FARE

La chiesa nel parco archeologico

S. GIORGIO IN VALPOLICELLA
Presentiamo due importanti restauri del territorio della Diocesi di Verona. San Giorgio è un paese che sorge su un promontorio alle propaggini del monte Solane, luogo ricco di antichi villaggi in pietra. Un ripido e tortuoso percorso conduce nella piazzetta dominata dalla chiesa, attorniata da emergenze di epoca pagana. Don Tiziano Brusco, responsabile dei Beni Culturali della Diocesi di Verona, commenta in un’intervista nelle pagine seguenti la relazione tra chiesa e sito archeologico. Prossimamente CHIESA OGGI architettura e comunicazione pubblicherà un numero speciale sulle chiese veronesi.

Nella foto sopra: vista del percorso archeologico lungo le pendici del colle, dietro l’abside della chiesa. L’intervento architettonico consente di proteggere i reperti pur lasciandoli alla vista. Al centro: un’immagine degli scavi. A destra: prospetto e sezione delle sistemazioni esterne.

La chiesa conserva apparati murari che risalgono all’età longobarda (Vll-Vlll sec.), in particolare nella porzione occidentale, mentre la parte orientale con il chiostro e il campanile risalirebbe all’epoca romanica. La pianta è biabsidata, molto allungata, a tre navate su pilastri e colonne con la navata centrale più alta delle laterali. Il recupero del sagrato fa parte di un’impostazione progettuale a livello urbanistico che avrebbe interessato l’intera cittadina per dare unitarietà alla pieve e il suo contesto. Inoltre in seguito ai resti di età romana rinvenuti in occasione dello scavo condotto dalla Soprintendenza Archeologica nella parte orientale della pieve – che gode di uno splendido panorama – si ritenne che il progetto dovesse ideare un percorso storico-archeologico e panoramico, per integrare in un unico sistema: il museo lapidario, lo scavo archeologico esterno, il chiostro e la chiesa. Il percorso inizia dunque proprio dal museo lapidario, ricavato sul fianco settentrionale della chiesa nei locali precedentemente adibiti ad abitazione del sacrestano. Lo spazio è organizzato su due livelli; il piano terra è dedicato all’esposizione dei ritrovamenti longobardi, i reperti preistorici e arusnati (la popolazione che abitava la Valpolicella in età romana). All’ingresso si trovano appesi alla parete lasciata in pietra grezza, per mezzo di supporti metallici, gli archetti longobardi mentre i reperti e gli arnesi sulla lavorazione del marmo sono protetti da luminose vetrine. Una scala a chiocciola in marmo locale con struttura di ferro conduce al piano soppalcato ligneo, dedicato interamente alla presentazione della storia e del progetto di San Giorgio con la documentazione grafica e fotografica dell’intero scavo archeologico. Ogni pannello appeso per mezzo di supporti metallici è accompagnato da una breve descrizione delle immagini oltre che dalla presenza di un plastico che facilita la comprensione volumetrica. Il percorso continua all’esterno verso est nell’area giardino, retrostante il corpo absidale orientale, precedentemente inaccessibile al pubblico. Al termine degli scavi, l’abside si trovava appoggiata ad un declivio roccioso di forte pendenza nel quale erano stati messi in luce i locali di abitazione e di lavoro degli Arusnati. I reperti sono stati coperti con piastre orizzontali degradanti; scalette di pietra accompagnano il visitatore nella discesa del pendio. Questi terrazzamenti diventano così, oltre che un affaccio verso il paesaggio e la natura circostante, un riparo per i sottostanti ritrovamenti. Ad ogni livello è possibile entrare ad esplorare da vicino i resti la cui comprensione è facilitata da disegni ricostruttivi allestiti in pannelli: la casa laboratorio, la cisterna utilizzata intorno alla metà del lV secolo, il laboratorio metallurgico. Risalendo si può avere visione anche dall’esterno dei reperti fino ad arrivare sul retro absidato della maestosa pieve dove, volgendo lo sguardo a valle, si apre la vista panoramica della bellissima pianura sottostante.
Dr. Arch. Michela Scalzotto

S. Giorgio di Valpolicella
Progetto (copertura scavo archeologico, museo lapidario, arredo urbano): Dr. Arch. Libero Cecchini , Dr. Arch. Luciano Zinnamosca (Verona)
Struttura: Dr.Ing. Claudio Sandri
Esecuzione: Cooperativa “Cansignorio”
Scavo archeologico: Dr. Luciano Salzani, con C. Corvi, A. Zardini e D. Sartori.
Esecuzione: Impresa Perotto Alessandro
Restauro coperture pieve e chiostro: Dr. Ing. G. Rubinelli
Esecuzione: Impresa Signorini Beniamino

Archeologia e luogo di culto
Don Tiziano Brusco, architetto, è il responsabile per i Beni culturali della Diocesi di Verona. Gli abbiamo chiesto un commento sulla presenza di reperti archeologici in chiesa: non diventa così un po’ museo?
No, non si pone alcun problema di museizzazione della chiesa. Sul terreno accanto alla chiesa di S. Giorgio vi sono alcune preesistenze di epoca pagana. In S. Procolo vi sono parti della chiesa preesistente. Dando rilievo a elementi antichi si dà profondità storica al luogo della chiesa. Si possono notare le diversità tra il tempio pagano preesistente e la chiesa successivamente sorta. Si possono notare le variazioni subite dall’edificio, dall’epoca romanica alle epoche successive. Si vede come vi sia una storia. Le due chiese di cui stiamo parlando sono straordinarie, oltre che per la loro bellezza, proprio per queste testimonianze storiche che recano. Tutto dipende da come queste vengono utilizzate. Se si mettono cippi allineati in fila, questo svilisce lo spazio. Se invece le preesistenze sono poste in modo tale da costituire occasione di riflessione sulla storia della comunità locale, questo arricchisce, racconta qualcosa di importante sulla vita di quel luogo, dimostra una continuità che attraversa i secoli. Mi sembra che nelle due chiese citate l’accostamento degli elementi di epoche diverse e lontane sia fatto con intelligenza, rispettando appieno l’identità della chiesa.

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