PENSARE

Maria Ippolita Nicotera



Nella indiscussa complessità biologica e culturale del nostro territorio coesistono molteplici elementi, il cui continuo e veloce interagire crea situazioni sempre nuove e non precisamente definibili. La dualità ed originaria contrapposizione dei due termini città e paesaggio si risolve oggi in una slabbrata complessità: spazi abbandonati lacerano il tessuto urbano mentre l’edificato invade sempre più l’ambiente naturale. Non esiste più una dicotomia netta tra costruito e non
costruito, tra pieno e vuoto, quanto piuttosto un’interazione di questi due termini che, nel loro mescolarsi, generano quella massa fluida che è il nostro habitat; è allora che gli spazi aperti acquistano un valore aggiuntivo, poiché è qui più che altrove che sussiste la possibilità che possa prendere avvio un processo di sviluppo. In questa confluenza
tra sistema naturale ed urbanizzato non è più necessariamente il costruito a definire le strutture in cui viviamo, ma queste sono piuttosto un insieme di componenti sociali, economiche ed ecologiche che interagiscono tra loro.

Parcopolo – studio.eu con Stefan Tischer
Prospettiva del parco – vista del parco
Parcopolo – studio.eu con Stefan Tischer – Planimetria
Il corridoio verde previsto dall’amministrazione cittadina si amplia e si dilata per divenire la spina dorsale del nuovo Polo Universitario-Giudiziario

Se la situazione con la quale il progettista oggi è costretto a confrontarsi è di per sé mutevole, i mezzi con i quali egli opera devono permettergli di dare risposte ad esigenze, necessità e desideri altrettanto variabili. Il progetto deve dunque fare i conti con tutta una serie di considerazioni non direttamente legate a questioni architettonicourbanistiche, ma di estremo significato per la sua stessa riuscita.
Esso deve essere lo strumento per stare al passo con il ritmo delle trasformazioni, essere in grado di interpretare umori, intenzioni ed esigenze, di indirizzare e governare quelle energie da cui prendono avvio i processi di trasformazione.

FlowerPower – studio.eu
Prospettiva. L’immagine del parco non è mai uguale a se stessa ma sempre in evoluzione nel tempo, poiché l’uso degli elementi che lo costituiscono determinano un continuo mutare
della sua configurazione e dei suoi spazi

Nel passaggio da un processo ad un progetto di trasformazione il paesaggio, in quanto ecologico, sostenibile e a basso impatto economico, gioca oggi un ruolo fondamentale. Manifestazioni, progetti e investimenti legati al paesaggio sono diventati ormai prassi per il potenziamento, il recupero e la riconversione di aree marginali o dismesse. Un progetto paesaggistico infatti è dinamico, cresce, si modifica e si rinnova di stagione in stagione e nel corso degli anni.
Come la natura cresce e muore per rigenerarsi, dobbiamo accettare che anche paesi e città invecchiano e si modificano per acquistare nuovi ruoli e funzioni.
Se le nostre città sono anche i nostri paesaggi, allora è necessario definire una nuova metodologia per affrontare il progetto urbano contemporaneo; il progetto della trasformazione è quell’intervento dinamico sul territorio in grado di confrontarsi con la natura degli elementi dati e tener conto della loro complessità per avviare un’operazione di comprensione delle sue stratificazioni ambientali come anche culturali.

Flower Power – studio.eu
Schema A – concetto
Flower Power – studio.eu
Schema B – gli elementi compositivi del parco

1. Il progetto per gli spazi esterni del nuovo Polo Universitario-Giudiziario di Pescara è emblematico di una strategia progettuale basata sulla complessa interrelazione tra questioni di natura fisica e altre di carattere economico-sociale. È a partire da un’attenta analisi delle problematiche ambientali dell’area, così come delle esigenze dei diversi utenti interessati dal progetto, che ha preso forma l’idea di un parco come cuore del nuovo Polo, uno spazio pubblico che sia in sintonia con l’ambiente, dunque ecologico, socialmente sostenibile ed economico, e ne esprima la giovane identità.
Il progetto individua una serie di linee guida per la progettazione degli spazi aperti pubblici e privati, lasciando aperta la possibilità di realizzare soluzioni diversificate in grado di assecondare i numerosi utenti. Guardando al paesaggio nella sua complessità viene così superata la tradizionale conflittualità tra costruito e spazi liberi, per puntare alla qualità complessiva dello spazio urbano.

