Tratto da:
REGESTO delle chiese italiane
N°1 - Pistoia


ITINERARIO URBANO
Di Baio Editore

SCHEDA 1

Denominazione:
CATTEDRALE DI S. ZENO
Ubicazione:
Piazza del Duomo
Proprietà:
Capitolo della Cattedrale
Rif. catastale: Fgl. 222 num.G
Destinazione d’uso:
Chiesa Cattedrale

Planimetria dello stato attuale

Centro e simbolo della vita religiosa cittadina, nonchè del potere temporale dei vescovi prima dell’istituzione del libero Comune, la cattedrale fu oggetto di continue trasformazioni; documentata nel 923 e intitolata a numerosi santi (dei quali permane oggi solo S. Zeno), deve l’attuale impianto basilicale a tre navate alla ricostruzione attuata su iniziativa del vescovo Idelbrando dopo l’incendio del 1108. Alcuni anni dopo venne prolungata verso ovest occupando un’area cimiteriale e realizzando l’attuale facciata, ulteriori trasformazioni furono attuate dopo l’ennesimo incendio del 1202.
Nelle prime campate di destra fu realizzata la cappella di S.Jacopo per ospitare l’altare argenteo (rilevante esempio di oreficeria tre-quattrocentesca) ed il “tesoro” dell’Opera. La cappella consacrata nel 1144-’45 e fatta demolire dal vescovo Ricci nel 1786, rappresentò il polo del culto iacopeo a Pistoia, al contempo elemento di aggregazione civica (così
come il culto per il vescovo Atto che fece arrivare a Pistoia la reliquia di S. Giacomo) e tappa significativa dei pellegrinaggi medioevali tra Roma e Compostella.
La facciata con loggette sovrapposte rivela l’influenza pisano-lucchese, così come le losanghe sul fianco nord e gli archi a ghiera bicroma dei portali d’ingresso, ora nascosti dal portico trecentesco completato con le terracotte invetriate di Andrea della Robbia (1505) nella lunetta e nella volta a botte. Gli stessi caratteri sono riconoscibili anche nei tre
ordini di logge che concludono il campanile, alto ml.65, a lungo ritenuto impostato su una torre di guardia longobarda, ma in realtà risalente al sec. XIII. L’inserimento di altari, arredi e la copertura a volte delle navate laterali non alterarono sostanzialmente la spazialità interna quanto le trasformazione di fine Cinquecento; la cappella della Vergine,
fatta realizzare dal vescovo Donato Medici (e di cui ospita la sepoltura) su modelli brunelleschiani e terminata nel 1478, era addossata alla parete terminale della navata sinistra, ma con ingresso autonomo dalla piazza; tra il 1594 ed il 1596
venne trasformata, su progetto di Jacopo Lafri, in cappella della famiglia Pappagalli e aperta verso l’interno della Cattedrale. Per simmetria fu poi realizzata, a terminazione della navata destra la cappella di S. Atto.

Demolita nel 1772 la Loggia della Montata (tra campanile e fianco della Cattedrale), anche l’orologio cinquecentesco sul lato settentrionale della torre campanaria è stato sostituito da quello settecentesco dell’olivetano Giovanni Asinelli Nella tribuna absidale la volta pseudoelittica fu affrescata dal Passignano mentre le tre grandi tele alle pareti furono commissionate dal decano Bartolomeo Rospigliosi a C. Allori, a G. Pagani e a B. Veli ed ultimate solo nel 1611

Gli adeguamenti liturgici conseguenti il Concilio di Trento si concentrarono nell’abbattimento della primitiva abside per realizzare la nuova, più ampia, tribuna presbiteriale (1599-1601) su progetto del Lafri, allungata sul retro ad occupare
quella che era via Tebertelli; andarono perduti sia l’ambone di Guido da Como (1199) che il mosaico del catino di Jacopo Turriti (1308), ma si venne definendo un nuovo scenografico punto focale per l’intera aula caratterizzato sia per il rialzamento attraverso una scalinata marmorea, sia per la ricchezza decorativa dei marmi policromi e dei dipinti. Nella
nuova tribuna vennero rimontati, con inevitabili adeguamenti, gli stalli lignei intagliati (forse da Ventura Vitoni) ed intarsiati (da maestranze fiamminghe) del coro tardo quattrocentesco e l’arredo liturgico fu completato con un nuovo altare marmoreo su disegno di Romualdo Cilli (1757).
Questo ricco apparato decorativo fu trasformato da Giovanni Gambini nel 1837 che corresse in chiave neoclassica le proporzioni dell’ordine architettonico sostituendo basi, capitelli e trabeazioni e rimodellando le lunette laterali.
I danni causati dalla guerra resero necessario un complessivo intervento di restauro, avviato nel 1951 a partire dalla copertura e continuato con lo smantellamento degli stucchi e delle volte a crociera seicentesche della navata centrale (1953) nonchè della cantoria nella controfacciata.
Nel 1956 fu avviato il consolidamento delle murature con il risarcimento delle aperture seicentesche ed il ripristino delle monofore romaniche, vennero smantellati i coretti sovrapposti alle navate laterali; a seguito del rifacimento in cotto delle pavimentazioni si rese nuovamente possibile l’accesso a due ambienti laterali superstiti della cripta romanica.
Il 30 aprile 1966 fu nuovamente inaugurata nella nuova immagine “ripristinata” dopo che nel 1965 era stata elevata a Basilica minore.