ARCHITETTURA FARE PENSARE

Mansarda Open Space

Mansarda a Pietrasanta (Lu).
Realizzazione architetti Michelangelo Chiti e Gaia Nebuloni.
Servizio di Luisa Carrara e Sara Sperolini.
Foto di Athos Lecce.
Testo di Walter Pagliero.

C’è un profumo di freschezza in questo interno che riesce a legare l’inconciliabile: l’high tech più freddo e il vecchio caldo mobile della nonna.

A few kilometers far from milan there is a small rural village of pre-roman origin that was rebuilt in t6th century. Living there is as living out of time.

Nel centro storico di Pietrasanta, la cittadina della Versilia abitata da scultori per la vicinanza di Carrara, c’era un palazzo ottocentesco di belle proporzioni e di solida costruzione che per i casi della vita i proprietari hanno venduto a lotti. La mansarda sembrava la parte più sacrificata e la richiesta era contenuta. Per un giovane architetto dall’occhio clinico, che già sapeva come valorizzarla, è stata una vera occasione. Dopo averla acquistata, ha aperto nei divisori larghe aperture ad arco ribassato perché la luce proveniente da finestre e lucernari circolasse liberamente, dilatando
lo spazio interno non grandissimo. Michelangelo Chiti, questo è il suo nome, pensava di farne uno studio, ma trovandosi particolarmente bene ha deciso di andarci ad abitare. All’inizio qui viveva da solo, adesso ha sperimentato che ci si può vivere anche in due.

In the historical centre of Pietrasanta, a small town in the Versilia region inhabited by sculptors given its proximity with Carrara, there used to be a 19th century building, elegantly proportioned and solidly constructed, which for one reason and another the owners sold in lots. The attic appeared least promising of all, hence the low sale price. But for a young architect, Michelangelo Chiti, with an expert eye, it was an opportunity not to be missed. After buying it he opened wide low arches in the partitions so that light from the windows and skylights could
provide a sensation of space to what was, in essence, contained. The architect wanted to use the attic as his studio but decided to go and live there instead. He began living there alone, but has come to the conclusion that the place is also suitable for two.

Se piace il fatto di abitare un palazzo signorile dell’800, ma se ne possiede solo la mansarda, cosa si può fare per mettere in rilievo la sua antichità? Qui è bastato grattare i muri per trovarvi una tessitura di pietra e mattone di grande sapore e bellezza: lasciandone in vista alcuni lacerti si è arrivati a rusticizzare l’interno senza però lasciarsi condizionare. If you like the idea of living in an elegant 19th century building, but you only own the attic, what can you do to emphasise the age of the building? Here it was just a question of uncovering the walls to find a structure of stone and brick of striking beauty. By leaving a few areas of the wall in full view, a rustic feel has been given to the premises.

Nella foto grande: la zona pranzo, con cucina economica cilindrica in acciaio, comunicante con un angolo living dove c’è anche il tecnigrafo per lavorare anche in salotto.

L’infilata degli archi crea un cannocchiale prospettico che riesce a dilatare otticamente lo spazio limitato della mansarda, che d’altra parte è unito e reso molto raccolto dall’abbraccio delle falde spioventi del tetto. La luce, che
piovendo provvidenzialmente dai lucernari si riflette sulle pareti e trapassa negli archi, riesce a omogeneizzare le varie zone dell’open space in un’atmosfera di candido sortilegio. Perché è sicuramente dovuta a magia la coesistenza
pacifica della grande stufa da astronave col vecchio tavolo patinato della bisnonna circondato dalle sedie in noce ricoperte dalla gualdrappa bianca come si usava una volta. Nella zona notte avviene lo stesso miracolo: il letto di bambù tailandese si sposa tranquillamente coll’antico muro di pietre e mattoni e con la lampada a scudo circolare da Odissea nello spazio. Mai si era vista una tale miscellanea di epoche e stili, eppure tutto sembra essere al suo posto, appare nato e pensato per legarsi in queste strane mésalliances. È con candore quasi infantile che qui si viaggia
nel tempo e nello spazio cogliendo oggetti che, messi inopinatamente insieme, si compongono in una bella favola, quella dell’abitare.

Nelle foto: la zona pranzo composta da una cucina economica ad isola e un tavolo dell’800 a gambe tornite.

Nelle foto: la tavola imbandita all’americana con sottopiatti di lino bianco e la zona notte.

The series of arches creates a telescopic perspective that visually enlarges the limited space of the attic, which is, by contrast, made to look very snug owing to the steep slope of the roof. Light, which comes in from the skylights, reflects on the walls and goes through the arches with the effect of bringing together the various areas of the open space to create an atmosphere of candid mysticism, given that only magic canexplain the peaceful coexistence of the large stove with the old table, with a patina that only time will provide, and surrounded by walnut chairs covered with the traditional white caparison.The same miracle occurs in the sleeping quarters. The bamboo bed from Thailand fits in perfectly with the old stone and brick wall and with the Space Odyssey circular lamp. Rarely does one come across such a mix of styles and periods, yet everything seems to fit. With almost childlike candour, here you walk through time and space contemplating objects placed unexpectedly together; they tell their story, up to you to enjoy the experience of living it.

“…perché legarsi al manuale del
perfetto architetto che impone solo
mobili di design? Meglio seguire
i propri umori e il proprio
estro là dove porta la fantasia…”

Qui sopra la grande infilata prospettica che dal salotto arriva fino al grande letto. L’eclettismo dell’architetto caratterizza le zone in modo sempre diverso; a unificare il tutto c’è la luce e il colore, il bianco di pareti e tessuti col marrone di mobili e pavimenti.

Se si vuole capire la ricetta degli ingredienti di cui è composto questo interno occorre da un lato ricordarsi i tetti spioventi scanditi dalle travi dell’antica architettura cinese e giapponese, l’uso modulare del bambù in paesi tropicali come la Cambogia o la Tailandia, dall’altro rifarsi alla scoperta della prospettiva avvenuta in Toscana sei secoli fa e all’uso scenografico delle quinte a cannocchiale che ne è seguito. Mettiamoci poi un pizzico di high tech e di gusto dadà per il macchinismo unito allo spaesamento surrealista della vecchia vasca in ghisa smaltata accanto al letto modernissimo. E non dimentichiamoci del profumo di lavanda dei cassetti della bisnonna, dei suoi tavoli di ciliegio patinato, delle sedie con spalliere in noce lavorato sempre coperte da candide housses. Applicando questa ricetta senza la “mano” di una personalità dotata che domina e combina questi mondi alieni tra loro, il disastro sarebbe
assicurato. Perché questo non è un interno da copiare così com’è, ma da capire risalendo alla sensibilità individuale dell’architetto.

The key to understanding this interior lies on the one hand in the sloping roofs with beams reminiscent of ancient Chinese and Japanese architecture, or the modular use of bamboo in tropical countries such as Cambodia or Thailand, and on the other hand in the discovery of perspective, which took place in Tuscany six centuries ago, and the
resulting scenographic use of telescopic wings. Then add a little high-tech and Dadaism for the mechanics, together with the surrealist tub in enamelled wrought iron and the hyper-modern bed, not to mention the smell of lavender in the time-worn drawers, cherry wood tables, and chairs with worked walnut backrests and white covers. If one
were to apply this design without the help of a personality that dominates and brings together these distant worlds, then disaster would be guaranteed. This interior is not intended to be copied as is; rather the sensitivity of the architect needs to be understood.

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