’aspetto estetico della vita senza rinunciare alla propria umanità: non è necessario impasticcarsi e lanciarsi a 200 Km all’ora in automobile per essere felici. Sono favorevole a vivere appieno la bellezza della musica nel contesto dell’oratorio: sarebbe importante che artisti di ispirazione cristiana possano esibirsi negli oratori. E la musica può essere occasione anche per intrecciare balli: non con l’approccio da sballo, ma con l’idea di vivere appieno la propria fede, in tutti gli aspetti del lavoro e del tempo libero.
Parlando di oratorio si hanno in mente i giovani. Ma in Italia abbiamo una popolazione sempre più anziana. I vecchi possono trovar posto in oratorio?
Sarei felicissimo che nell’oratorio si realizzasse l’incontro tra giovani e vecchi. Anzi oggi non vedo altra struttura che possa favorire questo incontro. Lo scambio tra l’esperienza degli anziani e l’entusiasmo dei giovani nella luce della fede non può che arricchire entrambi. Pensiamo a quanto potrebbero imparare i giovani ascoltando le esperienze di chi ha lavorato tutta la vita in mansioni che oggi sembrano scomparire: falegnami, muratori, fabbri…. Forse l’oratorio è l’unico luogo in cui le generazioni si possono veramente incontrare in piena libertà. (L.S.)

XIV LEGISLATURA PROGETTO DI LEGGE – N. 388

PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1. 1. In ottemperanza ai princìpi generali di cui al capo I della legge 8 novembre 2000, n. 328, lo Stato riconosce la funzione educativa e sociale svolta dalle parrocchie mediante l’oratorio, nella sua funzione di soggetto sociale ed educativo della comunità locale, finalizzato alla promozione, all’accompagnamento ed al sostegno della crescita armonica dei minori, degli adolescenti e dei giovani che vi accedono spontaneamente.
2. Le disposizioni della presente legge sono finalizzate a favorire l’aggregazione sociale, la crescita e la formazione professionale dei giovani di qualsiasi nazionalità residenti nel territorio nazionale. 3. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 2, le regioni possono stipulare apposite convenzioni con le diocesi alle quali affidare, per il tramite degli oratori parrocchiali, compiti educativi, ricreativi e formativi, da esercitare ai sensi dell’articolo 2 e dei piani approvati ai sensi dell’articolo 4.
Art. 2. 1. Le regioni riconoscono, ai sensi dell’articolo 1 della presente legge e del comma 4 dell’articolo 1 della legge 8 novembre 2000, n. 328, e nell’ambito delle rispettive competenze, il ruolo della parrocchia quale soggetto promotore per la realizzazione di programmi, azioni ed interventi da attuare tramite gli oratori, finalizzati alla diffusione dello sport, alla promozione di attività culturali nel tempo libero, al contrasto dell’emarginazione sociale, del disagio e della devianza in ambito minorile.
Art. 3. 1. Le regioni si impegnano, attraverso protocolli d’intesa stipulati con le diocesi, a realizzare programmi ed azioni per il sostegno e la valorizzazione degli oratori parrocchiali, ai sensi delle finalità stabilite dalla presente legge.
Art. 4. 1. Le regioni approvano il piano regionale per la programmazione delle attività indicate all’articolo 2 della presente legge, ai sensi del comma 6 dell’articolo 18 della legge 8 novembre 2000, n. 328. 2. Il piano di cui al comma 1 individua: a) il tipo e la durata dei corsi di formazione per animatori e dei campi scuola per ragazzi attuati ai sensi dell’articolo 1, comma 2; b) le classi di età dei giovani ai quali sono indirizzati i corsi di cui alla lettera a); c) le aree e le attività di intervento ricreativo, sportivo, culturale e sociale; d) le previsioni economiche e finanziarie delle attività progettate in relazione al numero dei giovani che sono aggregati in ogni oratorio parrocchiale.
Art. 5. 1. Le regioni, ai fini della redazione dei piani di cui all’articolo 4, si avvalgono della collaborazione degli enti ed organizzazioni operanti nel settore, integrati da rappresentanti delle diocesi interessate. 2. I piani regionali di cui all’articolo 4 prevedono l’erogazione agli oratori parrocchiali di contributi per la gestione ordinaria delle attività previste dai medesimi piani, nonché di contributi in conto capitale per l’acquisto di attrezzature tecnologiche e di attrezzature per l’esercizio delle attività sportive.
Art. 6. 1. Lo Stato, le regioni e i comuni possono fornire in comodato agli oratori parrocchiali, ai fini della realizzazione delle attività di cui alla presente legge, beni mobili ed immobili.

 

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