ARCHITETTURA FARE PENSARE

La parola al committente

Nuove Chiese a Milano

L’Arcidiocesi ambrosiana è tra le più attive nel mondo, nella realizzazione di nuove chiese. L’espansione del territorio urbano è stata ed è tuttora imperiosa sia nella città di Milano sia nelle zone limitrofe che costituiscono una vasta area metropolitana. Una committenza aperta e sagace ha saputo mobilitare i migliori progettisti per soddisfare le necessità di luoghi di culto.

E’ compito preciso di questa rivista far conoscere la situazione attuale della architettura religiosa nelle varie Diocesi. Non sto a disquisire sull’ “oggi” della architettura al servizio della realtà religiosa, perché mi si potrebbe obiettare che una architettura quando è “vera”, è sempre attuale: tante chiese medioevali sono ancora desiderate, frequentate e vissute anche da gruppi giovanili, assetate di valori spirituali. Esiste però anche un oggi cronologico, che non è pura cronaca, ma “tempo favorevole” e sufficiente per dare un orientamento tra tanta confusione. Dopo alcuni anni di relativa tranquillità, in Diocesi di Milano, si riprende a costruire centri parrocchiali. Tuttavia non si vuol parlare tanto di metri cubi costruiti, quanto dello stile impresso alle nuove costruzioni. Per limitarmi al piccolo pieghevole, distribuito in occasione dell’ultima “Giornata nuove Chiese” si nota che a Milano è stata ultimata, come costruzione, la nuova chiesa di Via Meda, 50 dedicata ai SS.Giacomo e Giovanni su progetto degli Arch. Carlo Conti e Giovanna Gussoni, dopo tanti studi e ricerche con l’Arch. Bruno Morassutti. Impegno arduo dovendo conciliare il nuovo con la vecchia costruzione prospiciente su Via Meda, e vincolata perché considerata “storica”, di particolare valore perché risalente al periodo Giolittiano. E’ nata così una costruzione garbata e rispettosa dei valori in campo, con una chiesa accogliente e luminosa che ora sta arricchendosi e completando con un mosaico dell’artista gesuita, P. Marco Ivan Rupnik, già autore dei mosaici della cappella del Papa in Vaticano.

Il ritorno della Committenza ecclesiastica qualificata

Nel periodo in cui è stato responsabile dell’Ufficio Nuove Chiese dell’Arcidiocesi di Milano (1985-2000), Mons. Giuseppe Arosio ha chiamato a operare alcuni dei principali esponenti dell’architettura contemporanea. Ha realizzato così una committenza al passo coi tempi. “Il problema del disegno delle nuove chiese è complicato e presenta diversi ostacoli. Uno di questi – spiega il Prof.Vittorio Gregotti – è la resistenza di molti esponenti del clero di fronte alle proposte dell’architettura moderna. A Milano con Mons. Arosio la situazione è stata diversa. Arosio non solo è aperto all’architettura contemporanea, ma è interessato e capace di intrattenere un dialogo stimolante col progettista”. “Mons.Arosio – aggiunge il Prof. Guido Canella – come anche il suo predecessore, Mons. Corbella, si è dimostrato persona di ampie vedute, capace di lasciare ai progettisti la liber tà di creare. E’ un amante dell’architettura: l’ho visto entusiasmarsi per certi progetti. E ha avuto il coraggio di aiutare i progettisti nello snellire le pratiche burocratiche per favorire l’architettura. E’ un esempio che rimanda in certo senso alle grandi committenze ecclesiastiche del passato, che hanno dato un inestimabile contributo all’architettura della città”.

La grande parete absidale sta ricevendo in questi giorni l’invasione di colore e movimento del mosaico raffigurante la Trasfigurazione di Gesù, avvenuta, secondo il Vangelo, alla presenza degli apostoli prediletti: Pietro, Giacomo e Giovanni. Una scelta liturgicamente e teologicamente centrata e architettonicamente coordinata. Bisogna dare atto al Parroco, Padre Giuliano, di avere scelto bene l’artista ed il tema, che dà senso a tutta la costruzione. L’annosa diatriba circa i progetti iconografici nelle architetture moderne qui riceve una risposta adeguata e segna un punto a favore degli interventi pittorico- catechistico. Più severa su questo versante, è la nuova chiesa in costruzione a Baruccana di Seveso, su progetto dello Studio Gregotti e Reginaldi. Per ora la costruzione è limitata alla chiesa ed alla casa parrocchiale con un minimo di strutture pastorali. Il progetto, senza particolari vincoli paesaggistici o storici, si estendeva anche alle strutture culturali ed aggregative, quasi a formare una cittadella, un borgo dello spirito. La chiesa è già visibile nel suo volume complessivo e lascia intuire il messaggio che intende dare alla società moderna. Si legge in questo edificio la convinzione che la chiesa, comunità dei credenti, è importante nella città come punto sicuro di riferimento per le famiglie, la gioventù, le istituzioni. E’ superata la concezione della chiesa-casa tra le case, quasi mimetizzata ed espressione della convinzione di essere “minoritaria” in una società multietnica e multiculturale. Questa chiesa è la traduzione moderna dell’antico impianto della cattedrale a 3 navate, facilmente leggibili anche all’esterno. Sarà interessante e affascinante il gioco della luce tra le trabeazioni in legno lamellare sbiancato, nella navata alta centrale.

