ARCHITETTURA FARE

Marghera 37 / Via Marghera, Milano

Bar design – MARGHERA 37 / Via Marghera, Milano
PROGETTO WELL MADE FACTORY (GIOVANNI ANTONELLI E MICHELA SPINOLA ARCHITETTI)
FOTO MARGHERA 37

Un mix di colori, visioni e sensazioni che rimandano a terre lontane”

“A mix of color, visions, and sensations that send youto a far off land.”

Questo locale, ritrovo dopo teatro per spettatori e artisti, rinasce e si trasforma in un spazio multifunzionale in cui prevale un’atmosfera carica di suggestioni ispirate a terre calde e lontane. Il locale occupa un’ampio spazio (circa 250 mq) suddiviso in una sala di ingresso, dove è stato allestito il lounge bar, e in un’area retrostante adibita a ristorante, collegata ad un piccolo privè.

I diversi materiali sono accomunati da una ricercatezza nel trattamento e nella lavorazione; il pavimento in doghe di legno merbau, la boiserie in ferro ossidato e verniciato e il rivestimento della parete di calce spatolata. Il bancone ha il fronte in vetro lavorato con polveri colorate.

The diverse materials are united with refined treatment and manufacturing;
the doghe floor in merbau, the boiserie in oxidized and varnished iron, and the facing wall in spatulated limestone.
The counter has a glass front, finished with colored powders.

Nella sala bar all’ingresso convivono diversi materiali, accomunati da una ricercatezza nel trattamento e nella lavorazione; il pavimento in doghe di legno merbau, la boiserie in ferro ossidato e verniciato e il rivestimento della parete di calce spatolata. Il bancone, costruito in ferro, è delimitato da un fronte in vetro lavorato con polveri colorate. Questo crea un gioco di riflessi dal sapore esotico che si armonizzano perfettamente con il contesto in cui predominano i colori caldi. Il retrobanco è realizzato con lastre di ferro ossidato che, accoppiate a ripiani in vetro, danno vita alla bottigliera. Tavoli e sedie in legno arredano questa sala che si struttura attorno al robusto pilastro centrale, rivestito
in oro spatolato, sul quale è imperniato il piano buffet realizzato con resina e sassi.

Le dimensioni della sala sono articolate da grandi isole-divano in legno di banano intrecciato e da elementi in legno zebrato di altezze diverse. La vetrata sul cortile lascia filtrare la luce attraverso tende in listelli di legno usate sia verticalmente che orizzontalmente.
The dimensions of the dining room are articulated by the grand island sofas in braided banana wood and elements of zebra-striped wood of different heights. The window on the courtyard allows light to filter onto awnings of vertically and horizontally placed wood listel.

Nella sala ristorante due lunghe pareti si fronteggiano e strutturano lo spazio: una è rivestita in calce spatolata e ospita delle boiserie realizzate con profili in ferro di varie dimensioni, quella opposta è una vetrata sul cortile adiacente dal quale la luce naturale viene filtrata da tende in listelli di legno, usate verticalmente e orizzontalmente. Davanti alla vetrata sono poste delle vasche metalliche contenenti diverse composizioni di bambù, chiaro riferimento alla savana. Un secondo banco bar costituisce insieme alla parete-bottigliera l’ingresso al ristorante, arricchito dalla presenza di una fontana in ferro con tre vasche ad altezza diversa. Due piante secolari al centro della sala si ergono oltre la struttura del locale in una continuità tra terra e cielo; il marrone e l’oro brunito delle pareti danno risalto ai riflessi di luce che rimandano a pieni tramonti africani e i materiali usati, (bambù e banano) aiutano gli ospiti a fuggire dall’inverno e dallo stress milanese per raggiungere la tranquillità e il tepore delle calde notti esotiche. Le dimensioni notevoli della sala vengono articolate dalle grandi isole-divano in legno di banano intrecciato e dagli elementi in legno di altezze diverse, sparsi nella sala ed alternati ai tavoli; il soffitto, una fitta distesa di pieni e vuoti, si libra dolcemente a coprire questo ampio spazio. La parete di fondo è una nitida vetrata che divide la sala dal piccolo privè, luogo separato e intimo, dall’atmosfera calda e raccolta.

This place, a meeting-place after the theatre for spectators and artists, is reborn and transformed into a multifunctional place in which the atmosphere that prevails is charged with inspirational suggestions from warm, distant lands.
It occupies an ample space (nearly 250 m_) divided into an entry room fitted with a lounge bar, while the back area is used as a restaurant, connected to a small privè. Diverse materials cohabitate in the bar situated by the entrance, united with refined treatment and manufacturing; the doghe floor in merbau, the boiserie in oxidized and varnished iron, and the facing wall in spatulated limestone.

The counter has a glass front, finished with colored powders. This creates a game of exotic reflections that harmonize perfectly with the context of the warm colors that predominate. The back bar is designed with an iron-oxide slab coupled with glass shelves that give life to the wine display. Tables and chairs in zebra-striped wood dress this room surrounding a robust central pilaster, covered in spatulated gold, on which is hinged the buffet floor in resin and stone.

In the dining room area, two long walls face one another and structure the space: one is covered in spatulated limestone and hosts woodwork with iron profiles of various dimensions; opposite the wall is a window looking onto the adjacent courtyard where natural light is filtered onto awnings of wood listel used vertically and horizontally. Before the windows are metal basins with different types of bamboo: a clear reference to the savanna. Asecond sit-down bar in zebra-striped wood, with a bottle display on the wall, exhinits the entrance to the restaurant, enriched by an iron fountain with three basins of diverse heights. Two secular plants in the center of the room are distributed beyond the structure of the locale in continuity with earth and sky; the brown and burnished gold of the walls emphasize the reflections of light, reminiscent of a full African sunset.

SCOOP di Denis Santachiara
Può essere definita un elemento tra sedia e poltroncina, pensato per riferirsi non a un target specifico, ma a situazioni pubbliche e sociali: stiamo parlando di Scoop, la nuova seduta disegnata da Denis Santachiara per Steelmobil. La novità è il materiale utilizzato per la scocca, che è realizzata in HiREK®, un tecnopolimero composito ultistrato a densità variabile di nuova generazione, atossico e riciclabile al 100%, con ottime prestazioni in termini di resistenza agli urti, ai detergenti, agli alcool e ai raggi UV. Scoop è prevista in 3 versioni: con quattro gambe in acciaio inox, per arredare ambienti interni ed esterni; in versione girevole su base centrale, per piccoli ambienti di lavoro e ristoranti; in versione sedia d’attesa, con schienale ribassato, utilizzabile anche per terrazzi. Grazie ai piccoli braccioli, Scoop (dall’inglese “mestolo”), si trasforma in una sorta di guscio coi due grandi occhi laterali che la trasformano quasi in un personaggio cartoon. Disponibile nei colori bianco, avorio, grigio perla e giallo.

The materials used (bamboo and banana plants) facilitate guests in escaping the winter and evading the stress of Milan, to reach the tranquility and warmth of hot, exotic nights. The noteworthy dimensions of the dining room are articulated by the grand island sofas in braided banana wood and elements of zebra-striped wood of different heights, distributed throughout the room and alternated among the tables. The ceiling is a stitched and stretchedout plain of full and empty spaces, panning sweetly to cover this abundant space. The back wall is a clear window that divides the rooms to create secluded and private areas in a warm and collected atmosphere.

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