FARE

La radicalità dell’open space


Un sottotetto è stato ristrutturato e ripensato completamente elevando la copertura.

progetto ODB Architects
(O. Di Blasi, Tortello, Grioni, Simonetti, Fabro)
foto Stefano Topuntoli
Testo Leonardo Servadio

L’open space allo stato puro: nel progetto, nella realizzazione, nel risultato. Il vano di partenza è costituito da un sottotetto già abitato e disposto su due livelli, in un edificio degli anni ‘30 del Novecento, a Milano. Un luogo caratteristico, dotato di quel fascino che deriva dal radicamento nel passato: ma non di grande confortevolezza, soprattutto al secondo livello, dove il soffitto era eccessivamente basso. Invece di ricorrere all’apertura dei gabbiotti (specie di abbaini, più o meno pesanti e più o meno incongrui, che sono fioriti sulle coperture degli edifici tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio), lo studio ODB ha proposto una soluzione innovativa che cambiava
radicalmente la prospettiva dell’intervento e del suo risultato.
Che tutta la copertura fosse elevata di un metro. In questo modo si è ottenuto sia di ricavare un’altezza maggiore,
sia di separare copertura e pareti. Nello spessore ottenuto è stata inserita una finestra continua, a nastro,
la cui struttura metallica, composta da un pilastrino verticale ogni metro e mezzo, regge la nuova copertura in lamellare con manto esterno in lamiera preverniciata a sostituzione dei vecchi coppi ammalorati, posata sopra un tetto ventilato e coibentato.
All’ampiezza spaziale si unisce così la diffusa luminosità, ingrediente necessario perché le dimensioni dello spazio si traducano in sensazione di libertà. La struttura in lamellare con la sua leggerezza ha consentito di evitare tramezzi o colonne entro tutto l’ambiente. Sotto la scala, un giardino zen, in ciottoli grigiochiari striati, sottolinea la pausa che la scala rappresenta nella continuità spaziale.

Cucina Boffi, realizzata su misura da Sag 80.
Il tavolo di Avallone è un pezzo unico con struttura in ferro e piano in gesso ad alta densità con pigmenti colorati che ottengono diversi effetti cromatici. La mensa ruota sull’asse lungo e presenta due facce diverse.

QUALITÀ DELL’INTERVENTO
Centralità del progetto: ottenere l’abitabilità di entrambi i livelli di questo sottotetto e aumentare la luminosità
di tutto l’ambiente: per questo si opta per sopraelevare tutta la copertura e collocare una finestra a nastro perimetrale.
Innovazione: la scala in posizione baricentrica deve ritmare lo spazio senza diventarne elemento di cesura: il cristallo
con la sua trasparenza ottiene il risultato richiesto.
Uso dei materiali: scala e ballatoio sono sospesi con tiranti alle travi in legno lamellare della copertura.
Le nuove tecnologie: materiali leggeri consentono di sopraelevare la copertura: per questo si sceglie una struttura
in legno lamellare che regge un tetto ventilato con lamiera esterna verniciata.

In Edicola

Serramenti, Il Falegname Srl di Varese. Le strutture in ferro e vetro (scala interna e parapetto del ballatoio) di
Belvedere Interior Glass accentuano la luminosità interna. Pavimento chiaro, in seminato, realizzato da Fantini Mosaici

Alle lampade di illuminazione generale (I Guzzini) si unisce la lampada “Tolomeo” di Artemide sulla libreria e i pezzi
unici realizzati da Lighting Design di Jacopo Foggini e Marco Rizzato (la lampada scultura tra i divani e la lampada a
stelo vegetale e piccoli globi accanto al pianoforte).

Biografia

OTTAVIO DI BLASI
architetto

Si è laureato a Milano e ha compiuto le sue prime esperienze al Renzo Piano Building Workshop di Genova. Nel 1988 con Paolo Simonetti apre a Milano lo studio ODB Associati. Lo studio pone attenzione all’uso di materiali e tecnologie avanzate, al controllo della luce e della ambientazione. Tra le sue realizzazioni: tre chiese nuove a Bari, edifici industriali e residenziali; interventi conservativi. In attesa di realizzazione il progetto vincitore del concorso internazionale bandito dall’Unesco e dall’Unione degli Stati Africani per un
museo sull’epoca dello schiavismo a Dakar (Senegal).

 

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