FARE PENSARE

Milano

In viaggio per studiare le chiese contemporanee europee

“Già andammo in visita a Barcellona dopo la conclusione delle Olimpiadi del ’92: lo scopo era cercare di capire meglio l’opera di Antoni Gaudí”. Mons. Giuseppe Arosio, già responsabile dell’Ufficio Nuove Chiese della Arcidiocesi di Milano, da anni prepara e compie viaggi in diversi Paesi europei, portando con sé un gruppo di progettisti, allo scopo di favorire l’incontro tra le culture e di ampliare gli orizzonti di coloro che in qualche modo, nella loro professione di architetti o ingegneri, hanno avuto a che fare, o possono aver a che fare, con la progettazione o la conservazione delle chiese. Quest’anno il viaggio si è svolto per la seconda volta in Spagna: a Barcellona e Valencia. Il discorso inevitabilmente cade sulla Sagrada Familia.“La costruzione avanza, dicono che sarà completata nel 2020 – puntualizza Mons. Arosio – E’ una grande chiesa. I suoi alti pinnacoli manifestano l’orgoglio della città che in essa si riconosce e in essa trova il proprio simbolo. In origine doveva essere un tempio espiatorio ma poi, quando il progetto, già stilato, passò nelle mani di Gaudí, fu totalmente trasformato in qualcosa al di fuori di ogni schema tradizionale. Il grande architetto catalano vi riversò tutta la sua creatività ispirandosi al mondo della natura. Le sue intuizioni oggi vengono concretizzate, nel prosieguo dei lavori, con l’ausilio del computer.

Mons. Giuseppe Arosio (a destra)
con alcuni dei partecipanti alla
visita delle architetture spagnole.

Mi chiedo se in questo non si introduca anche qualche seppur lieve cambiamento rispetto al programma del maestro: quel che lui risolveva con la genialità, il computer risolve con la rigidità. Una rigidità che si nota nei cementi perfetti nella finitura, ma che perdono qualcosa rispetto alla spontaneità ravvisabile in tutte le creazioni originali di Gaudí”. Insomma, il viaggio a Barcellona è occasione di importanti approfondimenti….“Sono venti anni che organizzo questi viaggi – spiega Mons. Arosio – il cui scopo è educare una comunità di intenti tra gli architetti sensibili al tema della chiesa: è importante vedere le opere, entrarci dentro. Non semplicemente osservarne le foto: l’architettura è tridimensionale e lo spazio va visitato. A differenza del primo viaggio, questa volta abbiamo osservato la città nel suo complesso, non solo le opere di Gaudí. Oggi si parla molto della nuova torre progettata da Jean Nouvel: anch’essa alta, imponente.A ben pensarci, sembra quasi una sfida profana al grande impulso ascensionale della Sagrada Familia”. Che differenza riscontra tra i primi viaggi compiuti e questi più recenti? “Cominciammo questi viaggi quando l’interesse per l’architettura sacra stava risvegliandosi. L’obiettivo allora era far capire che anche la costruzione della chiesa è un fatto culturale, non solo liturgico. E negli altri Paesi, come in Germania, Svizzera o Finlandia, trovavamo un diffuso interesse e una particolare sensibilità per l’architettura della chiesa contemporanea. E’ importante sviluppare questa sensibilità, altrimenti si corre il rischio di rinchiudersi nel pregiudizio”.

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