FARE

Lampada di fede


ARCHITETTURA – CHIESA DI SANT’ANDREA A HANG HAU, HONG KONG

Nello scenario della metropoli cinese la chiesa, che nasce dal dialogo con progettisti e tecnici di cultura
buddista, diventa momento di incontro e di annuncio.

Già è complicato stabilire una certa collaborazione per realizzare chiese sul nostro territorio, tra persone che parlano la stessa lingua ma non hanno gli stessi gusti e la stessa formazione. Per questa chiesa a Hong Kong, il compito poteva apparire ancora più arduo. La comunità cattolica locale, guidata da don Giorgio Pasini e don Luigi Cantoni, religiosi
del PIME, sotto gli auspici del Vescovo, Card. Joseph Zen Ze-Kiun, e della Commissione liturgica diocesana (P. Tommaso Law, P. Giovanni Giampietro e la responsabile per l’edilizia di culto Arch. Anna Kwong) ha intavolato un dialogo con l’Arch. cinese Kenneth Chau, incaricato di progettare l’edificio. Ma questo non aveva mai realizzato una chiesa e neppure sapeva che cosa fosse, provenendo da una cultura buddista. Così, a collaborare per la definizione
dello spazio liturgico è stata chiamata Sr. Michelangela Ballan, a sua volta architetto. E la nuova chiesa di sant’ Andrea a Hang Hau è nata grazie a un ampio dialogo tra persone e culture, tra sensibilità e linguaggi diversissimi. Il fatto che il discorso sia stato produttivo e il risultato più che apprezzabile dimostrano ancora una volta come, anche in architettura, la disponibilità al dialogo costituisca una forza fondamentale.
“Al primo incontro – ricorda suor Michelangela – l’architetto Chau ci ha mostrato una serie di immagini di edifici pubblici già costruiti, invitandoci a scegliere, in quell’ambito, in che direzione muoverci.
Tralasciando le strutture esistenti proposte, abbiamo cercato di comprendere come si potesse trovare un elemento attinente la fede, che fosse comprensibile a tutti e sul quale impostare un discorso.
Chiarito che nella cultura locale il tempio è visto come una lanterna, che diffonde la luce, abbiamo visto che partendo da questo concetto avremmo potuto cercare di definire un’architettura che fosse eloquente, pur entro quel contesto culturale e quel tessuto urbano segnato dalle molteplici torri per abitazioni e uffici. La chiesa non si sarebbe posta
in opposizione né in competizione con le torri: sarebbe stata, invece, una lanterna che diffonde la luce dello Spirito. Sarebbe stata posta un poco sopraelevata rispetto al piano stradale e introdotta da un giardino, definito da una facciata con elementi ripetuti (nella cultura buddista la ripetizione significa fedeltà).
Nel complesso abbiamo visto che elementi significativi per la cultura buddista avrebbero potuto essere significativi anche per noi. Se per loro lo spiazzo verde ha un senso come espressione della natura, per noi l’acqua che sgorga dalla roccia richiama il battesimo. Quel che per loro è un giardino buddista, per noi è un sagrato che rievoca l’esperienza dell’iniziazione cristiana.” Il punto qui non è fare dell’architettura uno strumento di sincretismo, ma di rendere eloquente uno spazio costruito, anche agli occhi di chi proviene da una cultura diversa, trovando dei codici che non siano estranei e invoglino ad aprire la strada del dialogo, della comprensione di significati nuovi per loro.

La nuova chiesa nel panorama urbano.
In alto, da destra: don Giorgio Pasini, Card. Joseph Zen Ze-Kiun SDB, P.Tommaso Law
e gli altri celebranti. In basso, la pianta del complesso evidenzia la scalinata circolare
di accesso e la pianta quadrata dell’aula con vetrate all’ingresso e verso la strada.
In alto, Arch. Sr. Michelangela Ballan e Arch. Kenneth Chau all’inaugurazione.
«…Il modo in cui si sono integrate per secoli le “tre dottrine” (san jiao) del taoismo, del confucianesimo
e del buddhismo, potrebbe insegnare qualcosa per il dialogo contemporaneo fra ebrei, cristiani e musulmani… Saper individuare analogie nel passato e nel presente permette di cogliere poi quei punti fermi, sui quali fondare vie di scambio e collaborazione. Del resto l’idea di collegare sempre meglio, mediante strutture stabili
ma flessibili, l’Italia e la Cina, sottintende e presuppone che sussista
sempre un’omogeneità o una convergenza sostanziale…»

(Tratto da “Rapporti tra Italia e Cina: alcune considerazioni culturali” di Pier Francesco Fumagalli, dal volume Ponti di bambù, a cura di G. Merchionne, Egea, Milano, 2007.)

