Tratto da: |
Artigianalità ed industria al servizio del patrimonio culturale |
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| Di Baio Editore | |||
| Da una serie di elementi
conoscitivi emersi dalla ricerca compiuta sul patrimonio architettonico
religioso (circoscritti ad una porzione del territorio, ma verificabili
anche a scala nazionale), si evidenziano numerose problematiche tecnologico-materiche
che orientano e condizionano la fruizione dello spazio sacro. La cultura
dei materiali e delle tecniche realizzative rappresenta un patrimonio difficilmente
sostituibile, in particolare in relazione a edifici ricchi di storia e di
umanità come le chiese. Ecco perché non possiamo affidare
questa complessità di contenuti a logiche improvvisate, associabili
più al “fai da te” che a competenze di provata esperienza,
sia di natura tecnica che operativa. Aspetto quest’ultimo di così
primaria importanza, da ritrovarlo spesso in note e prese di posizione della
stessa Conferenza Episcopale Italiana e prima ancora della Pontificia Commissione
per la Conservazione del Patrimonio Artistico e Storico della Chiesa. Coerentemente
all’intera pubblicazione, in cui si propone un percorso metodologico
utile a riflettere con più consapevolezza sui temi dell’architettura sacra, anche le pagine seguenti si inseriscono in questa dinamica. Sono presenti ditte che da tempo operano a vario titolo sulle tematiche della conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico, la cui esperienza, spesso radicata in un tessuto di antiche artigianalità, si pone al servizio dei tanti problemi da affrontare, garantendo un grado di flessibilità nell’organizzazione del proprio lavoro tale da trovare, nel rispetto delle prescrizioni tecniche, la soluzione più idonea al rispetto delle caratteristiche del bene su cui ci troviamo ad operare.
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