ARCHITETTURA FARE PENSARE

Le forme semplici di una volta

L’inconfondibile atmosfera di campagna di un rustico toscano

Progetto: Stefano Lazzarini e Nicola Masini
Località: Lucca
Testo: Walter Pagliero
Servizio di: Luisa Carrara
Foto: Athos Lecce

In una semplice villa a tre piani, costruita nell’800 come casa di vacanza di una famiglia borghese della vicina città di Lucca, vi sono molte camere per gli ospiti sia al primo piano sia nella bella mansarda. A piano terra invece vi sono i locali di soggiorno: il salotto, la sala da pranzo e la cucina. Nel locale più grande della zona living c’è un grande camino di classica compostezza, con trave a gradoni e fianchi decorati da una armonica quadratura. Tutto qui, a partire dalla facciata della casa, è molto lineare e ben proporzionato; il camino s’inserisce perfettamente in questo discorso architettonico sommesso ma di buon gusto, che risente della grande stagione neoclassica lucchese stimolata dalla presenza in zona della sorella di Napoleone, Elisa Baciocchi, e della sua piccola ma raffinata corte. L’arredamento
voluto dall’attuale proprietario, un imprenditore tedesco, è quello che ci si aspetta in questi casi: vecchi mobili di provenienza campagnola dotati, nella loro semplicità, di quell’eleganza formale cheè nel ‘DNA’ dei toscani. Il camino, costruito ai primi del ‘900, è in muratura in intonaco spugnato.

La villa, che sorge in una verde zona collinare, è circondata da un bosco percorso da un piccolo fiume. Sono qui presenti due elementi tipici delle case lucchesi: le solide persiane verdi e le piccole finestre sottotetto.
All’interno, in tutti gli ambienti, dalla cucina alla camera da letto, dominano, le quadrotte di cotto toscano del pavimento e i soffitti con travi e mezzane, sempre, in cotto.

Nelle foto: il soggiorno dominato dal camino in muratura, intonacato con un colore chiaro che ricorda una pietra locale. Ai suoi fianchi, con una disposizione tipicamente simmetrica, due armadi vetrati dove sono esposti oggetti in ceramica
dell’artigianato locale. Attorno al camino sono disposte poltrone foderate in un tessuto blu mare che conferiscono all’ambiente un tono elegante ma molto serio. Al centro, due sgabelli tipicamente contadini.

Camini di grande semplicità in una casa colonica della Lucchesia

Sulle colline intorno a Lucca c’era un gruppo di casupole contadine ancora parzialmente abitate. Essendo la posizione
incantevole tra vigneti e uliveti (l’olio di Lucca è famoso per il suo aroma delicato), è stato ristrutturato da persone di città per farne una salubre seconda casa. Il piano terra, che era diviso in tante piccole stanze, ora è diventato uno spazio unico dominato da un arco, adibito a grande soggiorno per il pranzo (con cucina a vista) e la conversazione. In una situazione così rustica i camini non potevano mancare: uno già c’era, in pietra grigia di Matraia, era malandato
ed è stato restaurato.

Come è stato conservato lo spirito contadino

La semplicità contadina è diversa da quella, fatta di sobrietà e rigore, di chi contadino non è ma partecipa ai comuni valori di rigore e di modestia. Nel passaggio d’uso delle abitazioni rurali dai coltivatori diretti, che lì vivevano da sempre, ai cittadini, che godendo di un nuovo benessere si impossessano oggi anche della campagna, molto del fascino originario va perduto ma nello stesso tempo molto viene guadagnato in comfort e salubrità della casa. Per chi vuol mantenere il più possibile lo spirito della tradizione locale ci sono piccoli accorgimenti che, se tenuti presenti con intelligenza e senso della misura, possono contribuire a rendere meno devastante la trasformazione. Lo stato
d’animo dovrebbe essere quello di chi entra in punta di piedi in casa d’altri per migliorarla, non per snaturarla o distruggerla. La comunicazione intima con la natura potrebbe essere l’elemento comune con i precedenti abitanti, una costante su cui basare la nuova ristrutturazione.

Quindi vanno usati gli stessi materiali naturali utilizzati precedentemente (cotto, legno, pìetra locale) anche nei rifacimenti di tutto ciò che è ammalorato. Soprattutto é fondamentale non sovrapporre un io esuberante (cioé mobili molto personali) a un’architettura decisamente “comune” nel senso comunitario del termine. Le sedie cosiddette “da chiesa” (le più povere e facili da gestire) vanno meglio di qualsiasi altro tipo, e lo stesso criterio va usato per tavoli, mobili da cucina, letti e divani. Anche per i camini occorre essere sobri: devono avere forme assolutamente semplici e tradizionali, presenti anche nelle case coloniche non nei palazzi o nei castelli. Solo così riusciremo a mantenere l’atmosfera di sempre.

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