FARE

Le opere nella Parrocchiale di Craveggia


ARTE – LE OPERE NELLA PARROCCHIALE DI CRAVEGGIA

Costituito e sempre accresciuto dal 1700 in poi, si compone di oggetti liturgici preziosi e di opere d’arte di valore storico artistico. Una raccolta che ancora continua e che troverà adeguata sistemazione museale nella Parrocchiale.

IL PAESE, LA STORIA, L’ARTE, IL CUORE

Stupendo nelle sue pietre antiche, autentico nella sua ricca memoria di industriosità artigiana e di amorevole cura per le cose, Craveggia sorge nell’incantevole Val Vigezzo, la Valle dei Pittori. Oltre ai suoi pregi, è ricco di una tradizione umana che lo rende unico. I molti suoi emigranti hanno sempre mantenuto aperto un dialogo fitto col luogo di
origine, lo hanno curato nel tempo: parliamo di secoli e di generazioni, non di poche persone. Giovanni Maria Mellerio è forse il primo e più illustre esempio di questa tradizione: arrivò a Parigi agli inizi del XVI secolo e prese a esercitarvi l’arte di tagliatore di gemme. La famiglia si è radicata, ha tramandato di padre in figlio il mestiere, lo ha affinato, è cresciuta.
E agli inizi del secolo successivo, nel 1613 la troviamo beneficiata del privilegio regale di viaggiare liberi per tutto il territorio a mostrare i loro prodotti ed esercitare la loro arte, gioiellieri legati alla Corte reale (il mito attribuisce questo privilegio al fatto che un Mellerio scoprì e denunciò un complotto contro re Luigi XIII). Oggi sono noti in tutto
il mondo, legati al cuore dei tifosi di calcio, sport per il quale confezionano il famoso "Pallone d’Oro" con cui si premia ogni anno il migliore calciatore in attività.
E con loro tante altre famiglie craveggesi, condividono non solo il successo professionale, ma anche il legame affettivo col luogo di origine, dove tornano sempre, dove portano sempre nuove testimonianze del loro affetto: opere d’arte, gioielli, tessuti preziosi, oggetti che restano nella chiesa: perché è questa al centro del paese, l’anima dell’emigrante,
il contatto con la terra natale.
Don Carlo Maria Scaciga, responsabile dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Novara, sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana, ha promosso la conservazione di questo tesoro; in quanto socio del Rotary Pallanza Stresa, ha sensibilizzato il suo Club, che ha risposto all’unanimità, con entusiasmo e sollecitudine.
E nelle figure del Past President, Dr. Giuseppe Polli e del Presidente in carica, Dr. Eros Barantani, coadiuvato dall’Arch. Emilio Sironi, si è attivato per l’opera di catalogazione, passo previo alla vera e propria musealizzazione. L’incontro col parroco, don Massimo Martinoli, anch’egli attivo promotore dell’opera, è esempio di come attorno alla Chiesa si possa raccogliere tutta l’energia vitale della società civile.

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

L’inventario computerizzato

La decisione di operare una ricognizione critica del "Tesoro di Craveggia" attraverso una precisa inventariazione di ogni singolo pezzo è nata dalla necessità di valutare con attenzione la portata storico-artistica del complesso, anche in vista di un possibile futuro progetto teso ad una sua più ampia fruizione. La CEI ha da anni promosso, e in parte finanziato, un imponente Progetto di Inventariazione Computerizzata dei Beni Culturali Mobili delle Diocesi italiane. Sembra una lodevole operazione culturale volta alla conoscenza e alla salvaguardia del patrimonio artistico ecclesiastico: ma è molto di più.
Si tratta di una impresa … titanica, data l’ampiezza, la ricchezza e la distribuzione sul territorio di questo patrimonio, che rappresenta l’assoluta maggioranza dei beni artistici del nostro Paese. Prendiamo ad esempio la Diocesi di Novara: un territorio di 4.283 Kmq (più vasto del territorio della Diocesi di Milano), con 346 parrocchie e 1.647 chiese.
Il progetto novarese di inventariazione prevede oltre 400.000 schede inventariali, realizzate da specialisti (storici dell’arte, architetti, fotografi, informatici). In questo contesto ben si è inserita la ricognizione sul nostro Tesoro che si è inserita nel nuovo significato assunto dagli inventari: essi non sono ormai soltanto dei repertori di beni
mobili e immobili, ma uno strumento di identità storica, culturale, liturgica, per mezzo del quale impostare il progetto culturale della Parrocchia e della Diocesi, recuperando tutte
le funzioni educative che il patrimonio ha raccolto nei secoli.

