PENSARE

P. COSTANTINO RUGGERI

Il sostegno della comunità francescana è fondamentale: nel 1949, p. Costantino Ruggeri completò la sua prima grande opera, il ciclo di affreschi nel corridoio principale del monastero del Sacro Cuore dei Frati Minori a Busto Arsizio. La sua prima mostra personale si tenne alla Galleria San Fedele a Milano: nel 1951, lo stesso anno durante il quale fu ordinato sacerdote dal Card. Ildefonso Schuster.
Fu questo il momento in cui cominciò a essere conosciuto e riconosciuto negli ambienti artistici. Con l’occasione della mostra al San Fedele entrò in contatto con Mario Sironi, che firmò la presentazione dell’evento, e poi con Lucio Fontana, Roberto Crippa, Sergio Dangelo, Giuseppe Capogrossi, Gianni Dova, Antonino Tullier, Gino Meloni e con il critico d’arte Giorgio Kaisserlian.
Seguirono mostre personali in altre città: Brescia, Genova, Como, Torino, Roma. E nel 1954 il premio San Fedele lo consacrò definitivamente alla sua missione nel mondo dell’estetica. Nella Milano della metà degli anni ‘50, in pieno fervore per la ricostruzione, tra i tanti episodi significativi sul piano architettonico c’è la chiesa della Madonna dei Poveri, progettata dagli architetti Luigi Figini e Gino Pollini, dal taglio decisamente razionalista e allo stesso tempo memore della semplicità del romanico.
Un progetto che nella sua essenzialità e nella sua povertà (le superfici interne ed esterne sono in cemento a vista o in laterizio) non poteva non commuovere l’animo di p. Costantino.Il quale fu coinvolto come consulente liturgico e anche come artista: sua è la grande croce che pende sopra l’altare.
Ma con la chiesa della Madonna dei Poveri, p. Costantino si apre anche all’architettura.
In quanto presbitero conosce lo spazio liturgico nel suo significato autentico, in quanto artista lo immagina rivestito di bellezza, e con il suo inoltrarsi nell’esperienza architettonica comincia a pensare di definirlo in tutta la sua complessità.
In questo stesso periodo stava maturando anche in Italia quell’attenzione alla progettazione dello spazio per il culto che aveva segnato l’esperienza del Movimento Liturgico sino dagli anni Venti del ‘900, preparando l’evento della nuova costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium promulgata dal Concilio Vaticano II (1963-1965). Particolare rilevanza in tale contesto fu l’impegno profuso a Bologna dal vescovo, Card. Giacomo Lercaro, nel promuovere l’elaborazione di edifici di culto che si inserissero nei nuovi quartieri, recandovi una testimonianza cristiana di partecipazione e vicinanza. Il tema era “Chiesa e Quartiere”: questo era anche il nome della rivista che pubblicò dal 1955 al 1968 le elaborazioni teoriche di quel periodo. P. Costantino vi partecipò con impegno. La formazione di un artista deve molto all’esperienza personale, diretta, al contatto con la materia. Ma anche alla possibilità di ritrarsi nel silenzio dell’anima per incontrarvi l’idea da trasfondere in immagini.
Per questo nel 1959 ottenne di essere trasferito al convento di Santa Maria di Canepanova a Pavia.“Beata solitudo, sola beatitudo”: così stava scritto in una delle scritte presenti sulle pareti del suo studio al convento, tra piante fiorite, schizzi e bozzetti, barattoli di colore, ciocchi di legno da intagliare, e il trillo cristallino di un canarino saltellante nella gabbia, libero nel canto.
Per quasi cinquant’anni, da questo studio usciranno vetrate, sculture, oggetti liturgici.
P. Costantino lavora in modo artigianale: con le mani, scava il legno, modella il metallo, taglia il vetro. La sua prima attenzione è rivolta agli oggetti per il culto (croci, calici, ampolle), ai luoghi liturgici (altari, amboni, vasche battesimali).
Opera con i modelli, attraverso i quali cerca di comprendere come le forme meglio possano esprimere l’essere della Chiesa come comunità nel momento della celebrazione e, fuori dalla celebrazione, come testimonianza.
Avendo sempre in mente l‘ideale francescano: “Possono bastare un colore, una riga, un rilievo, una curva, una caratterizzazione imponderabile – scriverà – per suggerire quanto anche l’arredo integri l’evidenza e il mistero del tempio, senza sradicarsi dalla quotidianità già sacra della vita, dall’intensa elementarità del creato. E più gli arredi rimangono riconoscibili all’uomo, anche nel tempio quanto lo sono nella casa e nella vita, meglio possono esprimere il mistero di fede che li investe e li accoglie.”

