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Nella catechesi all’aperto, il senso dell’ascesa

L’ideazione della Via Crucis del Monte Tabor di Melfi, fortemente voluta da questa Diocesi, va oltre il senso tradizionalmente attribuito a questa antichissima espressione della pietà popolare, cioè ripercorrere gli ultimi momenti della passione di Gesù, ed accompagnarlo, con l’adesione della fede, fino alla morte, per risorgere assieme a Lui nella vita nuova
della Grazia. Incastonata in una splendida cornice urbana e naturale, lungo le morbide pendici della collina dei Cappuccini, è stata concepita come un itinerario di catechesi all’aperto, ovvero come la raffigurazione, attraverso immagini usuali e simboli specifici,
S.E. Mons. Gianfranco Todisco

di quella umanità che non si lascia abbattere dalle prove e dalle difficoltà della vita, ma che è pronta a riporre la propria fiducia in Cristo risorto, unica speranza di salvezza eterna. Anche il luogo scelto per la collocazione delle quindici stazioni, mentre infonde nel credente che le percorre la commozione che scaturisce al cospetto della sofferenza del Cristo, al comune osservatore offre, tra gli scorci panoramici, non solo la bellezza delle opere realizzate, ma anche il senso profondo dell’ascesi individuale dell’uomo, proteso alla ricerca della manifestazione più alta e visibile dell’amore di Dio, che permise il sacrificio della croce del suo Figlio unigenito, “perché noi avessimo la vita per mezzo Lui” (1 Gv. 4,9). Per tal motivo, nessun particolare dell’Opera è stato lasciato al caso: immagini, simboli, pietre, illuminazione, tutto è stato concepito per fare in modo che chiunque intraprenda questo cammino, quando giunge al termine, conservi impressa nel proprio spirito una sensazione indefinibile di fede, di gioia e di speranza.

Mons. Gianfranco Todisco
Vescovo della Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa

 

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