ARCHITETTURA FARE

La nuova architettura. Progetto

Interventi tecnici
Arch. Stefano Trucco, Arch. R. Vincenzi, Arch. F. Chierici, Dott. G. Mauro, Arch. F. Vallero

Al termine dell’ultimo conflitto mondiale i superiori della Congregazione Salesiana decisero di edificare, sul luogo dove sorgeva la casa natale di Don Bosco, una grande chiesa dedicata al Santo, come ex voto per la conservazione, durante i bombardamenti di Torino, della basilica di Maria Ausiliatrice. L’edificio, tanto imponente da segnare con la sua presenza il territorio circostante fu costruito su progetto dell’ing. Enea Ronca.
L’organismo include due chiese sovrapposte: una inferiore, più raccolta e di dimensioni contenute, ad uso della comunità salesiana dell’Istituto Salesiano Bernardi Semeria e una superiore, di più vaste dimensioni, con una cupola alta cinquanta metri, tanto quanto la lunghezza della navata. La prima pietra fu posta nel giugno del 1961 dal card. Maurilio Fossati, arcivescovo di Torino, e in pochi anni la struttura nel suo insieme fu portata a termine, ma soltanto la chiesa inferiore fu rifinita e aperta al culto.
Il Tempio superiore fu completato in occasione del centenario della morte di Don Bosco, nel 1988. Dieci anni di utilizzo hanno evidenziato alcune carenze di carattere strutturale che la generosità di un benefattore ha offerto l’opportunità di ovviare. I progettisti hanno cercato di mantenere il più possibile inalterata la struttura edilizia e di creare al suo interno una sorta di guscio, in modo da contenere gli impianti tecnologici necessari occultandoli alla vista, e di riformulare radicalmente la percezione dello spazio, anche in funzione delle esigenze acustiche. Lungo la navata centrale e nel transetto sono state poste ventisei costole lamellari, fissate al pavimento con cerniere metalliche e a parete con distanziali in ferro non a vista.
Questi pilastri, alti sedici metri, sostengono il nuovo rivestimento e al contempo danno un ritmo alla navata, enfatizzandone la lunghezza e l’altezza. Il rivestimento verticale in pannelli di faggio segue l’andamento curvilineo dei travi lamellari e disegna un profilo avvolgente, aperto verso l’alto. Alcuni di questi pannelli hanno una forma convessa per riflettere meglio il suono, altri sono traforati, mediante dei brise-soleil in legno, per assorbire le tonalità più forti o per permettere la visibilità del locale dai piani alti senza essere visti, secondo la tradizione conventuale o delle Mashribiye arabe. In corrispondenza delle quattro testate che chiudono l’impianto cruciforme della basilica questo rivestimento piega e diventa dritto aprendosi verso l’alto con un grande intaglio che permette l’allocazione del grande organo a canne, in un lato del transetto, e la visione dei nuovi dipinti su tela e del Cristo sospeso al centro della parete di fondo. Anche il soffitto a due spioventi è stato coperto appendendo delle porzioni di volte costituite da un’ ossatura lignea cui sono fissati dei pannelli in legno di faggio che riprendono la scansione del rivestimento parietale. La forma scalare di questi pannelli e il suo trattamento superficiale svolgono funzione di fonoassorbenza. Le volte sono interrotte da ampie feritoie in cui sono posizionate le luci.
Il risultato finale di questa sorta di pelle lignea è una forma vagamente ovale che avvolge e racchiude tutto lo spazio visivo come il fasciame all’interno della carena di una nave, come una sorta di Arca biblica che avvolge e protegge. In alto l’impianto cruciforme della pianta raccorda nella maniera classica, attraverso dei pennacchi lignei, la forma quadrata del centro al cerchio della cupola, il cui volume però è stato ridotto mediante l’inserimento di una controcupola più piccola fissata al tamburo esistente e costituita da una ossatura di travi lamellari e pannelli concentrici in faggio. Sono state ridimensionate anche le navate laterali con i confessionali. Ricordiamo che la creazione di locali soprastanti aveva alterato la loro percezione riducendo il tutto a semplici corridoi privi di dignità. Abbiamo cercato allora di ridare aulicità a questi spazi, ricoprendo gli esili pilastri cementizi con pannellature in legno che ne allargano notevolmente le dimensioni, rimarcando così gli assi di percorrenza e facendo sembrare i passaggi una serie allineata di grandi portati trilitici.
Alla fine di uno di questi passaggi si trova la nuova cappella che contiene il tabernacolo. Al fondo della chiesa sotto il grande Cristo è stata ridisegnata anche tutta la zona presbiteriale. Nelle nostre intenzioni questa doveva essere al centro della chiesa, sotto la cupola. Purtroppo ciò non è stato possibile per ragioni legate all’accessibilità esterna della chiesa e ai relativi flussi dei momenti assembleari.

L’interno del tempio prima dell’intervento Sezione trasversale Le opere in pietra sono state curate da Catella Fratelli di Moncalieri (TO)
Diverse fasi sell’assemblaggio della controcupola e la sua collocazione

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