ARCHITETTURA FARE PENSARE

La cascina, la croce e il campanile,Arch. Gregory Uekman

Questa chiesa episcopale nella campagna presso Washington, trae ispirazione dal contesto rurale, in cui diventa segno grazie alla dinamica che instaura con i suoi elementi-simbolo, dalle forme semplici ma facilmente riconoscibili, coerenti col linguaggio della tradizione locale. Il progetto di Uekman Architects nasce dal dialogo col committente.

L‘organizzazione dell’insieme manifesta una “straordinaria capacità di modulare lo spazio e la luce secondo un linguaggio semplice ed elegante, così generando un luogo che invita alla riflessione, meravigliosamente aperto allo spirito”: questo dice la motivazione della giuria che ha consegnato a Uekman Architects il “National Honor Award”
della autorevole rivista “Faith and Form” per la chiesa di St. David’s in Virginia.
È la prima chiesa progettata da Uekman Architects, uno studio di architettura sorto all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso prefiggendosi, tra i propri principali obiettivi, proprio quello di disegnare luoghi di culto per le comunità parrocchiali. Così come del resto anche altri studi specializzati negli Stati Uniti, Uekman Architects dichiarano come
propria impostazione metodologica quella di partire da esaustive sedute di dialogo col committente; infatti si presentano così: “Cerchiamo di creare un’architettura che sia pianificata in modo efficace, che favorisca la coesione della comunità e che tragga ispirazione dagli aspetti più significativi del sito. La collaborazione che si stabilisce in sede di
progetto spesso è gratificata dallo stabilirsi di una duratura relazione col committente”.

L’aula liturgica è nel corpo di fabbrica che fronteggia
il quartetto, dove sta la vecchia cappella preesistente.

La chiesa si trova nella contea di Loudon, in Virginia: zona agreste, ricca di prati e boschi non lontana da Washington DC. Una zona che ha conosciuto negli ultimi anni una forte espansione, poiché vi vanno a vivere molti funzionari che lavorano nella capitale. Sull’area della chiesa, entro il vicino bosco di querce, si trovano anche i resti di una cappella
che risale all’epoca della guerra civile.
Il committente chiedeva un’aula liturgica capace di ospitare 425 fedeli, un atrio grande a sufficienza per contenere riunioni, due aule per il catechismo oltre a altri ambienti di servizio e un parcheggio per 140 automobili.
Il progetto è partito da due idee: conservare il querceto così com’è, selvaggio, e offrire un’architettura che richiamasse la tradizione anglicana episcopale di appartenenza. Di qui la grande parete vetrata in fondo all’aula, posta in prossimità del bosco, così che questa diventa lo scenario alle spalle dell’altare verso il quale si rivolge l’assemblea. E le chiome degli alberi sono anche filtro per i raggi solari, schermo protettivo.
Anche l’atrio è in diretta comunicazione visiva con l’aula liturgica e all’occorrenza le porte possono essere totalmente aperte così da farne una estensione dell’aula stessa, permettendo a un centinaio di fedeli in più di partecipare ai riti.
Al centro del corridoio mediano dell’aula liturgica è posto un grande fonte battesimale che consente il rito per immersione. Il suo disegno è longitudinale e vive di scatti e rientranze.

St. David’s Episcopal Church
Loudon County,Virginia (USA)

Committente:
Chiesa episcopale di Loudon County
Progetto architettonico: Uekman Architects, Bethesda, Maryland Gregory Uekman, AIA
Materiali: Calcestruzzo armato per le
fondazioni e i basamenti, capriate industriali
prefabbricate in acciaio per la copertura,
pareti a stucco.

Vista verso l’ingresso principale, che immette nell’atrio.
Sopra, la pianta dell’edificio.

L’acqua si raccoglie in una bacinella elevata, adatta al battesimo per abluzione, e da qui cade nella vasca oblunga sottostante. Il battistero è presentato come momento centrale nella navata, e resta come memoria perenne agli occhi dei fedeli. Secondo le indicazioni
del responsabile della chiesa, rev. McWhorter, questo elemento può diventare, una volta coperta la vasca, il supporto ove appoggiare il feretro durante le celebrazioni funebri.
L’altare si presenta come una mensa decorosa e nobilitata dall’essere sopraelevata su un podio di tre scalini. La situazione del presbiterio accentua, anche in relazione all’altare, l’aspetto della trasparenza e dell’apertura. A comunicare questa sensazione concorrono in primo luogo le vetrate, numerose e di grandi dimensioni e, oltre queste, anche l’assenza di altri elementi che si sommino all’altare (la croce è posta sul lato, e sul lato opposto le sedute) e l’elaborazione stessa dell’altare, la cui base è cava, composta da paretine verticali qui e là trapassate da piccole feritoie che consentono alla luce del retrostante bosco di far capolino. Anche ai lati della navata si aprono vetrate trasparenti. L’aula, insomma, è percorsa in ogni direzione dalla luce proveniente dall’intorno campestre e boschivo.

Il portico protegge l’ingresso verso l’atrio, che
costituisce lo snodo centrale del complesso.
Il campanile è un setto libero, allineato alla facciata
principale dell’edificio, rivolta verso il bosco.

L’atrio di accesso è posto nella porzione che funge da raccordo tra il corpo dell’aula liturgica (che è definito in alto da un tetto a un solo spiovente che si innalza in direzione del bosco, a sottolineare la relazione di prossimità che si instaura con questo luogo storico, ove i resti dell’antica cappella sono ancora visibili dalla navata) e quello dei servizi del
centro pastorale. L’atrio è sovrastato da un lucernario elevato al di sopra della copertura come un prisma in cristallo che regge in alto la croce. Prisma emergente e croce costituiscono un segnale che indica il luogo di accesso, non tanto l’elemento qualificante dell’edificio.

Il battistero, in cemento, sorge dalla pavimentazione e
dispone di una vasca piccola e una vasca grande.
L’altare in legno massiccio, ma aperto da piccole
feritoie che lasciano intravedere la vetrata di fondo.

L’elemento qualificante è piuttosto il campanile: una semplice struttura concepita come un setto verticale aperto, così da diventare una specie di alto portale – un luogo di passaggio che demarca altresì la alterità dell’edificio: la sua missione ecclesiastica. Tra questo semplice campanile e la piccola croce che s’alza sopra la copertura, si instaura un dialogo di mutuo rimando: è in questa dinamica che si definisce il carattere dell’edificio. E quella che poteva essere la casa di campagna si qualifica inequivocabilmente come chiesa.

L’ala a base rettangolare con l’altare posto a metà
del lato lungo. La copertura è di prefabbricazione.
Pavimenti in cemento colorato in pasta e strutture
metalliche a vista: nel segno della semplicità.

Al vedere le sue linee squadrate, le lisce superfici, la misura contenuta che rifiuta ogni pretesa di carattere formale; al pensare alle spoglie travature metalliche dell’aula, alle grandi finestre aperte in ogni lato sul panorama, si presenta subito l’etichetta: “razionalismo”. Certo nasce da quella lezione l’impostazione di questo progetto, ma esso peraltro
dimostra quanto possa essere flessibile la sua interpretazione, e quanto ampi e diversi gli esiti cui può dar adito.

(Leonardo Servadio)

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