FARE

Minimalismo alla luce del sole nei dintorni di Madrid

La casa dalle superfici in travertino chiaro genera un continuo scambio visivo col panorama e col giardino

C’è qualcosa di hollywoodiano in questa casa progettata da “A-cero” e costruita là dove il piano della “meseta” si movimenta nei rilievi della sierra. Una trave in ferro che si diparte dalla facciata verso la piscina e s’inoltra nel prato è l’elemento che salta immediatamente all’occhio: tanto è insolito che diventa momento caratterizzante dell’insieme. Sorprende per la sua lunghezza, e genera interrogativi: a che cosa servirà?
Qui il discorso necessariamente si inoltra su temi fondamentali che attengono all’architettura e all’arte.Nel campo dell’estetica – l’emozione, il gusto per le proporzioni, l’impatto immediato che la forma genera su chi osserva – il tema dell’utilità passa in secondo piano. Primario è quel che permette a chi contempla di restare stupito, e di trovare nell’oggetto una ragione di piacere. La lunga trave metallica è un gesto dinamico fondamentale che riconcilia le diverse dimensioni della casa: quella architettonica con quella artistica, quella dello stare con quella del muoversi.

Una casa fatta per vivere all’aria aperta, con una comunicazione totale con l’intorno. L’asse nord-sud che impernia il progetto è rappresentato visivamente dalla trave che supera lo spazio aperto del prato. Il disegno minimalista si articola in scarti e aperture che rendono trasparente la struttura rivestita in travertino chiaro. Sul lato sud la casa presenta non solo ampie finestre, ma loggiati a diverse quote, in una incalzante  mediazione continua tra interni ed esterni.L’interno con l’esterno. In realtà la totalità del progetto ruota attorno alla mutua compenetrazione tra questi differenti spazi: il “limite” si dissolve in una transizione  continua, in una fluidità di luce che attraversa ampie vetrate dissolvendo il “dentro” nel “fuori”, il “fuori” nel “dentro”.

L’ala occidentale del salone, oltre il cilindro che separa in due zone.
Le presenze artistiche animano di colore le superfici. I modelli ispiratori sono quelli dei movimenti artistici tipicizzati da personaggi come Frank Stella, Donald Judd, Sol Lewitt o Richard Serra.La lunga trave proietta la casa oltre la piscina, verso uno scultoreo nodo in acciaio corten che sembra infiocchettare il paesaggio come un regalo esclusivo per gli abitanti dell’edificio. I bianchi muri non sono confini invalicabili, ma generatori di ombra a vantaggio di chi ama il sole splendente sui prati. La forma dell’edificio si articola in aggetti che disegnano spazi coperti, ambienti del belvedere.Nato a Barcellona da genitori galiziani e cresciuto a Madrid, Joaquín Torres (a destra nell’immagine) fonda lo studio A-cero a La Coruña nel 1996, dopo essersi brillantemente laureato in architettura in quella città. Da allora collabora con l’architetto Rafael Llamazares (a sinistra nell’immagine), socio dello studio. L’impostazione di fondo che ispira lo Studio si fonda sul rapporto tra architettura e scultura. Dopo aver svolto diversi progetti di interni per passare poi al paesaggio e a edifici sempre più impegnativi. Recentemente ha vinto il concorso per lo sviluppo di un complesso di 500 mila mq in  Dubai e sta realizzando opere in Brasile, Russia, Vietnam.La successione di “prismi” emergenti dalla facciata.
Il secondo da sinistra è quello relativo alla camera mostrata nella fotografia, mentre nell’immagine in basso è raffigurato l’interno del prisma angolare. Le vetrate tridimensionali entrano nello spazio esterno e lo introiettano.

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