ARCHITETTURA FARE PENSARE

La cappella del Collegio universitario Don Bosco a Pavia

La cripta del sogno

Un allestimento studiato con criteri di sobria modernità. Materiali inconsueti in un contesto ecclesiale, quale il plexiglass, sono usati per tracciare immagini di un simbolismo gioioso, consono all’ambiente giovanile. La pianta a “L” del luogo fornisce l’occasione per immaginare un percorso suggestivo e ordinato. Un esempio dello spirito salesiano nel rivolgersi ai giovani.

La “Cripta del Sogno” certamente rientra tra le varie architetture che l’uomo ha saputo realizzare trasmettendo un messaggio, invitando a una riflessione, indicando un cammino e incitando a una pace interiore. E’ stata realizzata dall’architetto Carlo Golgi nel 1998 presso il Collegio Universitario “Don Bosco” di Pavia, in occasione del primo centenario della presenza dei Salesiani in città. Il progetto di guida nel comprendere l’obiettivo primario dell’opera: riutilizzare e trasformare dei vecchi locali adibiti a deposito in un luogo adatto al raccoglimento, alla preghiera e al culto dei sacramenti. Un modo per interpretare lo spazio, quale luogo mistico e itinerario di riflessione. E’ luogo mistico per la dimensione ambientale che ne caratterizza gli spazi; itinerario di riflessione per i variegati simbolismi e i richiami in essa profusi. L’architetto ha saputo dosare, dopo un serio e attento studio, spazi, luci, materiali e colori con una cura del particolare così da trasmettere armonia, semplicità ed essenzialità.

Nelle foto: Lo spazio nodale di raccordo. Scultura simbolica al centro e figure in plexiglass alle pareti.

La struttura esistente, con pianta a “L”, ha suggerito di creare un primo spazioatrio che funge da filtro tra la zona di studio e il luogo di preghiera e di culto. In questo primo ambiente il visitatore viene invitato ad intraprendere un cammino per riscoprire la propria interiorità e per ravvivare l’anelito al Sacro. Infatti, nella pavimentazione si trova incastonato uno dei simboli dei cristiani dei primi secoli: il Pesce con l’acrostico in grado IXOYC: “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”. Da questa raffigurazione si snoda l’intero cammino che conduce il visitatore ed il fedele a entrare nel secondo ambiente, evidenziato da scorci prospettici, attraverso le aperture d’ingresso chiuse da vetrate per l’isolamento acustico, da inserti decorativi a pavimento, supportati da una serie di effetti di luce artificiale che rimarcano il percorso ideale, la “via maestra” che conduce poi alla “navata”. In questo spazio, attraverso una scultura (opera dell’arch. Golgi) che simboleggia le mani del Santo in ferro trattato (arrugginito) e cerato, una luce dal basso proietta sul soffitto il motto di san Giovanni Bosco: “Da mihi animas coetera tolle” (dammi le anime e togli tutto il resto).

Don Marco Mazzanti Cripta del Collegio Universitario S. Giovanni Bosco a Pavia

Progetto: Arch. Carlo Golgi,Voghera (PV) Pavimento: Ditta Ursino Claudio, Voghera (PV) Opere da vetraio: Nova Vitrum Snc, S. Genesio ed Uniti (PV)
Corpi illuminanti: Targetti Sankey Spa, Firenze; Luceplan Spa, Milano; Reggiani Illuminazione Spa, Vedano al Lambro (MI)
Impianto elettrico: Vimar Spa, Marostica (VI) Foto: Mario Scaglione

Nelle foto: Altare, tabernacolo e la sala di lettura.

Alle pareti una serie di immagini in plexiglass policromo realizzate dall’artista pop Marco Lodola rievocano il “Sogno dei nove anni” che tracciò indelebilmente la vocazione e la missione del Fondatore dei Salesiani. Proseguendo, ci si trova di fronte a un confessionale trasfigurato in “tavolino da bar”, dove il confessore viene presentato come amico e educatore. Si giunge quindi al culmine, alla sorgente di luce dell’altare, alla mensa eucaristica. Nel tabernacolo ritroviamo raffigurato il motivo iniziale del pesce. Gli oggetti d’arredo sono sottili e essenziali, pur conservando robustezza e armonia. I giochi di luce si amalgamano stupendamente con i colori, scelti anche in base al significato simbolico e all’effetto psicologico: giallo Siena dei sassi usati per decorare il pavimento, scarto di lavorazione industriale del marmo, a simboleggiare i giovani “scarti di società” raccolti da don Bosco; rosso cupo del fondale del tabernacolo, colore della passione; bianco dell’altare, colore della purezza; verde delle pareti, che significa equilibrio e armonia; arancio del pavimento, per la ricerca spirituale; blu del pesce, colore della fede; oro del tabernacolo, colore della purificazione. L’altare si staglia imponente nella cripta, scandendo limpidezza e semplicità.

Don Marco Mazzanti

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