ARCHITETTURA PENSARE

Le campane, un concerto di dedizione

Chiesa di S.Romano a Roma

Le campane sono il simbolo e lo strumento principale dell’annuncio. La loro visibilità, particolarmente evidente all’apice del campanile, è quel che rende prossima la presenza della chiesa, anche alle persone lontane.Vuoi per la loro visibilità, vuoi perché se ne ode da lungi il suono. Così accade anche per la nuova chiesa di San Romano a Roma. Per quanto stretta tra le case del quartiere, la visibilità del castello delle campane è immediata. La loro collocazione particolarmente significativa, sopra una struttura a forma di portale, che diventa per questo stesso fatto l’elemento che introduce – non solo sul piano del movimento fisico, ma anche a livello simbolico – allo spazio della chiesa.
Il traliccio metallico che le sostiene non ha copertura: è come un segno di libertà, una sottolineatura ulteriore che proietta l’immagine dello strumento sonoro verso il cielo.

E che testimonia della pregevolezza tecnica del manufatto, visibile a tutto tondo. C’è in realtà anche qualcosa di scultoreo nella campana e la sua forma nota, radicata nella memoria, sedimentata nell’animo, di per sé “dice” chiesa, rendendo ancor più eloquente l’architettura; costituendo un complemento ancor più indispensabile nel caso dei progetti dell’architettura contemporanei. La campana resta come un’ancora che ricorda la primigenia tradizione, che rimanda alle radici della storia del cristianesimo. Per la chiesa di San Romano, la Pontificia Fonderia Marinelli ha fornito un concerto di sette campane, che sono state benedette il 19 ottobre 2005 da S.E. Mons. Paolo Romeo e, collocate sul nuovo campanile, hanno suonato a festa per accompagnare la cerimonia della solenne liturgia di dedicazione presieduta dal Cardinale Camillo Ruini il 16 ottobre.
Il castello delle campane sull’elemento a forma di portale che domina il sagrato.

Fuse nella più antica fonderia oggi operante, con tecniche artigianali invariate sin dal medioevo, queste artistiche campane rispondono alle note musicali: La b, Re b, Mi b, FA, SOL b, La b, Si b e hanno un peso totale di circa una tonnellata e mezzo. Ogni campana è stata battezzata con un nome. La Maggiore, dedicata a san Romano, è intitolata “Redemptoris Hominis”; la Misericordia, dedicata a san Lorenzo, è intitolata “Dives in Misericordia”; la Maria, dedicata alla Madonna della Stella, è intitolata “Redemptoris Mater”; la Pina, dedicata a san Giuseppe, è intitolata “Redemptoris Custos”; l’Agnella, dedicata al Buon Pastore, è intitolata “”Pastores Dabo Vobis”; la Poverella, dedicata al beato Luigi Palazzolo, è intitolata “Redemptoris Missino”; l’ultima, la Stellina, dedicata alla Vergine, è intitolata “Novo Millennio Ineunte”. Tutte le altre iscrizioni, le dediche in latino, così come le immagini, sono state studiate da don Giuseppe Marciante e dai suoi collaboratori, mentre la composizione artistica è stata curata dagli scultori Marinelli, nel laboratorio dell’antico opificio. Per l’occasione della dedicazione, la Fonderia Marinelli ha fuso anche un bassorilievo in bronzo che è stato consegnato a S. Em. Card. Camillo Ruini, sul quale, oltre all’immagine di S. Romano Martire, viene ricordato il cinquantesimo del suo apostolato.

condividi :
editoriale: Si ricomincia;i quesiti dei lettori: cucina e pranzo, un bagno classico
11/10/2005
Il Crocifisso, segno di religione e di civiltà
19/04/2006