PENSARE

Marta Moretti



L’iconografia del passato riporta come, nelle città pre-industriali, le aree affacciate sull’acqua erano intensamente utilizzate e ‘abitate’ da attività e persone. In particolar modo, le città attraversate da fiumi mostravano un’intima e complessa relazione con l’acqua, mai considerata un limite bensì un’estensione del tessuto urbano.
Con l’avvento dell’era industriale, questa relazione si interrompe e le città iniziano ad espandersi nel territorio retrostante, voltando le spalle all’acqua.
L’insediamento stesso delle attività industriali, con le infrastrutture spesso collocate in prossimità dell’acqua, rende impossibile il semplice accesso ad essa, così come l’organizzazione delle arterie di traffico.
Allo stesso tempo, lo sviluppo delle reti ferroviarie e stradali diventa predominante sull’uso delle vie d’acqua.
Quel binomio inscindibile tra città e porto – in origine, uno dei principali fattori di sviluppo e di promozione dell’immagine stessa della città portuale – subisce una radicale trasformazione tanto nell’organizzazione spaziale che nella gestione delle attività.
Negli ultimi decenni poi, la de-localizzazione delle attività portuali al di fuori dei porti storici, a seguito dell’avvento dei container, ha liberato queste aree a stretto contatto con l’acqua, rendendole disponibili ad altri usi e modificando profondamente la relazione stessa con il tessuto fisico e funzionale del territorio.
Le città portuali quindi hanno potuto riscoprire il proprio waterfront quale nuova opportunità di sviluppo e riqualificazione della vita urbana, anche alla luce di una rinnovata sensibilità verso l’ambiente e dello sviluppo delle attività legate al tempo libero.

Barcellona. Lungomare
Barcellona. La spiaggia della Barceloneta
Lisbona. Expò, passeggiata lungo l’estuario del Tago

La valorizzazione dei waterfront urbani
La parola ‘waterfront’ identifica l’area urbana a stretto contatto con l’acqua. Nella storia delle ‘città d’acqua’, tale area corrisponde generalmente a quella porzione occupata dal porto e dalle sue attività produttive.
Il fenomeno relativo al recupero delle aree di waterfront è una delle trasformazioni urbane di maggior interesse e portata avvenute dagli anni ’80 in avanti, e che ha comportato la ricomposizione fisica, la rivitalizzazione funzionale, il riutilizzo di aree dismesse e una rinnovata attrattività per gli investimenti privati.
Alla luce degli esiti raggiunti, le città d’acqua sono diventate veri e propri laboratori nei processi di rigenerazione urbana, e oggi, a circa trent’anni dalle prime esperienze positive a scala internazionale in questo campo, si possono identificare alcuni elementi comuni, possibili modelli di riferimento e di confronto per gli interventi futuri.
In particolare, emergono alcuni punti di forza che vanno dal valore simbolico e strategico di queste aree per lo sviluppo dell’intera città, rispondendo all’esigenza d’espansione sia in termini di ‘qualità’ che di ‘quantità’, alla loro posizione centrale nel tessuto urbano, al recupero visivo e funzionale del diretto rapporto con l’acqua e con il patrimonio
di archeologia industriale, che permette di conservare e valorizzare l’identità originale di un luogo.
L’acqua è nuovamente vista come una risorsa ed elemento positivo di qualità urbana, capace di attrarre un’ampia gamma di attività e di persone. In questo quadro, esistono però anche alcuni elementi di debolezza che devono essere evitati nei nuovi interventi: il rischio di ‘standardizzazione’, la prevalenza di logiche immobiliari, attente più al
profitto che alla qualità complessiva dell’operazione a lungo termine, la prevalenza della funzione commerciale-turistica su quella residenziale, la povertà di attività produttive, identificative del luogo.

10 Principi per uno sviluppo sostenibile
delle aree di waterfront urbano

Alcuni anni fa, in collaborazione con la società Wasserstadt GmbH, Berlino, il Centro Città d’Acqua ha elaborato, nel corso di seminari internazionali, 10 Principi per uno sviluppo sostenibile delle aree di waterfront urbano, poi approvati nel contesto delle iniziative di URBAN 21, tenutasi a Berlino nel 2000, in occasione della EXPO 2000 World Exhibition. Tali rappresentano ancora oggi validi riferimenti per nuovi interventi in questo campo.

Essi sono:
 Garantire la qualità dell’acqua e dell’ambiente
 I waterfront sono parte del tessuto urbano esistente
 L’identità storica dà carattere al luogo
 Dare priorità al mix delle funzioni
 L’accesso pubblico è un requisito irrinunciabile
 I progetti sostenuti da partnership pubblico-private procedono più rapidamente
 Partecipazione pubblica come elemento di sostenibilità
 Il recupero dei waterfront richiede progetti a lungo termine
 La rivitalizzazione è un processo continuo
 I waterfront traggono beneficio dagli scambi culturali internazionali

Opportunità di rigenerazione del waterfront
Dall’analisi dei casi di riqualificazione urbana delle aree di waterfront si possono identificare, oltre al più comune recupero di aree portuali dismesse nei centri storici delle città, anche altre opportunità e modalità di sviluppo che possono essere riassunte nelle seguenti tipologie:

Nuove espansioni urbane
È il caso ad esempio diBerlino, nelle aree prospicienti gli specchi d’acqua di Spandauer See e Rummelsburg, e di Amburgo, nell’area ex portuale di Hafen City: si tratta di ampliamenti urbani legati alla costruzione ex novo di nuove parti di città, in precedenza libere, oppure del recupero di strutture preesistenti in stato di abbandono o di sottoutilizzazione.

