PENSARE

Luigi Centola



Il masterplan per il recupero della Valle dei Mulini di Amalfi e Scala è recentemente risultato vincitore degli Holcim Awards per la costruzione sostenibile. L’ambito riconoscimento, tra oltre 3.000 progetti da 118 nazioni, premia una strategia di intervento innovativa fondata su un approccio sistemico dove la sostenibilità si configura come l’elemento centrale di una necessaria ed oramai indispensabile riunificazione tra pianificazione, architettura e paesaggio.
Il masterplan recupera un sistema di 14 antiche cartiere abbandonate (25.000 mq), una rete di circa 5 km di canali storici e oltre 25 ettari di terrazzamenti con muri a secco e pergolati di limoni; è stato sviluppato in 3 anni di lavoro da Centola & Associati in collaborazione con la prof. Mariagiovanna Rintano ed un team multidisciplinare costituito da
una cinquantina di professionisti tra geografi, architetti, paesaggisti, ingegneri idraulici, esperti di energie rinnovabili ed economisti.

Masterplan totale

La strategia portante del masterplan, sulla quale innestare una sinfonia di progetti architettonici coerenti, è di far rivivere il sistema originario di captazione delle acque del torrente Canneto – di origine araba – non solo per riattivare le storiche norie, ma soprattutto per utilizzare in modo contemporaneo la forza dell’acqua. Sin dal XIII secolo, infatti, la sofisticata rete di canali e cisterne raccoglieva il prezioso fluido per fornire energia alle macchine che producevano la famosa carta di Amalfi. Waterpower attualizza l’uso della potenza idrica sia per risolvere le difficoltà di accesso che hanno portato alla crisi della proto- industria e all’abbandono del territorio che per la produzione di energia.
La nuova accessibilità pedonale meccanizzata, funzionale alla riconversione turistico-culturale della Valle dei Mulini viene realizzata attraverso tecnologie originali ad impatto zero quali ascensori e funicolari a potenza idraulica. Tre tipi di ascensori (galleggiamento, pressione e bilanciamento variabile), collocati all’interno degli edifici restaurati, consentono di superare i salti di quota principali e di accedere con facilità alle diverse strutture. Due tipi di teleferiche, installate
su pendii inclinati e terrazzati, azionate da motori idraulici, consentono di raggiungere agevolmente i limoneti più lontani dalle strade carrabili per scongiurarne l’abbandono.
A sostegno del messaggio di auto-sostenibilità della valle la produzione di energia idroelettrica (integrata con sistemi di fotovoltaico, solare e accumulo con celle ad idrogeno) è realizzata grazie ad una serie di microturbine che, sfruttando i salti di quota principali, rendono energeticamente autosufficienti gli edifici e gli spazi pubblici.

Waterpower in questo modo recupera ed attualizza la cultura di tre continenti, condensati nelle conoscenze della gloriosa Repubblica marinara di Amalfi. Dall’Asia è stata importata la tecnica di produzione della carta e la coltivazione del limone, dal nord Africa le sofisticate tecniche di captazione e distribuzione dell’acqua. Attraverso la tutela
attiva del territorio e delle architetture monumentali il masterplan ricerca l’integrazione di storie e conoscenze complementari adattando in maniera contemporanea la tecnologia al paesaggio antropizzato per fornire un messaggio replicabile di sostenibilità. Oltre mille anni di storia produttiva del Mediterraneo rivivono attraverso il recupero dell’acqua, intesa non come risorsa da rapinare, ma come fonte di energia e di vita da usare con rispetto.

3 Sezioni

Programma di recupero opifici, costiera amalfitana

Ascensore a galleggiamento
Nei punti in cui si vuole evidenziare il valore simbolico dell’acqua, realizziamo un ascensore a colonna d’acqua con un vano in calcestruzzo e la parete frontale in polimero trasparente altamente resistente.
Il vano ascensore è allagabile ed al suo interno scorre una piattaforma in grado di sostenere per galleggiamento fino a 10 persone.
Grazie ad organi di regolazione idraulici, capaci di variare opportunamente la portata in entrata nella torre o in uscita dalla stessa, per un ascensore con capacità di carico di 10 persone, è possibile superare un dislivello di 10m in circa 3 minuti, utilizzando un volume di acqua circa pari a 25mc già immagazzinato nell’apposito serbatoio.
L’efficienza energetica di tale sistema è legata alla bassa frequenza di utilizzazione, un ciclo completo di salita e discesa ogni mezz’ora, intervallo sufficiente a rendere disponibile l’energia potenziale necessaria alla successiva salita della cabina galleggiante. Questo sistema, a meno della potenza necessaria alla movimentazione degli organi di regolazione e all’alimentazione del sistema automatico di misura e controllo (completamente fornita dal fotovoltaico), utilizza solamente energia meccanica rinnovabile

