PENSARE

L’abside e le pareti dipinte


A differenza delle due absidiole invase dalla luce che entra dall’esterno, il santuario, illuminato solo nella sua parte alta da una luce che tende a salire, è praticamente privo di fonti di luce naturale: qui infatti la luce è tutt’uno con le onde di colore che si irradiano dalla composizione figurativa. Ci si incontra così con l’altro elemento costitutivo dello spazio interno: la decorazione del presbiterio, opera del benedettino brasiliano Ruberval Monteiro da Silva. Pur svolgendosi su una superficie bidimensionale, essa consiste in un grandissimo oculus che si apre sulla visione della terra redenta: due soli personaggi – la Vergine Madre e il Bambino che è il Verbo incarnato – stanno al centro di un giardino che è al tempo stesso una città; qui i colori freddi e luminosi della folta erba primaverile e del cielo notturno, messi in risalto dal rosso caldo del manto della Vergine e dalla corona fiammeggiante del cerchio esterno, come direbbe André Frossard "cantano".

Dall’alto: altare e abside dipinto. Un particolare del fonte battesimale a croce su cui sorge un “fiore” di pesci intrecciati. Vista dell’aula dalla navatella sinistra

Il movimento è duplice: colui che guarda "entra" nel cerchio dello spazio-tempo redento verso il quale si volgono in pace gli angeli, i progenitori, i santi patroni…; ma al tempo stesso ciò che egli vede "entra" dentro di lui, lo illumina, lo medica, lo ristora. E, di fatto, la Misericordia divina cui è dedicata questa chiesa parrocchiale è il mistero della fedeltà amorosa di Dio alla sua creatura che, in Cristo, si traduce nella divinizzazione dell’uomo e nella redenzione del creato: la materia è buona, la carne è destinata alla risurrezione, Dio dice: "Ecco io faccio nuove tutte le cose" e tutto ciò che esiste si trova incluso nel cerchio dell’amore ardente di Dio. Poiché la Misericordia di Dio non è un fatto intellettuale, ma viscerale; lo dice la Scrittura: "Ci ha amati con viscere di mericordia".
Questa, certo, è la fede dei cristiani i quali, nutrendosi dell’Eucaristia, sanno di preparsi un corpo di eternità; tuttavia è lo specifico del colore usato secondo il principio della policromia – non riprodurre l’apparenza delle cose, ma esprimere il loro significato –, riuscire a trasmettere nel modo migliore questo messaggio: il colore infatti è eminentemente espressione dell’affettività, e non vi è nulla di più affettivo, cioè di più vitale, di più esistenziale, dell’affermazione di queste "viscere di misericordia" di Dio e del fatto conseguente che il desiderio di vita dell’essere umano, costitutivo e insopprimibile, sarà esaudito, anzi lo è già, anche se per ora nel velo del sacramento.
La tavolozza di un bambino? Un bambino non potrebbe creare un insieme provvisto di questa forza e di questa armonia. Più giusto è dire: la tavolozza di un artista che unisce lo sguardo della fede cui si apre l’Invisibile con la capacità sconfinata di meraviglia dei bambini. E’ così che il "non ancora" acquista un raro spessore di realtà.
Veramente la chiesa di S. Bartolomeo a Mare è un felicissimo esempio di unitarietà della progettazione – architettonica e figurativa – e di piena e consapevole rispondenza al significato dell’edificio per il culto cristiano.

Prof. Dr. Maria Giovanna Muzj

 

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