Tratto da:
REGESTO delle chiese italiane
N°1 - Pistoia


Presentazione dei tre itinerari
Di Baio Editore

Il territorio del Comune di Pistoia ha una superficie di 23.677 ettari e comprende sia lo spartiacque dell’Appennino
tosco-emiliano, sia la terminazione occidentale della pianura, formatasi da un ampio bacino lacustre e attualmente diffusamente urbanizzata secondo l’asse metropolitano Firenze-Prato-Pistoia.
Il territorio comunale rappresenta ca. 1/4 della superficie della provincia ed i suoi attuali confini ricalcano solo in parte
quelli dell’area d’influenza del libero comune medioevale da cui sono stati distaccati, fin dall’epoca granducale, i
territori del cosiddetto “Capitanato della montagna”, attualmente suddiviso fra altri comuni minori. Tale area d’influenza,
sommata alla Valdinievole, costituisce il territorio della Provincia istituita nel 1927.
L’orografia e l’idrografia del territorio comunale hanno avuto un’incidenza particolare con l’origine e lo sviluppo della
città, sorta ai piedi delle pendici appenniniche alla confluenza delle vallate solcate dai torrenti affluenti dell’Ombrone
Pistoiese; tali torrenti, per quanto di breve corso, hanno causato un costante rischio alluvionale specie per il repentino
passaggio dai corsi montani, a quelli pianeggianti, anticamente palustri, ma ampiamente bonificati a partire dal
medioevo. Il precoce sviluppo delle istituzioni comunali è legato anche all’importanza dei valici transappenninici
prossimi alla vallata dell’Ombrone che sono quelli a minor altitudine dell’intera catena montuosa e ciò spiega anche l’interesse politico militare del comune medioevale verso le vallate oltre crinale.
Storicamente la città murata costituiva la polarità economica e simbolica del territorio circostante, da cui era però nettamente distinta; territorio differenziato, sia paesaggisticamente sia nel tessuto socio-produttivo, nelle due diverse realtà della pianura agraria, storicamente caratterizzata dalla mezzadria ed attualmente dalle piccole imprese orto-vivaistiche e della montagna che nella presenza di corsi d’acqua e di boschi di castagni ha per secoli trovato le principali fonti di un’economia prevalentemente di sostentamento.
Economia povera questa, interrotta solamente dall’esperienza delle manifatture del ferro lorenesi e da una precaria industrializzazione ai primi di questo secolo e attualmente concentrata sulle attività turistiche. Tra queste due realtà la fascia collinare che cinge ad anfiteatro la città, coltivata a vigne e ulivi e costellata di storiche ville, rifugio agreste dell’aristocrazia cittadina, rappresenta una sorta di filtro.
E proprio questa diversificata caratterizzazione territoriale dell’attuale comune ha suggerito l’individuazione di tre
distinti itinerari che, oltre a rappresentare un pretestuale ordinamento nella schedatura degli edifici religiosi, possono
consentire un coerente approccio alla conoscenza del territorio. La suddivisione individuata nella presente ricerca,
distinguendo l’area urbana, la zona di pianura e quella collinare-montana ha teso a distinguere tre ampi comparti mediando tra le caratteristiche morfologiche del paesaggio, le costanti storiche di antropizzazione del territorio, le suddivisioni amministrative vigenti e l’attuale zonizzazione urbanistica. Così l’itinerario di città si identifica non tanto con il centro storico quanto con l’area urbanizzata comprendendo quindi anche quegli spazi ove le vigenti indicazioni urbanistiche prevedano funzioni strettamente connesse con lo sviluppo urbano. La zona collinare-montana, invece, con una certa indipendendenza dall’altimetria, ricalca sostanzialmente l’area soggetta a vincolo paesaggistico sulla base della L. 1497/‘39 escludendo però le prime pendici collinari del Montalbano, comprese nell’itinerario di pianura.