ARCHITETTURA FARE

La piazza sotto un grande tetto

Ai margini della città, un centro di culto ausiliario nasce come possibile sintesi anche delle necessità di socializzazione e luogo sportivo. Un edificio aperto che il progetto dello Studio Nemesi di Michele Molè interpreta con puntualità, dando vita a un’architettura di grande complessità e suggestione.

La periferia è luogo dove si manifesta non solo il grigiore dell’uniformità ripetitiva da edilizia popolare massificata. Ma a volte, e con crescente intensità in anni recenti, è luogo di sperimentazione. Vi si trovano a volte episodi di rara intensità, come questo edificio progettato dallo Studio Nemesi dell’architetto Michele Molè. L’edificio è stato concepito
nella seconda metà degli anni Novanta, per rispondere alle esigenze di una parrocchia di periferia, dal territorio molto vasto. Si necessitava un’altra chiesa per le celebrazioni domenicali, ma anche un centro di aggregazione, che fosse piazza aperta per la socializzazione e pure centro sportivo. Nel tentativo di rispondere con una soluzione mista, che in un solo spazio rispondesse a diverse finalità, all’aula grande si pensò di affidare il compito di ospitare sia le celebrazioni eucaristiche, sia gli eventi sportivi.

Vista del complesso dalla strada. Spicca l’ampia copertura.
Sotto, prospetti e sezioni.

Oggi, nella realtà dei fatti, l’aula “polifunzionale” realizzata viene utilizzata solo per la celebrazione eucaristica. Ma l’idea di partenza ne ha informato definitivamente e irrimediabilmente il cammino progettuale. L’architettura che ne è risultata, infatti, riflette quell’impulso originario, di inconsueto impegno alla polivalenza. La grande copertura che si dilata orizzontalmente in alto, a proteggere uno spazio più vasto del volume chiuso sottostante, comunica proprio l’idea della piazza aperta ma protetta. L’altezza e la trasparenza del volume al cui interno si intravede la scala, pone
in evidenza il sommarsi dei diversi livelli: resta in tal modo epitome ed espressione della poliedricità dell’ambiente.
La trasparenza del fabbricato denuncia subito la complessità da cui esso deriva. I volumi si staccano e si incontrano, si compenetrano e si sommano, disegnano superfici e percorsi. E’ in questa complessità che si presenta il carattere dell’edificio, come espressione di un travaglio. In esso si individuano luoghi diversi, ma soprattutto si evidenzia il senso
del mutare, del trapassare da un punto all’altro.

Il prospetto verso l’avvallamento, a un livello basso.
Si nota su piloties la struttura a “L” con gli uffici.
Una grata sospesa funge da facciata, elemento di
valore estetico, verso la piazza ribassata.

Di quella che era la facciata nelle chiese storiche, resta memoria nella grata sospesa a mezz’aria nella parte che dà verso la “piazza” bassa, sul lato opposto della strada dalla quale si raggiunge il luogo. Perché la chiesa sorge su un declivio, che dalla quota alta, verso la strada, scende verso una zona a prato, ampia vallata dove il sobborgo romano guarda verso la campagna. L’aula grande si apre al livello basso. Accanto a questa un altro volume sferoidale racchiude la cappella feriale. E’ questa il cuore dell’edificio. E’ di impressionante modernità l’arredo liturgico, frutto di un gesto che richiama l’idea di movimento e di meccanicità, di rapidità e di energia. Il susseguirsi di superfici che con ritmo incalzante erompono in varie direzioni non risulterebbero estranee in un centro sportivo. Qui si raccolgono attorno all’altare, coronandolo di uno scenario di stringente quanto astratta drammaticità. Il significato del luogo si raccoglie nella croce: un semplice profilo metallico il quale, contro le pareti chiare e i tagli di luce che misteriosamente si fanno strada nelle masse, si riveste di una presenza di particolare valore.

L’altare dell’aula grande, dal disegno arditamente hi-tech.
Vista laterale del presbiterio. Il tabernacolo è l’elemento
di colorito scuro, dietro la croce.
Vista generale del presbiterio, che potrebbe essere
occultato da una parete mobile.

E diventa punto focale, luogo di attenzione, ancoraggio di significato; evidenza di un messaggio che permane pur nel tumultuoso mutare della storia. Il presbiterio nel suo complesso risulta non estraneo a una rivisitazione in chiave “hi-tech” di un certo brutalismo. Si tratta di un’interpretazione che esprime compiutamente il compito che all’origine era stato prefisso per questa architettura. Una parete mobile può calare e separare il presbiterio dal resto dell’aula:
occultandolo, quando in questa si svolgessero eventi ginnici. Ma, ancora, questa seconda destinazione tuttora non ha trovato luogo. E l’aula resta solamente chiesa. Nella sfera invece la cappella feriale appare come un prezioso gioiello in qualche modo recluso, sparato. Tutta la cappella sembra assumere caratteristiche di luogo appartato, atto alla conservazione della sacralità. Qualità, questa, che la rende simile a un grande tabernacolo. La forma sferoidale e la
sua collocazione nel contesto dell’edificio, danno alla cappella una particolare importanza. Come se tutto il resto confluisse qui dentro, e di questa non fosse che il prodromo. La verità liturgica dell’edificio era infatti sin dall’inizio pensata per concretarsi in questo luogo.

La cappella si presenta come il cuore
di tutto il complesso.
Qui sopra e sotto alcune immagini di cantiere,
che mostrano in particolare l’emergere
della cappella centrale.
Vista del volume sferoidale della cappella,
si differenzia tra le forme degli
altri elementi dell’edificio.
Dall’alto: le piante, livello basso; livello alto. Dalla quota della strada (parte superiore dei disegni)
il terreno discende verso valle. Il volume centrale racchiude la scala. Nella pianta a quota bassa si nota il progetto dell’impianto sportivo. L’elemento sospeso a forma di “L” ospita gli uffici (vedi pianta a quota alta).
Chiesa Santa Maria della Presentazione a Roma

Indirizzo: Quartaccio, Roma
Progetto architettonico: Nemesi Studio, Roma
(1997-2001 Arch. Michele Molè, Arch. M. Claudia Clemente; dal 2002 Arch. Michele Molè)
Project team: F. Isidori, D. Durante, A. Savino,
F. Cherchi; F. Mammuccari, M. Sardella, A. Greti, R. Atena
Progetto strutture: Studio 35 (Ing. Camillo Sommese con Ing. Gabriele Molè)
Progetto impianti: Arch. Riccardo Fibbi
Impresa edile: Ruggieri Mario, Roma
Infissi: Metra, Rodengo Saiano (BS)

Nella foto l ’accesso dalla piazza bassa: sulla sinistra la parte
terminale della parete ad andamento ricurvo.

La stessa forma sferoidale, che come immagine geometrica si contrappone nettamente alle altre superfici e agli altri volumi dilatantisi secondo linee rette, mette in evidenza la centralità e allo stesso tempo l’eccezionale importanza della cappella. Qui l’edificio si ricapitola e tutto quel che altrove sembrava disperdersi in tensioni e in contrasti, qui giunge al suo ricongiungimento. L’architettura non è frutto soltanto di un gesto artistico del progettista, nasce piuttosto dalla percezione di uno stato di necessità da risolvere. Qui molti problemi si accavallano e trovano un’efficace espressione. Nella cappella se ne incontra la risolutiva sintesi.

(Leonardo Servadio)

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