FARE

Open Space una scelta di vita

Nel centro di Milano

Servizio di: Maria Galati
Foto: Athos Lecce

Il gusto eclettico del padrone di casa ha fatto sì che l’antico, il moderno e l’etnico dessero vita a uno spazio pirotecnico
in continua evoluzione.

Durante il periodo post bellico il centro di Milano ospitava i più svariati tipi di insediamento: dalle residenze di lusso agli edifici con destinazione terziaria. La zona Garibaldi, dove si colloca il nostro open space, vide fiorire numerosi magazzini adibiti al commercio, un tipo di edilizia povera che si manifesta sia nei materiali utilizzati sia nella forma. E’ in uno di questi magazzini che gli architetti milanesi Federico Colombo e Simone Ferrari sono intervenuti per dare nuova veste a un vecchio deposito per il commercio di vini.
D’altra parte il committente, persona dal gusto sicuro, ha messo del suo nella scelta dei colori, dell’arredo e dei materiali. Punto di partenza è stata la volontà di non dimenticare un pezzo di storia, di passato urbano. Quindi non si è proceduto a quella che sarebbe stata la soluzione più ovvia e anche più semplice, demolire per poi ricostruire, ma si è preferito mantenere la struttura esistente rinforzandola con nuovi manufatti in cemento armato e fibre di carbonio, utilizzando calcestruzzi speciali per consolidarne la tenuta.

La scelta del loft è dettata dallo stile di vita del padrone di casa, un giovane manager che per propria inclinazione e per il lavoro che svolge ama ricevere e incontrare molti amici. Preferendo di conseguenza i grandi spazi aperti agli ambienti chiusi, con il suo gusto eclettico ha mescolato l’antico, il moderno e l’etnico dando vita a uno spazio pieno di luce e di calore, che lo allontana molto dal concetto di loft che hanno gli americani quando vi realizzano uno spazio prevalentemente asettico. Lo si potrebbe invece definire uno spazio pirotecnico in continua evoluzione, dove ogni giorno fanno capolino nuovi elementi di arredo e nuovi quadri mentre altri ne scompaiono. Alcuni pezzi si allontanano molto dalla loro funzione originale, come il bellissimo tavolino nel soggiorno che non nasce come tale ma come sella di elefante.

La casa ha due facce, una diurna e una notturna, ben distinte ma non separate, perché fra loro esiste, quasi subliminale, una liaison: la scala. E’ attorno alla sua forma elicoidale, la cui plasticità viene accentuata dal colore, che ruota tutto il progetto. Essa ha due funzioni di vitale importanza per lo spazio che la circonda: di far penetrare luce attraverso il gazebo in acciaio e vetro che collega il soggiorno al terrazzo sovrastante, e di collegare i tre livelli, quello diurno, quello notturno e il grande terrazzo. Per i pavimenti e le pareti si sono preferiti colori chiari e neutri sia per sottolineare la grandezza dell’ambiente, tipica della tipologia industriale, sia per far meglio risaltare l’arredo dove prevalgono l’arancio, il rosso e il blu. Nella zona giorno, l’originario volume in mattoni a vista dà una piacevole suggestione del passato, mentre le tubazioni in acciaio del sistema di condizionamento estivo ad aria rimandano al vecchio impianto industriale.

Tutto è altamente tecnologico e nulla è lasciato al caso. I progettisti, per assicurare alti livelli di comfort termico nelle ampie volumetrie, hanno previsto un sistema di riscaldamento radiante a pavimento di ultima generazione. L’impianto elettrico, gestito da un sistema domotico, consente di configurare diversi scenari illuminotecnici. La diffusione audio-video copre la totalità degli ambienti, incluso il grande terrazzo. Lì è possibile trascorrere una piacevole serata
sorseggiando un drink o anche, perché no, tuffandosi e nuotando nella piccola piscina riscaldata.

 

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