Il sagrato, luogo di raccordo con il tessuto urbano. Nelle due pagine, in senso orario: la parte alta, vista
verso la scuola; la vetrata di ingresso e il giardino; la scalinata e il laghetto;
la vista frontale dell’accesso dalla strada.
L’atrio-nartece. Nella foto in alto, l’altare è evidenziato dal convergere prospettico
dell’asse pavimentale e della croce in vetrata. Il portale ha una struttura portante
in acciaio inox, maniglie in ottone e vetrate artistiche di stile astratto in vetro
soffiato a bocca (Lambert) su disegno del maestro Albano Poli. Le vetrate sono
dipinte a grisaglia con nuova tecnica, utilizzando sempre vetro soffiato a bocca su
vetro stratificato e resinate. Il disegno è di Suor Michelangela Ballan. Portale e
vetrate sono state realizzate da Progetto Arte Poli. Pagina a lato, dall’alto: i luoghi
liturgici in pietra “giallo di Gerusalemme”; il battistero a forma di fiore di loto.

“All’interno della chiesa ho voluto disegnare il battistero a forma di fiore di loto. Per loro è una figura importante. A questa figura aggiungiamo il significato intrinseco del battistero: la nascita alla nuova vita, la novità dell’annuncio evangelico, sempre nuovo, per ognuno: fuori dalla logica della ripetizione e dell’uniformità.”
L’aula liturgica è a pianta quadrata. Vi si accede tramite un’agevole gradinata affiancata da piante su un lato, e sull’altro dalla scuola materna annessa al complesso parrocchiale. Questo edificio definisce il sagrato che, col suo andamento circolare, porta verso l’ingresso alla chiesa. L’aula liturgica è fortemente caratterizzata dalla parete interamente vetrata posta alle spalle del presbiterio. Così la chiesa diventa la fonte di luce che nella notte brilla all’esterno: la “lanterna”. Il canto del colore e delle forme, oltre che sulla vetrata, risuona anche sulla pavimentazione.
In particolare nella fascia centrale si succedono, in un processo di germinazione ripetuto e rinnovato, le figure geometriche del cerchio e del quadrato che incorniciano una successione di fiori di loto. Sul prolungamento di questa fascia, si protendono due nastri che morbidamente, come aeree corolle, ornano la pedana dell’altare. L’impatto
visivo è notevole. In epoca preconciliare si usavano balaustre per separare il luogo dell’altare: oggi la continuità spaziale avvicina il centro focale della celebrazione ai fedeli. Con un decoro pavimentale importante ed evidente come quello qui compiuto, si apre un sentiero paradisiaco che invita al luogo della celebrazione eucaristica mentre allo
stesso tempo questo resta separato pur nella continuità, evidenziato pur nell’apertura, glorificato in tutta la sua concreta presenza. Il motivo del fiore di loto, comune alla grafica pavimentale e alla forma del battistero, si pone come motivo che estende in tutto lo spazio della chiesa il simbolo attribuito alla rinascita alla vita nella grazia. Così la semplicità delle linee architettoniche si riempie di significati mediati attraverso forme di luce, nella trasparenza dei
vetri, nel lucore delle superfici. L’altare e tutti gli altri elementi sono in pietra “giallo di Gerusalemme”, a suggello di un vincolo che unisce al luogo dove fu donata l’Eucaristia.

In senso orario: la custodia eucaristica, posta a parete sul lato destro dell’aula, sullo sfondo di un pannello
a mosaico dalle tinte vive tendenti al rosso, memoriale del Sacrificio e simbolo dello Spirito; il battistero
a forma di fiore di loto; vista notturna esterna della grande vetrata.

Chiesa di sant’Andrea a Hang Hau, Kowloon,
Hong Kong

Committente: Diocesi di Hong Kong
Progetto architettonico: Arch. Kenneth Chau e la sua équipe
Progetto interni, luoghi liturgici e opere d’arte: Arch. Sr. Michelangela Ballan, PDDM
Vetrate: Progetto Arte Poli, Verona
Superficie chiesa: mq 700
Cronologia lavori: 2002 – 2006

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