Lucernario, chiesa Beata Vergine Immacolata a Baruccana di Seveso, progetto Gregotti Associati.
Chiesa di via Meda, architetti Carlo Conti e Giovanna Gussoni.

A conferma della attuale tendenza, a riferirsi sempre più chiaramente ai modelli classici delle chiese, per rispondere alle attese dei fedeli e dei Sacerdoti, vi sono i progetti delle 3 chiese che stanno iniziando a fine 2002 e principio 2003. Con maggior precisione esse sono: chiesa in Mombretto di Mediglia, su progetto dell’Arch. Bruno Bozzini, chiesa in Valleambrosia di Rozzano su progetto dell’Arch. Raffaele Selleri e chiesa in Seguro di Settimo Milanese su progetto dell’Arch. Luigi Caccia Dominioni. Pur essendo di estrazioni culturali diverse e possedendo un forte spessore progettuale, tuttavia sono accomunati nella scelta, ad esempio, dei materiali per la costruzione: pietra, mattoni, cotto, legno, rame… i materiali della tradizione lombarda e cristiana. Il semplice impatto visivo ed epidermico di questi materiali ti fa sentire “di casa nella chiesa”. Gli architetti hanno poi affrontato il tema vero e proprio dello spazio liturgico con soluzioni diverse, ma sottolineanti in modo originale la validità delle varie proposte.

Disegno prospettico della nuova chiesa di Settimo M.se, Arch. Luigi Caccia Dominioni.

L’Arch. Bozzini parlando del progetto globale del centro parrocchiale di Mombretto dice: esso organizza una configurazione articolata di due corpi di fabbrica planimetricamente e volumetricamente ordinati a una discreta prevalenza della chiesa, alla quale è attribuita l’importanza prioritaria di esprimere architettonicamente l’unità del popolo e l’immagine della chiesa presente tra le case degli uomini. Il disegno di base si organizza attorno all’area del sagrato limitato a ovest dal corpo di fabbrica della chiesa, della canonica e degli uffici e a nord dall’edificio del salone polifunzionale e delle aule di catechismo. Il campanile fa da cerniera fra i due corpi che sono collegati da un portico caratterizzato dall’ampio portale della chiesa che è orientata all’est del 7 di ottobre, giorno della festività patronale. All’arredamento raccolto, quasi monastico, del progetto Bozzini, Selleri risponde con la rigorosa e solenne facciata del nuovo complesso parrocchiale di Valleambrosia. Così spiega l’architetto Selleri il suo impianto: la chiesa è a pianta longitudinale. La navata centrale è relativamente stretta e si conclude con una zona absidale semicircolare. Ai lati della navata centrale, separate da un unico pilastro in pietra, si trovano due basse navate. Il pilastro unico non ostacola significativamente la visibilità della zona presbiteriale e la chiesa pertanto risulta come un unico grande spazio liturgico. La soluzione proposta concilia i vantaggi della pianta centrale con i positivi aspetti, storici e simbolici, della pianta longitudinale. La zona absidale è circondata da un deambulatorio, un “fondale” molto illuminato della zona presbiteriale, sul quale si affacciano alcuni spazi devozionali. Sulla destra della chiesa, con possibilità di ingresso diretto dall’esterno, si trova una piccola cappella feriale, luogo di custodia dell’Eucaristia. Sulla sinistra si trova il battistero/penitenzieria, anch’esso con possibilità di ingresso diretto e ribassato rispetto al piano della chiesa. La luce della chiesa sarà in gran parte zenitale: la zona absidale sarà illuminata da un’alta finestra, le navate laterali da lunghi lucernari. La chiesa è preceduta da un portico e da un atrio d’ingresso, pensati per l’accoglienza e la socializzazione con servizi adeguati. Soprastante all’atrio si eleva una “controfacciata-campanile”, segno in un ambiente destrutturato e segno sacro che rivela la presenza della chiesa. L’Arch. Luigi Caccia Dominioni abbandona la pianta longitudinale, sottolineando il carattere assemblea-famigliare della comunità in preghiera. Tutto l’impianto è avvolgente per dare, come dice l’architetto stesso, un senso di sicurezza ed accoglienza ai fedeli, che vivono in un mondo lacerato da incomprensioni e rifiuti. Le costruzioni che si snodano dalla chiesa, in pari tempo preparano alla chiesa e costruiscono la comunità che è di preghiera ma anche di fraternità. Così la Diocesi di Milano risponde alla domanda sempre attuale di luoghi destinati all’incontro con Dio ed alla scoperta della comunità.

Mons. Giuseppe Arosio

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