PENSARE

La tradizione delle confraternite


RESTAURO LA SCUOLA GRANDE DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA AVENEZIA

Sorto in epoca medievale, l’edificio è stato più volte ampliato e arricchito, con interventi particolarmente significativi di epoca rinascimentale e tardo barocca. Dopo che nel 1966 il piano basso subì forti danni a seguito dell’allagamento, qui sono state sperimentate tecniche di restauro e salvaguardia poi generalizzatesi. Oggi ospita incontri, convegni, mostre.

L’atmosfera, austera e ricca di decoro, di simboli religiosi e di richiami devozionali, si conserva nel suo carattere tipico, di sede di un’arciconfraternita medievale. Le vicende storiche che ha attraversato hanno confermato nei secoli questa sua origine e vocazione, che è stata recuperata dopo le vicende avverse occorse nel XIX secolo. Oggi è stata restaurata non solo nella interezza formale e artistica acquisita nel tempo, ma anche nella sua funzione originaria.
All’origine sta la “Fraternità dei frari battuti”, ovvero “Fraternità de disciplina”, nata sulla scorta della predicazione dell’eremita Raniero Fasani nel 1261, presso la chiesa di Sant’Apollinare. Nel 1467 tutte le Confraternite presero il nome di “Scholae Magnae”: Scuole Grandi. Nel frattempo, nel 1301, quella dei “frari battuti” si era trasferita presso la chiesa di San Giovanni Evangelista, da cui assunse il nome. Com’è noto, le confraternite dell’epoca costituivano società a carattere anche lavorativo, ed erano dotate quindi di capitali che si accumulavano col passare degli anni grazie all’impegno dei soci.

La Sala delle Colonne: l’architettura del primo ‘400
è stata restaurata dopo il 1966.

Come è spiegato nel volume La Scuola Grande di San Giovanni Evangelista (di Chiara Vazzoler, Guide Marsilio, Venezia 2005): “Sin dalle origini posta sotto il controllo del Consiglio dei Dieci (il governo veneziano – ndr), la confraternita, che comprendeva esponenti dei ceti mercantile e artigiano, svolse nel corso dei secoli rilevanti funzioni devozionali, di assistenza e di beneficenza, nonché di concreto appoggio, quasi di tipo bancario, al pubblico erario in caso di situazioni d’emergenza”. Due date sono di particolare significato: il 1369, anno in cui il cavaliere francese Philippe de Mézières, gran cancelliere dell’Ordine di Gerusalemme, Rodi e Cipro (che poi sarebbe diventato di Malta), donò alla Scuola di San Giovanni un frammento della croce di Cristo, che da allora sarebbe diventato un elemento centrale
nella vita dell’associazione. E il 1414, quando la Scuola decise di investire le proprie accresciute risorse per erigere un edificio di proprietà, accanto alla chiesa nella quale aveva trovato sede.
Così, per addizioni successive, da allora nel corso di diversi decenni si è andato formando quel che oggi si presenta come un luogo privilegiato, un complesso ricco di preziosità artistiche e di testimonianze storiche.
Aperto agli incontri culturali, nel cuore della Venezia storica.

Ed è particolarmente significativo che, malgrado le soppressioni e requisizioni napoleoniche di inizio ‘800 e, malgrado la successiva destinazione a magazzino decretata dal governo austriaco occupante, nel 1855 fu costituita (su iniziativa di Gaspare Biondetti Crovato) una “Pia Società per l’Acquisto della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista”, cui aderirono ottantatre imprenditori che non solo ne impedirono la minacciata demolizione, ma la riportarono a condizioni molto simili a quelle della destinazione originaria, occupandosi anche della sua conservazione. Tanto che nel 1931 papa Pio XI attribuì alla rinata Scuola Grande il titolo di Arciconfraternita. Tra le attività che da allora ospita, spiccano quelle relative alla conservazione e al restauro. A fine ‘800 la Scuola Grande divenne sede della Società Artistica di Mutuo Soccorso e nel 1948 vi fu istituita una Scuola Libera delle Arti Plastiche, la cui importanza è testimoniata dalla presenza nel corpo docenti di personaggi quali Carlo Scarpa. Fu attiva nella sperimentazione delle tecniche di restauro, come riferisce il citato volume: “Nel 2003 la Scuola Grande… fu insignita del Premio Internazionale per il Restauro di Venezia”. Che questa sede sia particolarmente adatta a incontri attinenti alla qualità artistica e architettonica, risulta evidente dalla ricchezza di forme e decori, di elementi elaborati che si sono sommati al suo interno e nelle sue facciate. Di particolare efficacia scenografica è il “septo marmoreo”, realizzato tra il 1478 e il 1481 da Pietro Lombardo. Il setto definisce l’accesso alla piazza su cui si apre l’ingresso alla Scuola.