Ascensore a pressione
L’ascensore che utilizza il principio dell’equilibrio tra la spinta idraulica del fluido in pressione e la forza peso è diffusamente utilizzato.
Uno dei primi esempi fu realizzato dall’ingegnere Leone Edoux nel Cristal Palace per l’Expo Universale di Londra 1851. Questo ascensore utilizza un sistema di tubi telescopici in polimero trasparente azionati da un fluido con pressione sufficiente a sollevare una cabina che è vincolata a scorrere lungo delle guide. Il fluido può essere mandato in pressione sia mediante l’utilizzo di una macchina idraulica, sia posizionando un serbatoio alla quota adeguata. Per un ascensore con capacità di carico di 10 persone (equivalente ad un carico pari a 1000 kgp = 9806 N), in grado di superare un dislivello di 10m i volumi di fluido necessari alla movimentazione delle aste telescopiche sono modesti, pari a circa 0,4mc (con diametro medio dei tubi = 20cm) o 0,8mc (con diametro medio dei tubi = 30cm). Il dislivello necessario a portare la
pressione del fluido al valore di utilizzo risulta tuttavia elevato (15-30m a seconda del diametro dei tubi), pertanto ricorriamo ad un sistema chiuso servito da un sistema di pressurizzazione meccanico.

Ortofoto, valle con opifici e fiume

Ascensori a potenza idraulica

Ascensore a bilanciamento variabile
Il sistema ideato per il terzo tipo di ascensore è basato sul bilanciamento variabile tra due forze peso opposte: un elemento compensatore con massa assegnata contrasta il carico costituito dagli utenti, dalla cabina e da una zavorra d’acqua di volume variabile. Il volume di fluido deve essere opportunamente variato durante la corsa in modo tale da far prima accelerare, poi muovere a velocità costante ed infine decelerare la cabina dell’ascensore. Le portate di acqua in
entrata e in uscita sono regolate da appositi dispositivi meccanici comandati da un sistema automatizzato di misura, controllo ed azione.
Nel caso in cui il sistema sia dimensionato per un ascensore con capacità di carico di 10 persone (equivalente ad un carico pari a 1000 kgp = 9806 N), in grado di superare un dislivello di 10m in circa 30 secondi, il volume di fluido necessario per il funzionamento in tutte le possibili condizioni risulta pari a circa 1mc. Per equilibrare il sistema
prevediamo un contrappeso con massa pari a 1520 kg. Anche qui come nel caso dell’ascensore a galleggiamento è sempre possibile reimmettere nel fiume l’acqua temporaneamente utilizzata.

Valle basso

Valle alto

Teleferica con motore idraulico

Teleferica con motore idraulico
L’impianto teleferico è costituito da due carrelli sospesi e vincolati a una fune chiusa ad anello che scorre tra due pulegge. Il peso dei carrelli che contengono le merci o i materiali è equilibrato facendo ricorso a delle zavorre d’acqua posizionate all’interno dei carrelli. Il controllo del perfetto bilanciamento dei pesi è attuabile predisponendo una bilancia all’interno di ciascun carrello, in grado di misurare il peso complessivo. Il moto della teleferica è affidato ad una macchina idraulica che avvia la ruota motrice che agisce sulla puleggia. I carrelli possono accogliere fino a 560 kg di limoni, equivalenti a circa 10 casse da 56 kg. La macchina idraulica che aziona la teleferica è costituita da un pistone oscillante cavo con una camera di riempimento, collegato ad un una biella e a una ruota dentata. Il movimento in discesa del pistone lungo la guida è innescato dal riempimento della camera con un adeguato volume d’acqua, necessario a vincere gli attriti del sistema; al contrario, il movimento in salita del pistone è assicurato da un contrappeso e dallo svuotamento della sua camera. L’oscillazione in salita ed in discesa del pistone avvia la rotazione delle ruote motrici che azionano l’impianto.

Credits
Masterplan e Coordinamento Generale:
Luigi Centola – Centola & Associati
Michele Albanelli, Eliana Cangelli, Valentina Piscitelli, Arabella Rocca Università di Salerno (Dipartimento di Geografia):
Mariagiovanna Rintano, Teresa Amodio
Acquatecno (Ingegneria idraulica): Paolo Turbolente, Rodolfo Piscopia
RESIT (Energie rinnovabili): Ugo Rocca, Sanni Rocca
A+AA, EMBT, KINGROSELLI, LABICS, MARANO, NEMESI, N!STUDIO, ROTO, SUD’ARC-H, TECLA, UFO (Progetti architettonici)

L.C. architetto, docente di Design all’Università degli Studi ‘La Sapienza’ di Roma

Unicam - Sito ufficiale
www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica< br> al servizio dei beni culturali e ambientali

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