2. Il progetto Flower Power elaboratoper il Padiglione Italiano alla X Biennale di Architettura di Venezia non è solo una proposta per un parco dell’energia ma una sfida, dove si è fatto ricorso alle tecnologie più innovative perché questo potesse essere non solo un luogo di produzione energetica ecologicamente ed economicamente sostenibile, ma anche un parco nel vero senso della parola. Si è pertanto optato per l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili di origine biologica e dunque compatibili con l’esser parte di un sistema urbano.
Sono gli elementi stessi del parco – alberature, colture – a provvedere al continuo rifornimento della materia prima necessaria alla produzione di energia. Il parco brucia e consuma se stesso, in un continuo processo di rinnovamento delle sue componenti, per illuminare, riscaldare e tenere in moto la città, garantendo al tempo stesso biodiversità e molteplicità nella fruizione.

Villa Emo – Architettura: Alberto Torsello – Architettura del paesaggio: studio.eu
Veduta del parco: flussi dei fruitori che attraversano il parco definiscono i percorsi, realizzati nel rispetto delle alberature esistenti
Villa Emo – Architettura: Alberto Torsello – Architettura del paesaggio: studio.eu
Veduta del parcheggio: i parcheggi sono stati realizzati come intarsi tra i campi agricoli per mantenere il rapporto di assoluta continuità col paesaggio circostante

3. Il progetto per il riuso degli spazi esterni del complesso palladiano di Villa Emo infine nasce dalla comprensione del rapporto originario che lega la villa con il paesaggio circostante, dove questa, elemento ordinatore, determina la successione degli spazi esterni e ne definisce a scala territoriale gli assi prospettici.
Riconoscere la complessità del sistema architettura-paesaggio è il primo passo per determinare direttive di sviluppo che siano valide per tutto il territorio circostante, facendo sì che le esigenze più contemporanee possano essere soddisfatte senza risultare intrusive: le necessarie aree di parcheggio si incuneano come intarsi tra i campi agricoli fruendo dei dislivelli naturali del terreno, mentre gli spazi pubblici destinati alla sosta e all’incontro costituiscono anche lo spazio di raccordo tra il complesso architettonico e la cittadina, in un rapporto di assoluta continuità col paesaggio circostante. Il progetto del paesaggio, di natura dinamica e flessibile, sostiene dunque il necessario processo di adeguamento del bene alle esigenze del nostro tempo pure nel pieno rispetto del patrimonio storico.

I tre progetti, pure se diversi per contesto, scala ed entità condividono una metodologia di approccio in cui il paesaggio svolge un ruolo centrale.
Il paesaggio è risorsa, ovvero in grado di sostenere trasformazioni di grande significato senza necessità di avviare investimenti eccezionali, di contribuire al mantenimento degli equilibri ecologici dando forma al progetto a partire dalla natura stessa dei luoghi sostenendone fattibilità fisica, sociale ed economica. Progettare con il paesaggio significa prendere atto della complessità dei nostri sistemi urbani per convogliare energie e tendenze a definire strategie di intervento adeguate e dare un contributo positivo alla qualità dello spazio nel suo insieme.

M.I.N. studio.eu, Berlino

Unicam - Sito ufficiale
www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali

condividi :
MONTERREY L’ALTERNATIVA
04/09/2013
Armonia tra gli ambienti
15/02/2007