ARCHITETTURA FARE PENSARE

Le sentinelle del fuoco

Per gli antichi romani erano dèi, forse i più cari: quelli che proteggevano il focolare, quindi la casa e la famiglia. I “lari”,
che ognuno poteva invocare, raffiguravano la continuità delle generazioni, la sacralità del luogo, l’identità delle persone. Gli altri dèi avevano a che fare con gli affari pubblici: la pace, le guerra, i mestieri, la natura. I lari erano riservati invece alla quiete domestica: quella che si manifestava nel focolare, appunto, sede del calore, prima ancora che fisico, morale. Questo condensato di preziosità affettiva si è tramandato poi in una parola: “alari”, che deriva da quella degli dèi del focolare. Se si spegne come significato pagano, la si ritrova come nome degli strumenti più intimamente legati col mantenimento del fuoco nel braciere. Gli alari accostati servono a sostenere la legna sollevata: perché circoli l’aria e il fumo scorra via attorno al ceppo, per essere tirato verso l’alto nella canna. I camini moderni hanno diverse strumentazioni per la circolazione dell’aria necessaria alla combusionte.

Nelle foto: Gli alari proposti da Andrea Iosi, titolare insieme a Grazia Gado di Domus Aurea, sono autentici oggetti d’antiquariato dei quali si apprezzano le innumerevoli varietà di forma e lavorazione. Da Domus Aurea la scelta di cornici antiche e attrezzi per il fuoco è ampia e spazia in diverse epoche storiche.

Ma gli alari ci sono sempre stati, e continuano ad esserci. Due: come sentinelle sempre attente, che vegliano sull’incolumità della fiamma. Di tutti gli strumenti del camino (le molle, le pinze, le barriere per contenere la cenere, i coperchi per conservare le braci, le grate, gli spiedi, le placche dorsali, ecc.) che costituiscono il corredo con cui si addomestica il fuoco, gli alari sono i più caratteristici, spesso fonte di ispirazione creativa. I loro manici fanno ala al fuoco, e permettono anche si spostarlo, mentre cadono i lapilli. In fondo è la loro foggia che individua più di qualunque altro elemento il luogo preciso da cui sgorga la fiamma. Sono la portantina del ceppo fumante. Attorno al legno che vi riposa sopra, il fumo scorre abbracciandone la rotondità, come una fugace carezza, e scappa verso l’alto raccogliendosi in un fiotto ascendente. Sono i draghi delle fiamme, i cui lunghi colli si ergono impassibili al calore e lanciano ombre che ondeggiano all’intorno, secondo il muoversi della fiamma. Così è come se prendessero vita questi draghi che non sputano fuoco, ma lo raccolgono; che non aggrediscono, ma trattengono in un ordinato svolgersi lo scoppiettio della fiamma.

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