ARCHITETTURA FARE PENSARE

Marco Peticca


Subito dopo l’elaborazione di tre Piani di zona per l’Edilizia Economica e Popolare per la città di Giulianova (TE) nello studio STASS a Roma, con gli architetti Mario Manieri Elia e Giorgio Ciucci, nel 1973 mi ritrovai a Cesena. Una città che ho studiato a fondo nei termini di necessità future, storia e forma. Proposi configurazioni urbane e territoriali generali e di dettaglio che si vedono oggi completamente realizzate: alcune fedelmente corrispondenti ai progetti, altre fedeli alle
loro parti salienti. Ciò è avvenuto in quanto studi e proposte si sviluppavano in collaborazione, all’interno di un ufficio urbanistico comunale, in contatto diretto con gli amministratori, e con le altre entità del governo locale, istituzionali e non, mediante periodiche interlocuzioni con i rappresentanti delle minoranze. Sono stati così realizzati tre Piani per l’Edilizia Economica e Popolare – P.E.E.P. – tra loro coordinati che configurano tre quartieri in pianura ai margini est, nord e ovest del centro urbano e che costituiscono il nuovo limite tra città e forese: Case Finali, Sant’Egidio, San Mauro in Valle. È stato anche redatto un Piano degli Interventi Produttivi – P.I.P. – che ha regolarizzato e notevolmente ampliato la zona industriale della città in località Pievesestina.
Tali realizzazioni, tra le prime in Italia, si avvalevano della Legge n. 167 nella sua prima stesura che consentiva la possibilità dell’esproprio del terreno al prezzo agricolo.

P.E.E.P. – Piano di zona dell’Annunziata – Giulianova
(TE)
con: arch. Giorgio Ciucci; arch. Mario Manieri Elia
Modello del piano di zona
Il piano di zona dell’Annunziata riqualifica e connota, con
un forte segno a scala territoriale, la parte a mare della
città di Giulianova (TE). La via principale del piano di
zona è parallela per un tratto al mare e poi costeggia il
fiume a nord della città, piegando di 45° ed inserendosi
sulla SS. Adriatica.
L’impianto della viabilità del quartiere è cardo-decumanico
e tale forma a croce viene sottolineata dai volumi dei
maggiori tipi edilizi.
Progetto: 1971
Realizzazione (parziale dell’Annunziata): 1973-93

Questa esperienza fortunata mi consente di affermare che:
– l’intervento dell’architetto (o se volete dell’urbanista) è esclusivamente compositivo, egli è chiamato a configurare l’immagine di un assetto planivolumetrico esteso nel tempo e nello spazio, dove solo la competenza di compositore gli consente di produrre proposte equilibrate e rispondenti alle molteplici e spesso contrastanti esigenze;
– una città nel suo territorio rivela la sua forma che ha la valenza dinamica di una legge di crescita tutta da individuare, assecondare e sviluppare;
-è parte integrante dell’aspetto disciplinare ottenere, nella configurazione che si propone e perché questa sia realmente attuabile, un accordo con le energie politico-amministrative ed economiche in atto. Queste devono sostanziare l’immagine del progetto perché diventi opera e conseguentemente parte di città realizzabile e realizzata. Il ‘disegno’ dell’architetto – per quanto formalmente interessante, anche se corretto e conseguente – può non avere alcun effetto sul piano della realtà, del tempo e dello spazio in cui siamo e al quale si rivolge.

I P.E.E.P. di Cesena (FC)
con: arch. Edoardo Preger; ing. Tomaso Grassi
Foto aerea
Riqualificazione e formalizzazione della città mediante la
‘perimetrazione’ della parte pianeggiante del capoluogo
per mezzo dei volumi emergenti di tre piani di zona: S.
Mauro, S. Egidio, Case Finali.
Tali volumi emergenti, alla scala del territorio, sono stati
allineati su tre lati tra loro ortogonali.
Il quarto lato della citata perimetrazione viene così ad
essere costituito dalla collina con la Rocca Malatestiana
a ridosso del centro storico.
I lati di questo ‘perimetro’ sono orientati secondo gli assi
della centuriazione che connota il territorio pianeggiante
del cesenate.
Progetto: 1973 – 74
Realizzazione: 1975 – 90

P.E.E.P. di San Mauro, Cesena (FC)
Torri; modello di studio; planimetria generale.
Il piano di zona di San Mauro è parte, ‘frammento’ di un
più vasto disegno tendente alla riqualificazione anche
formale delle parti marginali dell’abitato del capoluogo
del comune di Cesena.
È stato progettato nel quadro di una variante generale al
P.R.G. utilizzando la Legge n. 167 nella sua prima stesura.

Può spesso risultare e rimanere solo l’espressione di una idea, magari giusta e interessante, ma limitata all’ambito disciplinare teorico dell’architettura e dell’urbanistica. Perché il disegno diventi città e parte del territorio occorre la compresenza e la composizione di altri fondamentali e pertinenti elementi eterogenei per lo più distanti dagli ambiti disciplinari.
Occorre anche avere sempre ben presente la limitatezza dell’azione dell’architetto, che solo in un contesto reale diventa consapevole delle concrete dimensioni e del livello di efficacia delle sue proposte.
È indispensabile la reale necessità della azione progettuale, una sua espressa richiesta, cioè una committenza pubblica per offrire senso della realtà all’architetto-urbanista. Senza un territorio disponibile a necessari nuovi interventi un piano è meno di un sogno. È l’immagine sfocata di un sogno.

P.E.E.P. di Sant’Egidio, Cesena (FC). Planimetria generale
P.E.E.P. di Sant’Egidio, Cesena (FC). Stralcio dal P.R.G.

P.I.P. – Zona industriale di Pievesestina, Zona dei Servizi, Cesena (FC)
Stralcio dal P.R.G.; foto aerea zenitale. Progetto: 1974

P.I.P. – Zona industriale di Pievesestina, Zona dei Servizi, Cesena (FC)
Foto aerea zenitale (in alto); planimetria generale della zona dei servizi con Edificio
Polifunzionale dei Servizi (in basso)

Molto tempo è passato dalla spinta innovativa dei primissimi anni ’70, allo stato attuale e con le leggi vigenti che regolano gli interventi su città e territorio, anche in Emilia Romagna un piano urbanistico è poco più di un sogno e la sua attuazione ne è solo il suo ricordo sfocato.
Prevale la logica del profitto privato sull’interesse pubblico.

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