Grandi eventi espositivi
L’ampliamento permanente di aree urbane lungo l’acqua – sia per scopi residenziali che per attività terziarie – è avvenuta anche a seguito della realizzazione di importanti eventi temporanei (Expo, Capitale Europea della Cultura, etc.) che hanno fornito l’occasione ma soprattutto finanziamenti necessari a tale fine. Prima l’area dell’Isla de la Cartuja, situata tra i due rami del Guadalquivir, a Siviglia nel 1992, poi Lisbona, nel 1998, lungo il fiume Tago, e ancora Genova Capitale della Cultura Europea nel 2004 sono alcuni tra gli esempi più noti che hanno avuto esiti diversi ma che sono oggi un’acquisizione permanente.

Percorsi urbani lungo l’acqua

La riqualificazione del waterfront, migliorando l’accesso all’acqua, favorisce la percorribilità pedonale e l’uso pubblico. Attraverso questi nuovi percorsi perlopiù pedonali – si veda Londra, con le River Banks lungo il Tamigi, da un lato, e la spiaggia della Barceloneta, a Barcellona, dall’altro – intere porzioni di fronte d’acqua vengono ‘abitate’ e usufruite da un numero di utenti in costante crescita.

Lisbona. Expò, il padiglione portoghese di A. Siza
Lisbona. Expò, edifici per uffici
Lisbona. Expò, passeggiata. Sullo sfondo il ponte Vasco de Gama

Riqualificazione dei riverfront urbani
Luogo di intersezione tra diversi aspetti della vita urbana, il fiume è patrimonio della collettività e i riverfront hanno un elevato potenziale di nuova centralità, divenendo assi portanti di uno spazio pubblico articolato e complesso. Tale potenzialità è ad esempio dimostrata da un caso eclatante che ha visto per protagonista la città di Seoul. Il Governo metropolitano, dopo lungo dibattito, ha deciso di riaprire e risanare il canale storico Cheong Gye Cheon, che attraversa da est a ovest la città e che negli anni ’60 era stato coperto, perché inquinato e soggetto ad inondazioni. Il recupero del canale Cheong Gye Cheon ha portato alla riorganizzazione della viabilità stradale – il canale era stato sormontato da un’autostrada di grande traffico – dimostrando la capacità attrattiva dell’acqua in termini di fruizione e di qualità urbana.

Difese dalle inondazioni
Un’inusuale opportunità di espansione urbana può anche venire dallo sviluppo di infrastrutture per la difesa dalle inondazioni del fiume.
La costruzione a Vienna dell’isola artificiale al centro del Danubio, la Donau Insel, si è trasformata in un’occasione di appropriarsi di un nuovo spazio urbano per attività dedicate al tempo libero, utilizzato come meta di passeggiate domenicali, per bagni di sole e, da alcuni anni, anche quale sede di grandi avvenimenti musicali quali il Donau Insel Festival.

La spiaggia in città
La riqualificazione delle rive fluviali in alcune città europee – a partire dall’esperienza di successo di Parigi, Paris Plage (dal 2002), e successivamente a Copenaghen, Stoccolma, Berlino, etc. – ha introdotto anche funzioni inusuali e alternative, quali attività legate ai giochi da spiaggia e ai bagni di sole, principalmente rivolte a chi si trattiene in città durante i mesi estivi.

In conclusione, la riqualificazione dei waterfront rappresenta una straordinaria opportunità di coesione e di ricucitura del territorio, spesso frammentato. Essa produce esiti favorevoli lungo le rive e nella zona immediatamente adiacente, permettendo una ricaduta su un’area più ampia, in termini di forniture di servizi e infrastrutture.
Attraverso il contatto visivo e un accesso all’acqua facile e sicuro, si agevola la riscoperta dell’identità di un luogo e la sua riappropriazione da parte della comunità locale, creando anche una nuova centralità urbana, economica e turistica.

L’acqua quindi – patrimonio della collettività e luogo lungo il quale la gente desidera passeggiare, andare in barca, fare il bagno, in una parola tornare ad usufruirne come accadeva in passato – diviene l’elemento centrale e portante delle azioni sul territorio.
La sua valorizzazione e il suo utilizzo come spazio pubblico localizzato in prossimità del centro cittadino permette di promuovere azioni di governo locale secondo logiche di ‘sviluppo nella tutela’, di potenziare il territorio con iniziative di qualità basate sull’interazione tra patrimonio culturale e ambientale, di attivare operazioni economiche sostenibili con finanziamenti pubblici ed investimenti privati.
L’acqua quindi diventa motore di uno sviluppo sostenibile, capace di ricreare la relazione tra spazi, usi e visioni, di ricostruire un dialogo tra organizzazione spaziale, funzioni portuali e urbane, aspetti economici, ambientali e sociali.

M.M. Vice Direttore del Centro Internazionale Città d’Acqua, Venezia

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