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Mosaici di Ravenna: la distinzione e la composizione

Tratto da:
Chiesa Oggi 47
Architettura e Comunicazione

Museum Genius Loci n°21
Discrezione ed unità

I mosaici di Ravenna
La Scuola Bottega del Mosaico nasce da un’iniziativa del Comune di Ravenna. Si tratta di un’istituzione decisamente originale: pubblica nelle finalità e nella dimensione giuridica, privata nella qualità, nei tempi e modi dell’organizzazione del lavoro.

Da una recente ricerca, sui circa 80 laboratori di mosaico registrati in tutto il mondo su Internet, più del ’90% presentano, all’origine, una qualche esperienza formativa di partenza vissuta a Ravenna, nelle sue scuole e nelle sue botteghe. E’ sostanzialmente questa la ragione vera dell’indiscusso primato di Ravenna sul mosaico. Accanto, infatti, ad un patrimonio musivo d’ineguagliabile valore per la storia dell’arte, Ravenna custodisce, altrettanto gelosamente, anche le tecniche, le competenze e i saperi necessari per la produzione del mosaico. Quest’antica arte, meticolosamente ricostituita a Ravenna a partire dalle prime campagne di restauro nell’800, si è affermata poi nel corso del ‘900 interessando il genio e la creatività di numerosi architetti ed artisti occidentali, consolidando così un’eccellenza ineguagliabile. Il merito di questa eccellenza, rispetto ad altri centri del mosaico (Firenze, Roma, Venezia, Palermo, Spilimbergo, S.Pietroburgo, Parigi..) o più recentemente, rispetto al mosaico cosiddetto industriale, è sicuramente da ricercarsi nella rigorosa conservazione delle antiche metodologie produttive (essenzialmente taglio manuale delle tessere e metodo diretto di esecuzione) che, se da un lato comportano una realizzazione più lenta e perciò più costosa, dall’altro sono le uniche a rispettare la specificità di questo linguaggio e a garantire risultati estetici e formali di grande valore. In effetti, soltanto quello che universalmente viene definito “metodo ravennate” smantella l’equivoco secolare della subalternità del mosaico alla pittura sinteticamente espresso dalla celebre definizione di Domenico Ghirlandaio del “mosaico come vera pittura per l’eternità”. Come se l’unica peculiarità del mosaico fosse la durata!

Il volto di Alessandro, particolare del mosaico “Battaglia di Alessandro”, dalla Villa del Fauno a Pompei, custodito al Museo Nazionale di Napoli.

“L’unicorno” dalla chiesa di San Giovanni Evangelista di Ravenna, XIII sec. (Nella simbologia cristana medievale l’unicorno è simbolo di purezza, forza e del sacrificio stesso di Gesù).