Il septo marmoreo (1478 – 1481), opera di Pietro
Lombardo in stile rinascimentale.

Per forma, pregio e decoro, il setto risalta nel contesto delle vicine architetture, grazie allo splendore rinascimentale che lo caratterizza e che nei decori e nei capitelli, nel fregio della trabeazione e nelle cornici, acquista la minuzia del ricamo. Al di sopra del varco si alza una lunetta crocifera che inquadra un’aquila in altorilievo posata su alcuni libri (simbolo di Giovanni Evangelista).
Ai lati, due angeli a tutto tondo si inginocchiano adoranti a definire un silenzioso quanto intenso dialogo plastico, di eterea tensione. Due finestre con frontoni affiancano il portale, mentre una serie di lesene scanalate alleggerisce e dà slancio all’insieme, che si presenta con mirabile equilibrio e luminosità, come una soglia di luce.
È un prodromo di rara eleganza e raffinatezza alla Scuola. Superato l’ingresso diquesta, ci si trova nella vasta Sala delle Colonne, accuratamente restaurata dopo l’allagamento del 1966. Cinque colonne si allineano sull’asse centrale e sostengono la trave portante che sostiene la travatura lignea trasversale su cui poggia il solaio.
L’importanza strutturale delle colonne in pietra, diventa anche espressione simbolica: esse si pongono come raffigurazioni dei valori spirituali su cui si basa l’azione dei singoli e della confraternita, cioè la preghiera e l’intercessione del patrono. Da uno spazio attiguo all’entrata si diparte uno scalone, anch’esso rinascimentale, opera di Mauro Codussi (1498) che porta con ascesa lineare al piano superiore.

La Scuola dei Battuti (1349, rilievo marmoreo). L’immagine è quella della Confraternita orante a fronte del Santo Patrono. Al di sopra, una Madonna con Bambino veglia con materna cura. Pagina a lato, la Sala Capitolare, al piano superiore, realizzata nel ‘700 da Giorgio Massari: risaltano con preziosità gli intarsi marmorei del pavimento.

E qui si apre la magnifica Sala Capitolare. La sistemazione attuale – splendente di ori e di intarsi marmorei
– è stata curata da Giorgio Massari tra il 1727 e il 1762. Vi spicca la movimentata e armonica geometria del pavimento, a scacchi bianchi, rossi e neri, in cui si allineano tre figurazioni circolari che negli intrecci di linee danno luogo a ridde che dilagano all’intorno con simmetrica eleganza.
Sul soffitto si apre il Ciclo dell’Apocalisse (1760-62) al cui centro campeggia il Giudizio Universale di Giuseppe Angeli. Altre pitture sono opera di Edoardo Perini, Gaspare Diziani, Jacopo Marieschi, Jacopo Guarana e Giandomenico Tiepolo. Alle pareti si allineano grandi pitture con le Storie di San Giovanni Evangelista, cinque delle quali sono opera di Domenico Tintoretto, e le altre di Sante Peranda, Andrea Vicentino, Antonio Balestra e Pietro Longhi.
Perfetta nella sua presentazione artistico architettonica, la Scuola Grande di San Giovanni è stata sottoposta
all’ultimo ciclo di restauri dopo l’alluvione del ‘66. I lavori furono coordinati dal proto Virgilio Vallot e da Giorgia e Angelo Scattolin. In tale circostanza, la Scuola divenne cantiere e luogo di formazione per la pratica del restauro.
Nella sacrestia e nella cancelleria si insediò un ufficio per gli studi e la documentazione dei Comitati per salvare Venezia, che agivano in collaborazione con le Soprintendenze locali, con Italia Nostra, con l’Unesco e con Save Venice.
Per la protezione del pianoterra, che era stato interamente allagato, si studiò una soluzione il cui uso si è poi generalizzato a molti edifici storici della città.
Come riferisce Chiara Vazzoler: “L’architetto Vallot, appoggiandosi anche sull’antica tradizione padovana nell’ingegneria idraulica, costruì un completo sistema di drenaggio delle acque emergenti per filtrazione dal sottosuolo spugnoso o entranti per sormonto dall’esterno. Le quote d’imposta originarie delle cinque colonne gotiche furono portate in evidenza con la realizzazione di vasche circolari in pietra alla base di ciascuna colonna”.
Le superfici pittoriche e lapidee sono state restaurate negli anni recenti grazie alla partecipazione dei corsi professionali per restauratori, che si sono insediati nella Scuola Grande a partire dal 1996.

 

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