ARCHITETTURA FARE PENSARE

Lucrezia De Domizio Durini

Vorrei conoscere il suo stile di vita, iniziando da come veste. Da oltre vent’anni indosso solo abiti di Issey Miyake. E’ il mio stilista preferito. Vesto sempre in nero, raramente in grigio scuro. Gli abiti minimalisti sono la mia grande passione, chiaramente dopo l’Arte. Per quanto mi riguarda il vestito è l’epidermide visibile della personalità ed è anche la forza invisibile della seduzione. Con il passare degli anni ho imparato ad eliminare il superfluo, sono arrivata ad uno stile di vita essenziale in tutti gli ambiti sociali e personali, quindi il mio modo di vestire è parte importante del mio pensiero. E come cucina? Per me il cibo è quasi inesistente. L’arte culinaria richiede molto tempo e una grande passione, come la mia “Arte”. Purtroppo, le confesso, non ho un buon rapporto con la cucina, piuttosto posseggo una profonda educazione alimentare. Mangio molta verdura e tanta frutta, non bevo alcool. Nella mia vita ho cucinato rarissime volte combinando sempre dei veri disastri, in compenso, le sembrerà strano, ho scritto ultimamente un libro di grande successo: “La cucina di Beuys”. Come organizza la sua giornata? La mia giornata è il mio lavoro. Vado a letto presto la sera e mi alzo di buonora, tra le cinque e mezzo e le sei del mattino. Nel mio splendido bagno trascorro oltre un’ora, faccio un’accurata toilette, ginnastica, idromassaggio… Scelgo con piacere l’abito della giornata curo molto la mia persona, l’aspetto fisico è importante per me. Lavoro molto mi piace immensamente impegnarmi per gli altri… Ricevo tanti studenti per tesi di laurea su Beuys, sono sempre disponibile. Amo la solitudine perché mi rende sempre più forte, esercita la mente. Quindi vedo molto raramente persone, se non quando ci sono interessi culturali reciproci. Non partecipo ad inviti mondani. Nel mio loft organizzo particolari riunioni culturali, come presentazioni di miei libri o discussioni su argomenti contenuti nella mia rivista “Risk Arte Oggi”. Se ho del tempo libero, ma è raro, vado al cinema da sola e allora vedo spesso due o tre film per volta. Come viaggia? Amo molto viaggiare, ho sempre viaggiato tantissimo, il mio lavoro poi mi porta nel mondo, già da giovane mi chiamavano “la ragazza con la valigia”. Il mio primo viaggio l’ho fatto a cinque anni con mio padre a Parigi per vedere il Louvre e ricordo mi disse: “quello che ti insegnano i viaggi non lo potrai apprendere da nessun libro”. Per me viaggiare è una necessità biologica, uno stimolo continuo che mi aiuta a crescere, a riflettere per poi scrivere. Ho bisogno di grandi emozioni, negative o positive che siano, per poter creare. Sono una donna che ha vissuto disgrazie e delusioni profonde, ma ho sempre rimesso in gioco tutto. La sofferenza è stata per me terapeutica e posso dirlo… mi ha portato per mano al successo.

I’d like to know your style of life, starting from your way of dressing. For over twenty years I’ve worn only Issey Miyake’s clothes. He’s my favourite stylist. I always dress in black, rarely dark grey. Minimalist clothes are my big passion, after art of course. I think clothes are the visible skin of your personality as well as the invisible power of seduction. As time went by, I’ve learnt to eliminate superfluous things and I’ve achieved an essential style of life in all social and personal spheres. That’s why my way of dressing is an important element of my thought. And how do you cook? I don’t eat very much, really. Culinary art requires a lot of time and a great passion, like my “Art”. Unfortunately I must admit that I don’t have a good relation with cooking, but I have an excellent alimentary education. I eat lots of vegetables and fruit and I don’t drink alcohol. I’ve rarely cooked in my life and I’ve always made a mess, but on the other hand, I’ve recently written a book of great success: “La cucina di Beuys” (Beuys’ kitchen). How do you organize your day? My day is my job. I go to bed early in the evening and I get up early, between half past five and six o’clock. I spend more than one hour in my marvellous bathroom, I dress and make up accurately, I make physical training and dip into my Jacuzzi… I choose with pleasure my clothes and I take great care of my body because the look is very significant for me. I work hard, I love devoting myself to other people…A lot of students come to write their degree thesis on Beuys, I’m always ready to help them. I love loneliness because it makes me stronger, it trains my mind. Therefore I rarely meet other people, unless we have similar cultural interests. I don’t take part in worldly parties. I organise particular cultural meetings in my loft, to present my books or to discuss themes dealt in my review Risk Arte Oggi. If I have free time, but it happens seldom, I go by myself to the cinema to watch two or three films at a time. Do you travel? I love travelling, I’ve always travelled a lot; my job takes me all over the world, they have called me “the girl with the bag” since I was young. I was five when I went on my first journey: I went to Paris with my father to visit the Louvre and I remember he said: “You can’t learn from a book what you learn from travels”. Travelling is a biological need for me, it is a constant spur to my personal growth, my reflections and it helps me write. I need intense emotions for creating, either negative or positive. I suffered a great deal in my life but I never gave way to my troubles and I got over all disappointments. Suffering had a therapeutic effect on me and I’d say…it has led me to success.

Lucrezia De Domizio Durini, personaggio atipico nel panorama italiano, opera da oltre trent’anni nel sistema dell’arte contemporanea, da quando ha fatto della sua abitazione di Pescara una casa galleria per l’arte d’avanguardia. Nel ‘71 incontra l’artista tedesco Joseph Beuys e inizia con lui un fervido sodalizio. Nello spazio di Pescara e nella villa di San Silvestro si svolgono durante gli anni successivi alcuni tra i maggiori avvenimenti della ricerca estetica dell’ultimo quarto del XX secolo.
Lucrezia De Domizio Durini, a peculiar figure of Italian culture, has worked for over thirty years within the field of contemporary art, since she transformed her house in Pescara into a modern art gallery. In 1971 she met the German artist Joseph Beuys and they struck up a fervent friendship. During the following years, some of the most important events of the aesthetic movement of the late 20th century took place in Pescara and in the San Silvestro villa.

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