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<Video, schede web, approfondimenti, dettagli prodotto e altro ancora>L’attenzione per l’aspetto “domestico” della chiesa, casa dell’uomo e del suo incontro con la comunità nella celebrazione del rito, si sviluppa attraverso una ricerca che lo porta a ripensare al rapporto con la natura, gli alberi, il creato.
Ma anche con la storia: la tesi con la quale nel 1962 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera dove studiò con Luciano Minguzzi, è dedicata alle iscrizioni catacombali, ovvero sulle prime testimonianze dei segni e dei simboli del cristianesimo delle origini. La ricerca della verità e della semplicità, ovvero dell’immediatezza, oltre che della gioia come via per esperire la fede, accompagneranno tutta la sua vita di artista. Si rivolge agli oggetti di uso quotidiano, quelli che “fanno compagnia all’uomo nella casa e nella famiglia, nella fatica e nella speranza”, e da questi trae forme consuete ma allo stesso tempo nuove per la liturgia, conscio che in essa queste cose “vivono nella misura in cui vengono segnate dall’artista con umiltà, non contraffatte per orgoglio.” Si scaglia contro la “paccottiglia pseudo liturgica di certo arredo sacro – segno di degenerazione prima della fantasia che della fede.” E infine decide che “per salvare queste umili e preziose ‘cose’, e farle vivere in un habitat adeguato con tutta la loro intensità e pienezza di ‘segni’, occorrevano delle chiese nate con esse.”Certo nella formazione all’architettura di p. Costantino non è estraneo anche l’incontro che ebbe nel 1960  con Le Corbusier. La forza del linguaggio evocativo per entrambi risiederà anzitutto nella capacità che hanno la luce e il colore di esprimere lo “spazio indicibile”. Non a caso il progettista svizzero-francese seppe compiere il suo capolavoro nella cappella di Notre Dame du Haut a Ronchamp, dove fondamentali per la qualità mistica dell’ambiente sono le vetrate colorate inserite nello spessore dei muri bianchi.

“MACCHIE DI UNA SOLARITÀ INTENSA E LIRICA, INCORPORANO LUCE E SOLE, UN’IDEA DEL MONDO CHE CI ABBRACCIA TUTTI COME IL “CANTICO DELLE CREATURE” “

Raffaele De GradaP. Costantino si avvicinerà da artista alle vetrate: nei primi anni ‘60 ne realizzerà alcune composte da cristalli di Murano colorati e montati su cemento. Ma ben presto passerà alle tecniche più consolidate: vetro soffiato e legato a piombo. In breve tempo, tante saranno le richieste che gli giungeranno da ogni parte d’Italia, che dovrà estendere gli spazi a lui riservati nel convento per ricavare un laboratorio da vetratista. Intanto, per muoversi sul terreno della progettazione, nel 1965 comincia a collaborare con un giovane studente di architettura, Luigi Leoni, il quale studierà e contemporaneamente opererà nel laboratorio del frate artista. Dalla loro intesa nascerà il sodalizio più prolifico dei nostri giorni nell’ambito della progettazione di chiese.
I primi impegni diretti in campo architettonico riguardano la ristrutturazione di cappelle e altri piccoli ambienti di preghiera.
La prima vera e propria architettura firmata da p. Costantino Ruggeri con Luigi Leoni è la chiesa di Santa Maria della Gioia, costruita a Varese nel 1977. Un edificio bianco e di fattura semplice che si eleva su un breve declivio con una parete ricurva dalla quale all’esterno in alto spunta un doccione, mentre sul lato si aprono vetrate a diedro. All’interno lo spazio è ritmato da queste vetrate: una di esse reca come una ferita sanguigna verticale che segna la presenza del tabernacolo, mentre le altre insistono sui toni azzurri che si stemperano nel bianco. L’altare è un rilievo che sorge dalla pavimentazione come un’onda e le panche in legno senza schienale vi si raccolgono attorno a semicerchio.

