DIBAIO

MADONNA delle TRE MANI

Questo primo editoriale del 2017 nasce da tre considerazioni che uniscono momenti, luoghi diversi, incontri, riflessioni di vario genere.

Prima considerazione: Le “chiese“ premiate in questi ultimi vent’anni dalla prestigiosa Fondazione Frate Sole, dal complesso parrocchiale Santa Maria in Portogallo di Alvaro Siza, alla chiesa dedicata a Dio Padre Miseri­cordioso in Tor Tre Teste Roma, e non solo, fino alla Chiesa di Iesu di Rafael Moneo (che presentiamo in questo numero), sono tutte chiese bianchis­sime, dove solo il sole è protagonista, dove i suoi raggi diretti o diffusi sono l’ornamento delle facciate esterne e delle parti interne.

Ancora la bella chiesa della Pentecoste a Quarto Oggiaro Milano progettata dall’arch. Boris Podrecca (che presentiamo in copertina) dedicata pochi mesi fa dal Card. Angelo Scola… è bianca, bianchissima.

Seconda considerazione

L’incontro provvidenziale di un convegno pro­mosso da Mons. Antonino Raspanti vescovo di Acireale, nella stupenda Ba­silica Collegiata di San Sebastiano, dove le sue superfici interne dall’abside alle navate sono affrescate da Pietro Paolo Vasta testimone di un tempo che fu, il 1700, rinnova ogni giorno ancor oggi con i suoi colori e immagini, l’emozione di un credo forte e coinvolgente.

Nel recente passato Pietro Arrigoni con Gregorio Sciltian son stati firmatari degli affreschi della restaurata Abbazia di Montecassino.

Ancora oggi è vivo il ricordo, l’entusiasmo di mons. Carlo Chenis nel con­corso propositivo per le decorazioni della Basilica di Noto a restauro finito. I pennacchi della cupola e il grande affresco della stessa, la  “Pentecoste”, sono opere del russo Oleg Supereco, così le vetrate del tamburo, realizzate dall’artista toscano Francesco Mori, il nuovo altare, la croce e l’ambone in bronzo argentato dello scultore romano Giuseppe Ducrot.

Un momento di riflessione suggerito dall’aver ri­trovato nella mia biblioteca un’icona antica dimenticata fra i libri: La Ma­donna delle tre mani “.

Un’icona antica con il volto della Madonna e del suo Bambino con l’aurea d’argento sbalzato e… appunto tre mani! Basta cercare su Google “Ma­donna tre mani“, sempre su Google Immagini  “Madonna tre mani“ per ri­trovare sia le icone sia la storia, la leggenda, i testi di Giovanni Damasceno che contrasta l’iconoclastia del suo secolo.

Sempre su Google ho trovato, letto e riletto il testo di Benedetto XVI, che in un’udienza generale in Piazza San Pietro del 6 maggio 2009 rinnova l’in­teresse degli studi e ricchi scritti di Giovanni Damasceno, personaggio di prima grandezza nella storia della teologia bizantina, un grande dottore nella storia della Chiesa Universale.

Papa Benedetto XVI riconosce i valori, il significato, la sapiente, illuminata devozionale iconografia.

“… è possibile rintracciare i primi importanti tentativi teologici di legittimazione della venerazione delle immagini sacre, collegando queste al mistero dell’Incarna­zione del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria.

Giovanni Damasceno fu inoltre tra i primi a distinguere, nel culto pubblico e privato dei cristiani, fra adorazione (latreia) e venerazione (proskynesis): la prima si può rivolgere soltanto a Dio, sommamente spirituale, la seconda invece può utilizzare un’immagine per rivolgersi a colui che viene rappresentato nell’immagine stessa. Ovviamente, il Santo non può in nessun caso essere identificato con la materia di cui l’icona è composta.

Questa distinzione si rivelò subito molto importante per rispondere in modo cri­stiano a coloro che pretendevano come universale e perenne l’osservanza del divieto severo dell’Antico Testamento sull’utilizzazione cultuale delle immagini…”

Ecco, allora mi sento coinvolto quale direttore di Chiesa Oggi Architettura e comunicazione, che quest’anno compie i venticinque anni dalla sua fon­dazione, in armonia con la missione editoriale promossa dall’allora Card. Francesco Marchisano presidente della Pontificia Commissione di Arte Sacra, a suggerire nuove  riflessioni sul tema dell’iconografia oggi dimen­ticata nella nuova edilizia di culto.

Rileggere, le nuove chiese come grandi fogli bianchi che attendono la mano dell’artista di pennello o scalpello, capace di promuovere un arricchimento culturale e valoriale e  “un doveroso impegno per colmare il vuoto di cultura, recuperare l’identità e l’anima europea” .

Raccontare il tempo di oggi, quale testimone illuminato dell’Antico e del Nuovo Testamento.

                                   Arch. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini 

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