Tratto da:
REGESTO delle chiese italiane
N°1 - Pistoia


Testimonianza
Di Baio Editore

Spesso e ripetutamente si è affermato che la conoscenza è la base indispensabile per la conservazione e la tutela dell’immenso patrimonio culturale italiano, sia esso di interesse archeologico, architettonico o storicoartistico.
E su questa affermazione di principio, assioma indiscutibile, convengono tutti gli operatori interessati, a qualsiasi livello: si può conservare, restaurare, valorizzare solo ciò che si conosce; ciò che non si conosce, non potendosene valutare l’interesse o l’importanza, non si apprezza; e ciò che non si apprezza è destinato, prima o poi, a deterioramento e scomparsa; o nel migliore dei casi a trasformazioni tali da stravolgere e fare perdere, forse per sempre, i valori o i contenuti originari per cui l’opera era stata concepita e realizzata.
Da tutto ciò deriva, come logica ed immediata conseguenza, la necessità di procedere, possibilmente a tappeto su tutto il territorio nazionale, ad un’operazione di ricognizione, mirata a fornire a tutti gli organismi preposti alla tutela, ma anche a tutti gli utilizzatori del bene, i dati della conoscenza. Questa operazione indispensabile è sempre stata ben presente all’amministrazione dei Beni Culturali, che allo scopo ha fondato un apposito istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, affiancato, a parità di titolo e di merito, con i fondamentali Istituti Centrali del Restauro e della Patologia del Libro, che hanno fatto la gloria della scienza della conservazione italiana nel mondo. La volontà di procedere ad una schedatura scientifica sistematica di tutto il patrimonio culturale italiano, giovandosi delle forze delle Soprintendenze e dei mezzi disponibili, sempre enormemente inferiori alle reali necessità, comporta ovviamente,
come immediata conseguenza, un procedere estremamente lento, spesso focalizzato prioritariamente su episodi di primaria importanza.
È quindi indispensabile che accanto a questa attività istituzionale “esemplare”, si realizzino in parallelo campagne di schedatura e di precatalogazione, come quelle recentemente impostate, anche ad opera di autorità regionali, provinciali e comunali, istituti o Enti locali, che consentano di avere un quadro, per quanto possibile, completo, della reale condizione del patrimonio.
In questa ottica ben si inserisce l’ottimo “Regesto” delle chiese pistoiesi che viene presentato in questa occasione, e che ci si augura sia il primo volume di una esaustiva, lunghissima serie: infatti, indipendentemente dall’importanza o dal valore architettonico o storico artistico del singolo edificio (del resto sottolineato da una diversa impostazione e trattazione delle schede) il lavoro realizzato fornisce il quadro di tutte le presenze esistenti nel territorio prescelto.
Proprio dal possesso e dall’esame di questo quadro totale di riferimento possono e debbono derivare scelte di metodo e di comportamento, in merito alla necessità di interventi di manutenzione, all’obbligatorietà di restauri conservativi, alla compatibilità delle utilizzazioni. E accanto a queste indicazioni operative si possono evidenziare, molte altre chiavi di
lettura del materiale prodotto, che spaziano da considerazioni storicoartistiche sul superstite patrimonio architettonico sei-settecentesco, scampato ai ripristini del dopoguerra soprattutto negli edifici di proprietà privata o di minore presenza negli studi, a riflessioni sulla diffusione degli interventi di aggiornamento del gusto in periodo neoclassico o tardo-ottocentesco, a considerazioni sulle molte recenti operazioni di adeguamento alle necessità liturgiche, per terminare con purtroppo tristi riflessioni sul cattivo comportamento nel tempo dei materiali dell’edilizia moderna.
Giustamente i curatori del volume, architetti Agnoletti, Pasquini e Suppressa del Laboratorio d’Architettura, evidenziano la necessità di rivitalizzare o di istituire scuole specializzate in grado di formare tecnici e maestranze da impiegare in lavori di conservazione di questo settore del patrimonio, ora ben conosciuto nella sua totale consistenza. Ci si attende
che proprio dal territorio del comune di Pistoia, così ben connotato nella sua individualità e nella sua specificità possa, al termine di questo lavoro, venire l’esempio per un mirato intervento di riappropriazione culturale, che è anche riconoscimento della nostra memoria e delle nostre radici storiche.

Mario Lolli-Ghetti
Soprintendente per i Beni
Ambientali e Architettonici delle Provincie di Firenze, Pistoia e Prato