“COSE DI BEL NUOVO INTUITE E PORTATE ALLA LUCE CON UN’OMBRA DI FIGURAZIONE
CHE PIÙ AMOREVOLE NON SI PUÒ”
Giorgio MascherpaUn ambiente domestico trasfigurato: l’artista francescano ha trovato la sua opera liturgica. La successiva esperienza fondante nella progettazione sarà compiuta in Africa, con le tre chiese realizzate per la missione francescana nella Diocesi di Ruyigi (Burundi), nel rispetto del “genius loci”. In un’intervista rilasciata al suo confratello p. Nazareno Fabbretti in merito a questa esperienza africana, p. Costantino ha rievocato il viaggio che compì nel 1967 in territori di missione, dove riferisce di aver trovato chiese progettate senza alcun riferimento alla cultura locale. Così, spiega, prima di progettare per il Burundi “visitai gran parte del paese, fotografando e disegnando il cielo, il territorio, gli alberi, gli animali e la gente, gli attrezzi da lavoro e domestici…”
Seguiranno tante altre realizzazioni. Architetture studiate come scrigni di luce, dove le vetrate giocano un ruolo fondamentale. Nel 1982 a Pavia è completata la piccola chiesa del Santo Spirito, e a Genova sono consacrate la chiesa del Tabernacolo e la parrocchiale di Nostra Signora della Divina Provvidenza. Nel 1985 per la cappella feriale nel coro del Duomo di Milano, p. Costantino realizza l’altare, il tabernacolo, l’ambone e la croce in bronzo.
Nel 1987 comincia a studiare, su incarico del Vicariato di Roma, come progettare il nuovo Santuario Madonna del Divino Amore, che sarà realizzato a fine anni ‘90 in vista del Grande Giubileo del 2000.Tale Santuario si inserisce come una zolla di luce nel leggero pendio del prato fuori dalla città, così da non incidere con la sua presenza nel panorama, che resta dominato dall’antico edificio ecclesiastico: una presenza familiare per i romani che sogliono recarsi nel luogo nei giorni di festa.
Ma la grande aula liturgica è totalmente caratterizzata dalla vetrata che insiste, anche qui, sui toni azzurri e sulle scritte bianche che inneggiano a Maria. Mentre campeggia su un lato la figura che è intanto diventata emblematica delle vetrate di p. Costantino: il sole, “amore creante”, che canta il messaggio di speranza attraverso la forza del colore.
Ma sono tante le chiese di p. Costantino Ruggeri e dell’Arch. Luigi Leoni. Nel 1988 si costruisce a Cossato (Biella) la chiesa di Gesù Nostra Speranza e si completa a Tortona la chiesa del Sacro Cuore.
Nel 1989 si ristruttura il “Deserto” di Varazze, un convento carmelitano del ‘600, e si comincia la costruzione del monastero delle Suore Carmelitane di clausura a La Spezia.
Nel 1990 a Genova Nervi si progetta la chiesa di San Giuseppe e Padre Santo e a Rho (Milano) si completa la chiesa di San Paolo.
Nel 1991 a Matera si completa la chiesa di San Giuseppe artigiano. Lo stesso anno si consacra l’adeguamento liturgico del Santuario della Madonna del Sangue di Re, che include nuove vetrate dedicate alla Vergine, e a Roma si realizzano i nuovi luoghi liturgici (altare, ambone, vasca battesimale, sede del presidente) per la chiesa San Giovanni Bosco. Nel 1992 a Bergamo si consacra l’altare della cappella del Seminario minore. A Roma nel 1993 si costruisce la chiesa di San Bernardo di Chiaravalle a Centocelle.Nel 1995 con l’Arch. Cosimo Altomare, p. Costantino progetta a Potenza la chiesa del Beato Bonaventura da Potenza e la chiesa della Sacra Famiglia e l’anno successivo si consacrano altre due chiese: San Giovanni Battista a Ferrandina e Santa Teresina a Stigliano (Matera). Nel 1998 si inaugurano, a Yamaguchi (Giappone) la chiesa di San Francesco Saverio e a Ivrea la chiesa di San Giovanni Battista, entrambe progettate con Luigi Leoni. Nei primi anni 2000, tra gli ultimi progetti compiuti assieme da p. Costantino Ruggeri e Luigi Leoni vi sono il restauro del Santuario della Madonna della Grotta del Latte a Betlemme con l’aggiunta della nuova cappella Theotokos (in collaborazione anche con l’Arch. Chiara Rovati), e la chiesa di San Maurizio Martire ad Acilia (Roma). La cappella dei SS. Gioacchino e Anna nella Casa per Anziani Del Barba Maselli Dandolo di Adro, con Luigi Leoni, l’Ing. Ivan Capoferri (che ha seguito come strutturista diverse altre opere di p. Costantino) e con l’Arch. Chiara Rovati, e l’adeguamento liturgico della Cappella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, con Luigi Leoni, Chiara Rovati e l’Arch. Andrea Vaccari, si concludono come opere postume.
Il 24 giugno 2007 ad Adro, si inaugura l’ultima opera artistica di p. Costantino: un busto di donna, “Il volto della Franciacorta” (altezza m 4,50) in marmo di Carrara e decorato con tessere musive colorate. Il frate artista si spegnerà il giorno successivo.
La sua eredità è tenuta viva dalla Fondazione Frate Sole. La sua opera progettuale e artistica è continuata dall’Arch. Luigi Leoni.

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