Più di mille anni prima, nel 386, S. Agostino nel dialogo filosofico De Ordine utilizzava, invece, i veri principi costitutivi del mosaico per osservare come sia possibile constatare la distinzione delle parti (distintio) e allo stesso tempo la loro unità (compositio): “Se un uomo avesse una vista così miope che, su un pavimento composto da cubi piccolissimi, la sua vista non fosse abbastanza acuta da andar oltre la larghezza di un solo cubo, accuserebbe l’artigiano di ignorare la tecnica di composizione dei cubi e di strutturazione di questi in un insieme organico, poiché crederebbe di trovarsi di fronte ad una mescolanza di pietre prive di ordine : questo perché egli non riuscirebbe a discernere ed a cogliere con la medesima operazione, in uno sguardo, i diversi pannelli che si accordano per formare un’unica, bella immagine.” Il testo di Agostino entra, dunque, nel vivo del problema che riguarda appunto la specificità del mosaico e il mirabile rapporto che nel mosaico si realizza fra la coerenza organica dell’insieme della forma visiva e la discontinuità delle sue componenti (le tessere) e dei suoi materiali. Ebbene, anziché tentare di ridurre nel mosaico l’eterogeneità dei materiali (dimensione e forma delle tessere, interstizi, salti cromatici e materici), anziché annullare queste differenze con la pittura, la scuola ravennate tende ad accentuarle e a metterle in risalto. Nel V e nel VI sec., alla nascita dell’iconografia cristiana, questa discontinuità e discrezione della raffigurazione musiva e questo allontanamento dalla pittura, e conseguentemente dalla verosimiglianza, dal realismo, dalla simulazione o illusionismo della terza dimensione) non sono più da tempo ritenute casuali, ma del tutto coerenti con la nuova teologia cristiana che tendeva a costruire appunto una propria arte orientata al simbolismo, alla concettualità, alla rappresentazione, cioè, più del pensiero e della parola che della realtà esteriore. Gli stessi motivi che inducevano il Cristianesimo delle origini a privilegiare il mosaico nella sua autonomia rispetto alla pittura e alla scultura, li ritroviamo poi a fondamento della rinascita del mosaico in epoca moderna, con la rivoluzione divisionista, impressionista e con le avanguardie moderne. Un altro elemento importante del mosaico valorizzato pienamente dal Cristianesimo e riscoperto nella modernità è la sua funzione architettonica, la maggiore interdipendenza con l’architettura rispetto alla classicità. Nato come tappeto di pietra nella remota antichità medio-orientale, il mosaico si afferma in epoca ellenistico-romana nella pavimentazione di ville e luoghi di culto in tutto il Mediterraneo. Ma è con il Cristianesimo, che l’integrazione con gli spazi e i volumi delle architetture interne si completa inondando volte, soffitti, absidi e colonne. Infine, con la modernità, il destino del mosaico si allarga ancora di più agli spazi architettonici ed urbani pubblici e privati, solenni e quotidiani come terme, stazioni, teatri, pubblici esercizi, sale d’aspetto, piscine, facciate, marciapiedi e piazze. Per sostenere questa funzione moderna del mosaico e il ruolo di Ravenna nel mercato contemporaneo, si è costituita una struttura produttiva decisamente originale e forse unica, in quanto pubblica e privata allo stesso tempo: pubblica nelle finalità (promuovere il mosaico e l’occupazione in questo settore), pubblica nella dimensione giuridica, privata nella qualità, nei tempi e nei modi dell’organizzazione tecnica del lavoro, integrata dalle competenze necessarie di marketing e di comunicazione. Struttura intermedia fra i percorsi formativi tradizionali e il mondo del lavoro, la Scuola Bottega, fortemente voluta dall’amministrazione comunale di Ravenna e sostenuta da uno staff di valenti mosaicisti, assieme ai giovani in uscita dalle locali scuole di mosaico, punta alla costruzione di una solida nicchia di mercato per il mosaico artistico di tradizione e dopo pochI mesi di vita, in un clima che ricorda lo spirito delle botteghe rinascimentali, ha già realizzato importanti interventi a Beirut, Mykonos, Pompei e Ravenna.
Dr. Saturno Carnoli
ncarnoli@libero.it

La fontana “Ardea Purpurea” a Beirut (Libano), su progetto di Marco Bravura e particolari della stessa.
La scuola bottega di Ravenna

LA SCUOLA BOTTEGA DEL MOSAICO DI RAVENNA
La Scuola Bottega del Mosaico di Ravenna promuove, produce e insegna mosaico. A questo fine organizza mostre di mosaici antichi e moderni, ricerca progettisti e committenti per realizzazioni musive di qualità e organizza corsi di mosaico settimanali ed annuali. Per informazioni: Via Parini 48,48010 Lido Adriano, Ravenna. Tel. 0544 494086, 0333 6833541.

COS’È IL MOSAICO?
“Un’immagine o un qualsiasi disegno coerente in cui ogni elemento figurativo, geometrico o anche informale, è composto di frammenti di pietra, vetro, smalti, ceramica o altri materiali, anche misti e di forme regolari o irregolari ma comunque di per sé anonimi, fissati per mezzo di una malta o altro legante, per rivestire interamente o parzialmente una superficie piana o curva, anche una forma tridimensionale e normalmente inserito in un contesto architettonico di cui dovrebbe essere una parte integrante.” Peter Fischer

METODO DIRETTO E METODO DIRETTO SU BASE PROVVISORIA
Il metodo diretto è il metodo più naturale e storicamente più corretto per fare mosaico. L’artista realizza il mosaico direttamente nella sede prefissata (parietale o pavimentale) e quindi il lavoro procede con immediate verifiche nella giusta luce e nella giusta distanza da cui verrà percepito dall’osservatore. Secondo questo procedimento le tessere sono collocate sapientemente una accanto all’altra con inclinazioni diverse, in modo da accentuare la discontinuità della rappresentazione e renderla viva e vibrante di luce e colori. E’ metodo diretto anche quando la composizione viene fatta a cavalletto su lastre, sezioni o pannelli che poi verranno successivamente agganciate e fissate nella struttura cui sono destinate. ll metodo diretto su base provvisoria è una variante della scuola ravennate ancora più raffinato: il mosaicista compone il mosaico su un letto provvisorio di calce e quindi può rivedere e correggere il proprio lavoro. Ultimata la composizione il mosaico viene strappato dopo l’applicazione di tele incollate al mosaico che mantengono le tessere nella posizione voluta. Ripulito il retro del mosaico dai residui di calce, il lavoro può essere collocato con cemento o altro legante nella sede definitiva e ripulito in superficie dalle tele di strappo.

 

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