PENSARE

UNA MOSTRA PER LA MADONNINA

Simbolo e protettrice del capoluogo lombardo, la statua dorata fu collocata nel 1774 e subito divenne centro focale della città. Ora si prepara anche il suo restauro, nell’ambito degli interventi di conservazione in corso sulla cattedrale, ed è un’occasione in più per riavvicinarsi alla più imponente basilica italiana.

Se tutte le strade portano a Roma, a Milano accade invece che tutte le vie seguano un’altra direzione: quella della Madonnina.
Almeno quelle principali che, disposte in modo radiale, collegano il nucleo urbano centrale alla periferia. Su queste vie, dovunque ci si trovi si può inquadrare nel “cannocchiale urbano” delle facciate allineate, proprio la statua d’oro che spicca in fondo alla prospettiva, in cima alla guglia principale del Duomo.
Il diminutivo “madonnina” esprime l’affetto dei milanesi verso la loro protettrice, non un calcolo metrico. Perché la statua, in bronzo dorato, è alta 4,16 metri e pesa oltre 900 chili e sta sulla Guglia maggiore, a quota 108,5 metri: domina la città dove, sino a quando alla fine degli anni ‘50 non fu edificato il grattacielo Pirelli, nulla la sopravanzava in altezza. Da tempo è in corso il restauro della grande guglia, e in tale ambito si interverrà anche sulla Madonnina. Con l’occasione, alla fine del 2011 è stata aperta in Duomo un’esposizione in uno spazio accanto al fonte battesimale, scenograficamente circoscritto da un tendaggio con una disposizione curata dall’Arch. Guido Canali con Gianfranco Zanardi e grafica di Italo Lupi.
“L’esposizione intende riavvicinare alla Madonnina milanesi e visitatori – ha osservato il
Presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, Prof. Angelo Caloia – perché questa è segno indelebile della città. Ci vorranno ancora due anni per completare il restauro, ora si sta lavorando alle quote 80 e 95 metri”. Di “riscoperta” ha parlato anche Mons. Luigi Manganini, Arciprete del Duomo di Milano: “Nella grande guglia si riassume il desiderio e la volontà di tutto un popolo che oggi è chiamato a riscoprire la sua storia” il cui intreccio verticale e orizzontale si riassume nella Cattedrale.
Nella “camera delle meraviglie” allestita in Duomo si può ammirare tra l’altro il busto originario in noce, intagliato nel 1769 da Giuseppe Antignati, unica parte rimasta del modello utilizzato per dare forma alle 33 lamine di rame dorato che compongono la statua; l’intelaiatura interna originale sostituita alla fine degli anni ‘60 da un’identica struttura in acciaio inossidabile su cui sono state rimontate le lastre di rame ricoperte con 6.750 foglie d’oro. L’alabarda in rame sbalzato e dorato, a completamento della statua montata sulla guglia progettata dall’Arch. Francesco Croce. Il senso dell’alabarda è ben più che simbolico: l’asta fu posta come parafulmine. Nel 1967 l’alabarda fu trapassata proprio da un fulmine: i conseguenti sopralluoghi rivelarono le precarie condizioni dell’intelaiatura, portando alla sua sostituzione. Protetta dall’alto, è proprio il caso di dire. Completano la mostra le fotografie di Gabriele Basilico che mostrano il panorama delle guglie e di Milano visto dall’alto del Duomo.L’Ing. Mörlin Visconti spiega…
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