Don Carlo Maria Scaciga

Il Rotary Club Pallanza Stresa, nella sua continua ricerca di progetti di servizio da svolgere sul proprio territorio finalizzati a migliorarne la comunità, durante lo scorso anno è venuto a conoscenza della presenza in Val Vigezzo di un vero e proprio tesoro composto per lo più di oggetti di arte sacra che, a causa del suo valore e di una collocazione
inadeguata, era stato per decenni conservato gelosamente e tenuto lontano dalla vista della gente.
Di esso si era parlato in occasione della Mostra "Sull’antica strada del Sempione transito di merci e di persone", edito a Santa Maria Maggiore (Verbania) nell’estate del 2006, il cui catalogo recitava: …
Del famoso "Tesoro di Craveggia" sono qui presentati alcuni significativi pezzi donati dagli emigranti del paese, e certamente transitati sulla strada del Sempione, che avevano fatto fortuna in Francia…
Il tesoro, al suo completo, si presenta alloggiato nella Parrocchiale di Craveggia in due canterali a parete, con vetrine e cassettoni, che permettono di vedere solo in parte i ricchi paramenti a fiorami in sete antiche intessute di oro e argento, e i molti calici, ostensori, pissidi, croci, cesellati o filigranati o tempestati di pietre preziose.
Esso conta il celebre manto funebre attribuito al Re Sole (Luigi XIV), nelle suedue note predominanti di oro e argento su fondo di velluto nero ornato di sei preziosi gobelins (dono di Giacomo Antonio Guglielmazzi). Il piviale, fioritissimo, facente parte del paramentale ricavato dallo storico manto nuziale di Maria Antonietta, Regina di Francia (dono
di Maria e Giuseppe Borgnis Gallanty). Alcuni pezzi della Vita di Gesù dipinti su tavole di rame, eseguiti dal fiammingo Frank, provenienti dalla Cappella Reale di Versailles (dono di Giovanni Antonio Cottini). Il famoso Ostensorio d’oro vermeil (alto 85 cm) tempestato di gemme, di cui c’è "solo l’eguale a Notre Dame di Parigi" (dono di Francesco e Giovanni Giacomo Mellerio). Il pugnale e la corona della Madonna Addolorata con iscritti i Sette Misteri, ambedue in argento dorato tempestati di gemme (doni di Giovanni Mellerio).
E ancora una pianeta intessuta d’oro, due Ostensori ambrosiani a forma di tempietto; due ampolline di cristallo, rilegate, del 1700; un altro Ostensorio in argento dorato con Santa Tecla in cristallo; un calice squisitamente lavorato con coppa e patena d’oro massiccio adorna di una Crocefissione.

In senso orario: Gesù fanciullo, statua in legno dipinto, h 81 cm, con corona in argento dorato e gemmato;
particolare della croce sopra il globo che il Bambino regge nella mano sinistra; la corona a raggiera posta sul capo del Bambino (XIX sec.).
Il Tesoro di Craveggia si è formato ed accresciuto dal 1700 in avanti, attraverso gli acquisti della Chiesa e le larghe elargizioni dei Craveggesi emigrati: Rossetti, Dell’Angelo, Margaritis, Borgnis Gallanty, Garbagli, Guglielmazzi, Cottini, Ferino e Mellerio.
Pagina a lato: il borgo di Craveggia su cui spicca il campanile della Parrocchiale.

A destra, la delegazione Rotary Club Pallanza Stresa in
visita alla Parrocchiale. Da sinistra: Ernesto Meriggi,
Mario Bariatti, Elio Fortis, Laura Fortis, Laura Salvadori,
Eros Barantani, Fiorella Uglietti, Carlo Maria Scaciga,
Anna Bariatti, Angela Meriggi, Maurizio De Paoli,
Giuseppe Uglietti, Patrizia Testore, Menora De Paoli,
Giovanna Barantani, Giovanna Mastrotisi, Piero
Cassani, Mirella Cassani.

Un Crocifisso del 1300 con scolpiti a sbalzo i Quattro Evangelisti; una ricca croce astile in argento guarnita di dieci ametiste (donata nel 1838 dal gioielliere parigino Giovanni Antonio Mellerio); la raggiera del Gesù Bambino pure in argento dorato con topazio centrale e quattro rubini; un gruppo di statuine da presepio scolpite da artigiani locali del 1700, con costumi e stoffe dell’epoca, un antico drappo con fiori dipinti a mano su seta di colore naturale cinto da due splendide lanterne in argento, il quadro "Cristo nell’Orto" di L. Cambiaso (XVI sec.), ed inoltre ex voto, reliquari,
statue lignee dorate e policrome, del XVII, XVIII e del XIX sec. ed una miriade di altri oggetti preziosi.
D’accordo con il parroco di Craveggia, don Massimo Martinoli, si è perciò deciso di porre rimedio a tale situazione anomala decidendo di intervenire in modo da dare lustro a questa splendida raccolta, di cui le genti ossolane hanno sempre favoleggiato con orgoglio, in quanto testimone di un bel tratto della loro storia.

A sinistra, in alto: stauroteca in argento sbalzato parzialmente dorato e vetro, h 36,5 cm (XVIII sec.).
Nella foto a lato, da destra: calice in argento sbalzato dorato, h 32 cm (1841); calice in filigrana d’argento, argento dorato, h 19,5 cm (XIX sec.);
pisside in argento cesellato dorato, h 25,5 cm (XVII sec.); calice in argento cesellato, h 21 cm (XVII sec.); pisside in argento sbalzato cesellato, h 34 cm (XVIII sec.).

(Foto di pag. 61 in basso al centro, pag. 62 e pag. 64 in basso: Athos Lecce. Le altre foto del servizio: Agostino Temporelli.)

Come primo passo si è perciò proceduto alla inventariazione sistematica e scientifica del complesso di queste autentiche opere d’arte: sono stati analizzati circa 700 oggetti, selezionando tra di essi i pezzi più importanti, risultati alla fine in numero di 300, che sono stati accuratamente misurati, descritti, schedati ed ampiamente fotografati.
Il catalogo prodotto da tale lavoro è ora una realtà che consente di poter pensare al passo successivo, quello della visibilità del Tesoro di Craveggia. In questo senso è già stato individuato un ambiente particolarmente prestigioso di dimensioni adeguate, che offre le necessarie garanzie di sicurezza ed adatto ad essere aperto al pubblico.
Il tutto fortemente voluto dai Presidenti del Rotary Club Pallanza Stresa, Dottor Giuseppe Polli (2006-07) e Dottor Eros Barantani (2007-08), e magistralmente curato dal Direttore dell’Ufficio per l’Arte Sacra e i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Novara, nonché socio del Club, Don Carlo Maria Scaciga.

Arch. Emilio Sironi Segretario Rotary
Club Pallanza Stresa – Distretto 2030

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