FARE

Modi di vivere… ieri

Romano Bracalini Milano, pianta della città, 1890
Dal periodico Stampe d’epoca,
Di Baio Editore

La storia è come una grande rappresentazione teatrale in cui sul proscenio si esibiscono i grandi protagonisti: i re, i principi, i condottieri. La gente comune, le vicende d’ogni giorno, restano sullo sfondo. Solitamente gli storici non se ne occupano. E’ una grande mancanza che nuoce alla conoscenza di noi stessi e del nostro passato. E’ con l’occhio rivolto a questa realtà storica trascurata che Romano Bracalini, giornalista e scrittore, noto al grande pubblico della TV per la sua seguitissima rubrica di storia milanese e lombarda (lui d’origine toscana), s’è come calato nell’Italia preunitaria di oltre un secolo e mezzo fa per raccontarne in forma di reportage giornalistico, e con stile brioso e pungente, gli aspetti più curiosi e inediti di vita quotidiana. Da questo viaggio agli albori dell’Italia moderna è nato un libro singolare e prezioso per la messe di notizie, curiosità, aneddoti, "L’Italia prima dell’Unità (1815 – 1860)", appena pubblicato dalla Rizzoli nella prestigiosa collana della BUR Vite quotidiane. Lo abbiamo intervistato.
Come si viveva in quel tempo com’era l’Italia di allora?
Di sicuro si viveva con meno affanno, si viaggiava poco essendo poco agevole e carissimo e pochi se lo potevano permettere, tranne i viaggiatori di professione, i letterati e i poeti. L’Italia era divisa in sette Stati. Per viaggiare da una città all’altra, anche all’interno del proprio Stato, occorreva il passaporto. Per andare da Milano a Rimini, nello Stato Pontificio, bisognava attraversare sette dogane e spiegare il motivo del viaggio. Per andare da Milano a Torino, bisogna passare per Genova, perché non c’erano linee ferroviare dirette.
Quando parliamo del passato pensiamo al pericolo delle malattie endemiche, alle epidemie che falcidiavano la popolazione. Quali erano le condizioni sanitarie e igieniche dell’epoca?
La medicina era rimasta alle pratiche del medioevo. Gli strumenti chirurgici erano strumenti di tortura. La vita media era di 33 anni. E questo dato è in rapporto diretto con l’altissimo tasso di mortalità infantile. Su cento bambini 40 morivano entro i primi sei mesi divita, e 30 entro i primi quindici anni. Le madri morivano di febbri puerperali. Lo scarso concetto di igiene era un altro fattore di mortalità. Mortalità che fu drasticamente ridotta quando venne scoperto il vaccino e la gente cominciò a lavarsi di più curando l’igiene e la pulizia personale.
Come era Milano a quel tempo?
Una città piccola, di appena centocinquantamila abitanti, chiusa nella cerchia dei Navigli, col centro storico d’impronta medioevale. Una città ricca, brillante, tra le più eleganti d’Europa, piena di salotti e di teatri. Steandhal ne era affascinato e riconosceva che il regime austriaco non doveva essere così oppressivo come pretendeva la propaganda. La censura era più blanda che a Torino, non parliamo di Roma e Napoli. Si stampavano più giornali e più libri che in ogni altro Stato della penisola. Massimo D’Azeglio, torinese, diceva che quando voleva “tirare il fiato” doveva venire a Milano, dove tra l’altro stampava i suoi libri. A Torino la censura sabauda non glielo avrebbe permesso.
Com’era la casa borghese?
Il concetto borghese di casa moderna, come la conosciamo oggi, comincia ad affermarsi nella prima metà dell’Ottocento. Prima la casa, come nel Medioevo, non aveva locali separati, si viveva in promiscuità, solo le case nobili o altoborghesi possedevano una cisterna con l’acqua potabile. Ma i locali erano freddi, pochi caminetti che non diffondevano il calore: è per questo che ci si lavava poco, e si adoperavano profumi forti per neutralizzare gli effluvi poco gradevoli. Quell’Italia ci appare lontana, quasi remota. Ma non tutto era da buttar via; e magari avessimo conservato le cose migliori. Lo stile di gentilezza e la civiltà del vivere, che oggi abbiamo perduto, incantavano i viaggiatori stranieri.

History is like a big play put on stage by big protagonists: kings, princes, leaders. Common people and everyday events are in the background. Normally, historian don’t deal with them. This is a serious fault that affects the knowledge of ourselves and our past. With an eye to this neglected historical truth, Romano Bracalini, a journalist and writer, well-known to the TV audience for his popular feature on the history of Milan and Lombardy (though his origins are from Tuscany), he dipped into preunity Italy of over one and a half century ago to make a reportage, with a lively and biting style, of the most peculiar and unknown sides of everyday life. This journey at the dawn of modern Italy has resulted into a peculiar and precious book, packed with information, curiosities and anecdotes, “L’Italia prima dell’Unità (1815 – 1860)”, recently published by Rizzoli within the renowned collection BUR Vite quotidiane. We have interviewed the author.
How did people live then, what was Italy like?
Certainly, life was less distressing, people traveled little as it was uncomfortable and expensive, only a few could afford it besides professional travelers, scholars and poets. Italy was divided into seven States. To move from one town to another, even within the same state, you needed a passport. To go from Milan to Rimini, which was in the Papal State, you had to go through seven Customs and explain the reasons of your journey. To go from Milan to Turin, you had to go through Genoa, as there were no direct railway.
When we talk about the past, we think of the danger of endemic diseases, of epidemics that killed people. How were the sanitary and hygienic conditions at that time?
Medicine was still based on Medieval practices. Surgical instruments were torture instruments. Life expectancy was 33 years. And this figure was directly related to a high rate of infant mortality. Out of 100 children, 40 died within six months from birth, and 30 within 15 years. Mothers died of puerperal fever. Poor hygiene was another cause of decease. Mortality was dramatically reduced with the introduction of vaccines and when people began to wash and take care of personal hygiene and cleaning.
How was Milan at that time?
A small town, with 150,000 inhabitants, enclosed by channels, with a Medieval town center. A rich and brilliant town, one of the most elegant in Europe, full of salons and theaters. Stendhal was fascinated and maintained that the Austrian rulers did not have to be so oppressive like propaganda demanded. Censorship was weaker than in Turin, not to mention Rome or Naples. More newspapers and books were printed than in any other State of the peninsula. Massimo D’Azeglio, from Turin, said that, when he wanted to “take a deep breath”, he went to Milan, where he had his books printed. In Turin, the Savoy’s censorship would not allow him to.
How were middle-class houses?
The middle-class concept of modern house, as we know it today, emerged in the first half of the 19th century. Until then, like in the Middle Ages, houses had no separate rooms, life was promiscuous, and only noble or high-class families had a reservoir with drinking water. But the rooms were cold, with few fireplaces that gave little heat: that’s why people washed rarely and strong perfumes were used to mask unpleasant smells. That Italy seems far away. But it was not all that bad: and we wish we would have preserved the best things from those times. Politeness and civility, which have gone lost, fascinated foreign travelers.
Romano Bracalini

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