ARCHITETTURA FARE PENSARE

Materiali naturali

L’inimitabile colore rosso e la resistenza ai secoli e alle intemperie: queste le caratteristiche del “cotto” prodotto all’Impruneta e usato sia nelle produzioni artistico artigianali che industriali.

La maestosità di quella cupola rossa, il rincorrersi geometrico di quei mille e mille embrici suddivisi in otto regolari spicchi da altrettanti costoloni di marmo bianco, sono lì, dal lontano 1434, a dare testimonianza di una delle più antiche e gloriose tradizioni produttive della Toscana. Ma certo, avete già capito tutti, è un indovinello fin troppo
facile: parliamo della Cupola del Duomo di Firenze e di quel connubio unico, di maestria artigiana e di capacità altrettanto unica di sfruttare doni della natura, che da secoli hanno fatto la storia del cotto dell’Impruneta. Tutte cose che Filippo Brunelleschi conosceva bene, sennò chi glielo avrebbe fatto fare di mettersi all’anima mille problemi logistici, strade e mezzi di trasporto compresi, pur di avere per la sua cupola quei mattoni che solo in zona poteva trovare. Del resto un capolavoro è un capolavoro e valeva la pena di soffrire un pò di più, magari venendo spesso
a controllare il lavoro delle fornaci. Perché, nonostante da più parti si sia cercato e si cerchi di imitarlo, non c’è al mondo cotto come quello dell’Impruneta . Palazzi e piazze di Toscana hanno trovato nel cotto imprunetino il loro naturale complemento, quel bel rosso, così unico e deciso, che sembra essere tutt’uno con il paesaggio circostante.
Le colline dell’Impruneta, e di parte del Chianti fiorentino, hanno una struttura geologica composita, al cui interno
figura spesso un complesso caotico di materiali argillosi e limosi.

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Proprio da questa componente argillosa derivano quelle terre tanto adatte alla produzione di manufatti che hanno fatto dell’Impruneta la patria del "cotto". La presenza della materia prima accanto ad una superficie boschiva da cui era possibile trarre alimento per le fornaci e, non ultima, la vicinanza alla città di Firenze, produssero all’Impruneta un precoce sviluppo delle manifatture di laterizi e orci fin dal medioevo. Quanto fosse importante e specializzata questa produzione è testimoniato dall’esistenza di una fiorente "Corporazione degli Orciolai e Mezzinai" dell’Impruneta, documentata fin dal 1308. Questi artigiani fornivano al mercato cittadino, oltre che i laterizi, soprattutto gli orci: i contenitori in terracotta in cui si commerciava e si conservava l’olio di oliva. Anche il vino, come gran parte dei generi alimentari, veniva commerciato in contenitori di terracotta prodotti in gran parte all’Impruneta e nelle valli della Greve, dell’Ema e della Pesa. Nel periodo dello splendore della Firenze rinascimentale gli artigiani dell’Impruneta hanno fornito i manufatti per le maggiori architetture cittadine: valga per tutte l’esempio della Cupola del Duomo.

Il Brunelleschi nacque a Firenze nel 1377, dove morì nel 1446. Nel 1401
era già un ottimo scultore e nel 1404 entrò nella corporazione degli
orafi; sappiamo che partecipò al concorso per la seconda porta del battistero, vinto dal Ghiberti. Tra il 1401 e il 1404 effettuò un soggiorno a Roma per studiare la scultura e l’architettura antica con l’amico Donatello.
Furono scambiati per stregoni perché scavavano e misuravano i reperti, ma il loro scopo era solo quello di studiare da vicino alcuni esempi d’arte romana. Dopo il 1404 è stato consultato per la costruzione della Cupola del Duomo, della quale vinse il concorso; a questo concorso il Brunelleschi
volle che partecipassero tutti i maggiori architetti contemporanei, anche stranieri, per dimostrarsi il migliore sul campo, in caso di vincita. Tra il 1415 e il 1436 il Brunelleschi progettò molte delle sue opere: la Cupola del Duomo, lo Spedale degli Innocenti, la Sacrestia Vecchia di S. Lorenzo, la cappella dei Pazzi, il palazzo di parte Guelfa e palazzo Pitti. Nel 1444 cominciò a costruire la basilica di Santo Spirito. Gli vengono anche attribuiti interventi nella rotonda di S. Maria degli Angeli, alla Trinità di S. Maria Novella, e alla chiesa della Badia Fiesolana. Brunelleschi aveva un carattere forte e gli piaceva fare tutto a modo suo. Inoltre era già conosciuto (almeno a Firenze) prima della costruzione della cupola del Duomo perché partecipava a quasi tutti i dibattiti cittadini. Il Brunelleschi ha il merito di aver eseguito le prime applicazioni della prospettiva matematica. Questo suo studio ha influenzato l’intera pittura del Rinascimento.

Dall’Impruneta vennero i pavimenti dei palazzi granducali e nobiliari, ma anche il cotto delle case coloniche e le conche da agrumi, i grandi vasi e le statue in terracotta delle centinaia di ville sparse nel Contado. Le fornaci preindustriali erano soprattutto a conduzione familiare e la produzione si concentrava nel periodo estivo per godere delle migliori condizioni di essiccatura. Si produceva esclusivamente terracotta, senza ulteriori lavorazioni, e in due tipologie principali: il lavoro quadro si trattava di mattoni, tegole ed embrici foggiati con l’uso di stampi a telaio rettangolare; il lavorotondo che raggruppa gli orci, i grandi vasi e le conche, foggiati con la tecnica del colombino, oppure statue, stemmi o piccoli vasi realizzati con l’uso di calchi in gesso.La produzione locale crebbe notevolmente nella seconda metà del Settecento, contemporaneamente a quella dell’olio di oliva e grazie anche alla liberalizzazione del commercio dei manufatti in terracotta decretata nel 1777. Lo sviluppo edilizio di Firenze, capitale del Regno d’Italia dal 1865 al 1870, dette un’ulteriore stimolo alla produzione dei laterizi che vide, alla fine di quel secolo, l’introduzione della meccanizzazione e la trasformazione in vera e propria industria. Accanto a questa è rimasta, a tutt’oggi, una produzione artigianale di oggetti da ornamento per la casa e il giardino che si basa ancora sul lavoro manuale nelle antiche fornaci: Impruneta è ancora, e sempre più, la "terra del cotto".

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