ARCHITETTURA PENSARE

La chiesa nella formazione dell’architetto

 

 

Il ruolo del progettista nel concepire e dar forma al luogo di culto, in armonia con l’abitato, in coerenza con le preesistenze, in sintonia con le necessità liturgiche: Achille Bonardi, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Bergamo, in questa intervista fa il punto su quanto sta avvenendo nella sua città e lancia un messaggio di speranza.
Che cosa ha rappresentato per Lei il Giubileo 2000 degli Architetti svoltosi ad Assisi il 13-14 Ottobre scorso?
Il pellegrinaggio giubilare degli Architetti, guidato dal Presidente del Consiglio Nazionale Architetti, Prof. Arch. Raffaele Sirica, ha costituito una grande esperienza personale sfociata in un incontro gioioso vissuto con grande partecipazione. Gli approfondimenti sul pensiero teologico affrontati dal Card. Ersilio Tonini unitamente agli interventi di altri illustri relatori (Arch. Mario Botta, Arch. Sandro Benedetti), hanno dato un senso particolare alla visione dell’architetto del luogo sacro.
Si è vissuto un momento di particolare commozione, quando durante la celebrazione della messa è stata letta la preghiera dell’architetto a ricordo di una giornata intensa ed emozionante vissuta nella Basilica di San Francesco in Assisi, dove è certamente più facile percepire quelle sensazioni che un luogo tanto armonioso può amplificare.
Condivide l’analisi e gli enunciati del Vescovo, Mons.Roberto Amadei, e di Don Diego Tiraboschi, pubblicati in questa rivista (v. i servizi alle pagine 15 e 29), riguardo alla necessità di avvicinare l’architetto al pensiero liturgico e teologico?
Li condivido pienamente, sia per quanto attiene agli aspetti delle realizzazioni sin qui attuate, sia per le ampie perplessità evidenziate che portano a consigliare un approfondimento della collaborazione tra il Committente di chiese e gli architetti progettisti. Per quanto riguarda gli interventi sugli edifici ecclesiastici storici, gli approfonditi corsi tenuti dalla Diocesi, anche se non totalmente risolutivi, hanno certamente contribuito a formare nei numerosi architetti e ingegneri partecipanti, una sensibilità ed un sistematico metodo di approccio al problema del restauro delle chiese storiche.
Tuttavia, se è vero che il corso di studi di base dell’architetto non approfondisce gli aspetti da affrontare nella progettazione di nuove chiese, è altrettanto vero che non vi siano, anche in terra bergamasca, architetti che per passione e cultura non abbiano approfondito i temi legati alle problematiche derivanti dal recepimento della liturgia come indicato dal Concilio Vaticano II: per quel che riguarda le chiese storiche e, soprattutto, per quel che riguarda le nuove chiese.
Gli architteti, anche giovani, che sono affascinati dalle tematiche conseguenti alla progettazione di nuove chiese sono numerosi. Basti considerare l’entusiastica partecipazione al recente Concorso per la nuova chiesa di Petrosino, peraltro non ancora giunto a una definizione conclusiva.
Mi pare di intendere che Lei, in quanto presidente dell’Ordine degli Architetti di Bergamo, abbia qualcosa da dire in merito…
Sono stato membro della Commissione giudicatrice del Concorso e debbo dire che questa esperienza mi ha lasciato qualche perplessità, non solo in merito ai risultati quanto alla metodologia seguita nelle scelte.
In sintesi, ci si è trovati a scegliere tra proposte, pur significative, che esaltavano la “forma” a prescindere dai contenuti liturgici, a scapito di altre che privilegiavano, invece, la liturgia e iconografia (per quanto allo stadio propositivo e da approfondire nella seconda fase), non disgiunte da una coerente ed equilibrata espressione estetica.
So perfettamente che l’equilibrio tra liturgia ed architettura è difficilmente raggiungibile, ma un conto è accettare proposte autoreferenziali, apparentemente prive di una vera forza comunicativa; ben altro è ignorare quelle proposte basate sul simbolismo biblico e liturgico.
In quest’ultima logica va letta la progettazione sia architettonica sia degli spazi liturgici, senza distinguere l’una dall’altra, perché la liturgia deve essere forma dell’architettura pur con qualche inevitabile ed umile sacrificio da parte dell’architetto.
Reputo, inoltre, che non ci si debba più rifugiare nella supina accettazione dell’ossimoro, tanto caro ai laicisti, “progettisti di chiesearchitetti non credenti” (quando non dichiaratamente atei). Questa dicotomia deve essere sciolta innanzitutto dagli ecclesiastici, non dagli architetti.
Qual è la relazione tra le chiese nuove realizzate e le parti nuove della città di Bergamo?
Se le chiese storiche erano intimamente connesse agli edifici circostanti e per questo, ma non solo, vere e grandi architetture simboliche (con qualche riserva per le chiese del periodo neoclassico), così non è per le realizzazioni degli ultimi decenni che appaiono slegate dal contesto, fuori scala, incapaci di elevare la qualità urbana dei nuovi quartieri. Queste sono rimaste delle opere troppo spesso autoriferite ed autorappresentative.
Anche in campo urbanistico si percepiscono le conseguenze di tanti decenni di scelte rimandate dalla città di Bergamo: la titubanza a decidere chiaramente con lungimiranza, le occasioni storiche mancate nella riqualificazione della città, sembrano ricadute anche sulle scelte riguardanti le nuove chiese.
E’ pessimista sulla possibilità di invertire la tendenza odierna?
Non credo, anzi sono ottimista e mi confortano tanti segnali pur piccoli: basta pensare alla numerosissima partecipazione di gruppi di architetti, un centinaio, al recente concorso per la nuova Chiesa di Petosino. Le difficoltà derivate dalle scelte della Commissione non devono scoraggiare, ma devono stimolare a proseguire nell’azione di trasparenza portata avanti dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Bergamo. Se si abbandoneranno vecchi schemi comportamentali ed apparati ideologici ormai desueti nel campo dell’Architettura, se tutti ci faremo carico di finalità veramente nuove, sia nell’operare quotidiano sia nelle scelte per il futuro (costruire una chiesa lo è sicuramente), sono convinto che in tal caso, chi verrà dopo di noi potrà dire che con il nuovo millennio vi fu un grande rinnovamento nell’architettura delle nuove chiese in terra bergamasca. (R.S.) Dott. Arch. Achille Bonardi

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