PENSARE

COL SACRAMENTO AL CENTRO

Un racconto diacronico inverso, porta dal momento della proclamazione della santità alle origini della missione della fondatrice delle Suore Sacramentine. L’esposizione si snoda attorno alla chiesa che la santa stessa volle costruire.

I luoghi della memoria sono carichi di una propria sacralità: sono luoghi dove la vita, ancor più se di una santa, oltre che ricordata, è celebrata attraverso scritti, oggetti, studi, testimonianze anche di altri che hanno attinto linfa vitale dal suo esempio.
Il Museo di Santa Geltrude Comensoli a Bergamo è anche l’occasione per raccontare la storia dell’Istituto delle Suore Sacramentine, dalla fondazione alla canonizzazione della sua fondatrice.
Pensato come un percorso storico a rovescio, dai giorni nostri al progetto della chiesa dell’Adorazione, il Museo si articola in 7 sale tematiche, ognuna con una propria atmosfera determinata dalle luci, dal colore. E proprio la chiesa, voluta da Geltrude Comensoli, è il collante attorno al quale l’esposizione si concatena.
Spiragli di vedute sull’altare della chiesa sono il continuo rimando al filo conduttore del Museo, ovvero a quello che è il vero fondamento dell’Ordine delle Suore Sacramentine: il culto del Santissimo Sacramento.“Nel mio incarico – riferisce il progettista, Edoardo Milesi – non era prevista la riprogettazione della mensa nella chiesa dell’Adorazione. Ho illustrato le linee guida e gli intenti del progetto museale alla Madre Generale e a suor Tiziana, palesando quello che è il mio principale intento nel mio lavoro di architetto e cioè riuscire, attraverso i miei progetti, a creare le condizioni e le occasioni perché le cose accadano e le idee  prendano forma.
L’architettura sacra partecipa in modo determinante alla trasformazione, alla catarsi, alla liturgia e al rito che come presupposto hanno l’ascesi attraverso il visibile. Il corpo è immerso nello spazio fisico che lo influenza fortemente.
Così quando mi viene richiesto un arredo (altare e ambone) che tenga in maggiore conto quello che le sorelle Sacramentine fanno e pensano nella loro chiesa, propongo una mensa per quel luogo, per quella chiesa che vivono come una casa.
Reinterpretandone i materiali, le proporzioni, i colori, voglio caricare di significato l’arredo liturgico anche attraverso il lavoro degli artigiani.
Sono convinto che l’energia che gli oggetti possiedono viene comunicata attraverso il progetto, ma anche attraverso il lavoro di chi costruisce.Geltrude Comensoli nasce a Bienno (Brescia) il 18 gennaio 1847 e muore a Bergamo il 18 febbraio 1903. L’iter per il riconoscimento della santità di M. Geltrude iniziò venticinque anni dopo la sua morte.
Nel 1928 si apre il Processo per la sua beatificazione.
Nel 1961, Giovanni XXIII la dichiara Venerabile, riconoscendo l’eroicità delle sue virtù.
Il 1° ottobre 1989, Giovanni Paolo II la proclama Beata a seguito del riconoscimento di un miracolo avvenuto in Brasile.
Il 26 aprile 2009, Benedetto XVI la proclama santa. Il miracolo che porta alla sua canonizzazione avvenne nell’ottobre del 2001.
Geltrude Comensoli aveva un unico ideale: “Amare Gesù e farlo amare da tutti”.Progetto: Arch. Edoardo Milesi
Collaboratori: Alessandra Francesca Ferrari, Marco Percassi, Paolo Abbadini, Michele Zambetti, Elena Cattaneo (per Archos) con Sebastiano Moioli, Daria Zucchelli, Giampaolo Pievani, Giuseppe Salvi
Contenuti video: Fabio Sonzogni, Michele Milesi, Valerio Coccoli
Contenuti interattivi/multimediali: Cristian Carrara
Fotografie: Michele Milesi

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