ARCHITETTURA PENSARE

Maurizio Morandi


Questo breve testo restituisce i presupposti e i primi risultati di un lavoro di progettazione che stiamo svolgendo nel Laboratorio di Urbanistica della Facoltà di Architettura di Firenze.
Il territorio sul quale lavoriamo è quella piana compresa tra Firenze e Prato dove si è sviluppato un insediamento diffuso caratterizzato da strutture produttive, piccoli servizi a scala locale, residenza, spazi aperti. È una versione di quell’insediamento felicemente definito fin dagli anni ’80 da Francesco Indovina come ‘città diffusa’ e che ritroviamo
ormai in molti territori italiani ed europei.
Su questo insediamento disperso, privo di connotazioni urbane, si sono inserite negli ultimi anni alcune strutture commerciali a scala territoriale: gli ipermercati.
Alla base del nostro lavoro, che è fatto di ricerche sul territorio e di sperimentazioni progettuali condotte nel laboratorio e nelle tesi di laurea, vi è la convinzione che i centri commerciali possono svolgere un ruolo importante nella configurazione urbana di questi ambienti insediativi.
Pur conoscendone i limiti riteniamo che i centri commerciali, con opportuni accorgimenti nella loro configurazione e nella progettazione del territorio che li circonda, possono contribuire alla organizzazione delle centralità nel sistema urbano della città della dispersione (Acher) o nell’arcipelago metropolitano (Indovina), notoriamente privo di polarità e di gerarchie territoriali.

Localizzazione dei centri commerciali

Una visione propositiva dei centri commerciali nella costruzione della città contemporanea è tanto più necessaria se si tiene conto che i centri commerciali anche in Italia sono destinati ad aumentare, ad integrarsi con altre attività di servizio (uffici postali, agenzie, studi medici …) e a localizzarsi nelle aree periurbane sempre più vicino alla città. Questa tendenza alla integrazione dei centri commerciali con il territorio circostante è già in atto da tempo negli Stati Uniti dove sono andate in crisi le unità commerciali monofunzionali lontane dagli insediamenti.
La collocazione dei centri commerciali nel territorio preso in considerazione può essere affrontata in quest’ottica soprattutto se si tiene presente che l’insediamento che si sta configurando è già un insediamento complesso formato dalla città diffusa (la gelatina periferica) e dalla città infinita(Bonomi) costituita da una rete di polarità relazionate
ad una scala territoriale più ampia: i centri commerciali dotati di alcuni servizi, ma anche polarità territoriali per il tempo libero (cinema multisala, discoteche, centri sportivi) e polarità urbane espulse dai grandi centri.
Attualmente però questi due insediamenti, caratterizzati da scale diverse di fruizione, non interagiscono fra di loro. Pensiamo che la trasformazione di questo doppio sistema insediativo in un sistema urbano continuo e dotato di centralità, possa avvenire facendo interagire le due scale presenti – locale e territoriale – in modo che le polarità della
‘città infinita’ conferiscano gerarchia alla ‘città diffusa’ e contemporaneamente entrino a far parte di un sistema di flussi capace di riconnettere ogni luogo ad altri luoghi. Solo così i centri commerciali e le altre polarità territoriali possono configurarsi come nuove centralità.

Parcheggio
Parco pubblico

Occorre infatti considerare che la centralità contemporanea consiste sempre più in un sistema diffuso di centralità più o meno parziali, determinato dalle pratiche d’uso degli abitanti: è l’uso che viene fatto del territorio urbanizzato che attiva quel sistema di prossimità capace di riconnettere luoghi che rispondono a diversi gradi di centralità e di modi di vita.
La prossimità attivata dall’uso mette in relazione la centralità territoriale, con la centralità urbana o di quartiere, integra i diversi modi di vita verso la costruzione di un nuovo collettivo contemporaneo, riconnette la vita privata e familiare con quella comunitaria e quindi con quella urbana.
I legami di vicinato, pur permanendo, rimandano alle prossimità successive dei luoghi della mobilità, dello scambio, delle polarità territoriali.
Come il nomadismo non esclude momenti di ancoraggio, così la vita nei flussi della ‘città infinita’ non esclude luoghi dove possano perpetrarsi legami di convivialità.
Una delle ipotesi del nostro lavoro è che in questo territorio i nuclei preesistenti più o meno grandi si sono trasformati o si possono trasformare in microcentralità dotate di un valore identitario e di un valore di prossimità successiva con il resto del territorio. Gli abitanti si riconoscono come abitanti di piccoli nuclei storici – spesso ex borghi intorno ai centri maggiori – ma contemporaneamente impostano la loro vita su un vasto sistema territoriale che comprende Firenze, Prato e Pistoia.

Spazio aperto
Viabilità

Questa ipotesi si integra con la tesi della ricerca che è quella di considerare i centri commerciali potenziali microcentralità dotate fin da ora di una loro identità.
Perché questo avvenga è necessario impostare una serie di interventi che, in seguito alle nostre analisi, possiamo sintetizzare nei seguenti punti:
Integrare i centri con il territorio circostante togliendo l’effetto barriera dato dai parcheggi. Questi, quando non possono più essere interrati, devono prevedere percorsi gradevoli e una fruizione non solo per i clienti dei centri commerciali. Analogamente i parchi che spesso circondano i centri devono configurarsi come elementi di connessione con il resto del territorio.
– Inserire il centro nel sistema dei flussi della città infinita. Il centro, che oggi è una meta, deve diventare un luogo dell’attraversamento. In questo modo si può accettare la parzialità della centralità delle strutture commerciali che vengono così inserite in un sistema di centralità, contigue o non, caratterizzate dalla continuità dei flussi.
– Favorire l’integrazione con altre funzioni di commercio al minuto o strade commerciali o residenza. Questo permette di sviluppare le caratteristiche specifiche del centro e quindi affidare la sua riconoscibilità ad elementi strutturali e non solo architettonici.
A queste indicazioni per una valorizzazione del centro commerciale come microcentralità di un sistema urbano diffuso, si devono aggiungere alcune indicazioni per quanto riguarda la pianificazione e la progettazione del territorio che deve avvenire alla scala di area vasta che prescinde dai confini amministrativi.

Viabilità
Mixitè

– La diffusione dell’attraversamento deve essere la regola principale che organizza questo sistema insediativo: no alle separazioni, sì alle connessioni.
– Fare uscire questi territori dal dominio della percorrenza automobilistica. Questo è possibile solo rispondendo alla richiesta della popolazione di una rete di percorrenze ciclabili, pedonali e di un servizio di trasporto pubblico. Si tratta di favorire lo sviluppo di un sistema integrato dove percorrenze pedonali e ciclabili, locali e territoriali, possano intrecciarsi.
– Accogliere in positivo la struttura frammentata e integrata delle funzioni superando così una organizzazione territoriale basata sullo zoning. È questa la fase progettuale più interessante durante la quale occorre immaginare e inventare spazi che relazionano funzioni molto diverse fra di loro.
– Accogliere la trasformabilità di questi territori come dato strutturale realizzando tipologie idonee alla rapida trasformazione funzionale e spaziale.
– Accettare la presenza degli spazi agricoli e favorirne il loro utilizzo per una particolare agricoltura: la campagna urbana di Pierre Donadieu.
Lo spazio agricolo non deve più essere considerato uno spazio riserva per la crescita dell’edificato, ma deve divenire parte integrante della città-territorio.

Hanno collaborato alla ricerca Francesca Bai, Alberto Birindelli, Eleonora Cappelletti.

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