FARE

L’opera di un Maestro, artefice di chiese

Beni culturali: "Centro di documentazione Giovanni Michelucci" a Pistoia

Nello spazio espositivo entro il Palazzo Comunale sono in mostra disegni, modelli e fotografie, opere grafiche e architettoniche del grande architetto, cittadino onorario di Pistoia, che ha legato il suo nome ad alcuni dei più significativi edifici di culto del XX secolo in Italia. Gli apparati sono in parte recuperati da quelli utilizzati dallo stesso Michelucci per alcune mostre.

Lungimirante e di alto profilo è stata la scelta del Comune di Pistoia, nel 1980, di conferire la cittadinanza onoraria a Giovanni Michelucci, in coincidenza con la donazione di 932 suoi disegni e di alcuni plastici destinati alla creazione di un Centro di Documentazione sulla sua opera grafica, al fine di "garantire un’agevole e completa consultazione". La
raccolta dei disegni è collocata al piano mezzanino del Palazzo Comunale ed è inserita all’interno del percorso del Museo Civico. A seguito della morte del grande architetto (avvenuta il 30 dicembre 1990, alla soglia dei cento anni),
è stato naturale arricchire il patrimonio già in possesso del Comune di Pistoia, con la cessione comodataria da parte della Fondazione Giovanni Michelucci, di altri 1.155 disegni frutto dell’ultimo decennio di attività. L’occasione della riunificazione del corpus grafico michelucciano, attuato nel giugno ’96, ha reso inevitabile l’aggiornamento dello spazio espositivo senza modificare l’impianto originario progettato dall’Arch. Bruno Sacchi.

Il Palazzo Comunale di Pistoia. Al piano mezzanino si trova lo spazio espositivo del
Centro di Documentazione Giovanni Michelucci.

Una grande travatura metallica "ricalata" dal soffitto e poggiante su due pilastri, posta in posizione mediana rispetto alle dimensioni del salone, connota formalmente l’allestimento pensato da Sacchi: a tale struttura, è appeso il piano-leggio che contiene i disegni e gli appunti relativi alle proposte progettuali a scala urbana. Intorno a questo elemento si articola l’organizzazione dei pannelli espositivi realizzati in legno naturale di tonalità chiara: la loro contenuta dimensione in altezza favorisce la lettura dell’intero involucro murario ritmato sui tre lati dalle finestre, mentre la loro essenzialità tende quasi a "sminuire" il valore estetico dei disegni (che naturalmente sono bellissimi) per sottolinearne la vitalità nella cultura e nella ricerca architettonica: "i miei disegni sono vivi come code di lucertole", così definiva Michelucci i suoi grafici. L’attuale allestimento si pone come configurazione transitoria in attesa che si concretizzi l’ipotesi di un trasferimento del Centro di Documentazione in uno spazio più ampio. Sia la Fondazione che il Comune di Pistoia hanno effettuato investimenti per facilitare la consultazione del vasto e prezioso materiale grafico mediante
l’informatizzazione di schede ragionate per ogni disegno, ordinate per aree tematiche; tale supporto è stato nel frattempo utilizzato per la stampa del primo volume dei disegni (fino al 1965) mentre è prossima l’uscita della nuova raccolta fino al 1988.

La parte dedicata alla Chiesa di Longarone, con
l’esposizione di fotografie, disegni e di un modello.
La Chiesa di Longarone, pubblicata su
CHIESA OGGI architettura e comunicazione n°1/1992.

Rispetto alla precedente configurazione, il nuovo allestimento curato dall’Arch. Roberto Agnoletti, ha recuperato alcuni spazi del salone, armonizzando la presenza nella stessa sala della sezione d’arte moderna
degli artisti pistoiesi, con i quali Michelucci aveva consolidato una forte amicizia e un’affinità culturale e tale legame ha esercitato un ruolo importante sulla sua formazione giovanile. E’ stata inserita una sezione dedicata alla progettazione
di mobili ed elementi d’arredo con l’esposizione di grafici, di materiale fotografico ma soprattutto di due manufatti “Il Seggio” del 1919 e “Il Timone” tavolo del 1981. "Fare mobili è importante – affermava Michelucci in un’intervista del 1983 – perché essi rappresentano la naturale divisione dello spazio interno. Io immagino, progetto il mobile, quando
sento, vedo l’essenza, un noce o un castagno, sento dispiacere per la difficoltà sempre maggiore di accompagnare la nostra vita al massello del buon albero, sento il dolore di vedere le macchine che sostituiscono l’uomo. Salvo, per quel che posso, la tradizione che faceva del mobile un amico dell’uomo". Inoltre, riutilizzando due tavoli espositivi da lui progettati nel 1941/42 per il Centro e Museo Pedagogico di Firenze, è stato possibile presentare alcune delle principali pubblicazioni sull’opera di Michelucci nonché quelle relative all’attività svolta nel corso degli anni dalla Fondazione concernenti le tematiche dell’architettura concentrate soprattutto sulle problematiche degli spazi urbani dove più forti sono vissuti i disagi sociali e le contraddizioni della nostra comunità civile. Nell’attuale allestimento, sono stati messi in visione poco più del dieci per cento dei disegni e ciò ha imposto una selezione del materiale grafico con criteri espositivi tesi più a rappresentare dei filoni tematici di ricerca che la documentazione completa delle varie fasi progettuali.

Il nuovo allestimento ha recuperato nuovi spazi per la documentazione dei progetti realizzati dagli anni ’50 alla fine anni ’70.
Veduta d’insieme della sala con in primo piano la struttura “sospesa” in cui sono esposte le proposte progettuali a scala urbana.

Nella sezione di nuova acquisizione, sono stati collocati i progetti realizzati, nella quasi totalità, a cavallo degli anni ’50 e fine anni ’60: opere che hanno avuto notevole fortuna critica, come la Chiesa dell’Autostrada del Sole o quella di Longarone; di queste opere sono stati esposti, oltreché disegni, materiale fotografico e alcuni plastici. E’ nella parte centrale della sala, gravitante intorno alla sezione dedicata alla ricostruzione di Firenze, che si concentra il materiale grafico. Il pensiero che origina i disegni esposti, rimanda all’immagine di un grande fiume, in cui confluiscono una molteplicità di ricerche di nuove spazialità, di meditazioni sempre aggiornate che di volta in volta hanno affrontato la singola tematica progettuale, con il desiderio di stabilire una progressiva chiarificazione del vero valore dell’architettura. Percorso che si completa soprattutto nelle sue ultime creazioni, proprio alla soglia dei 100 anni. Non è un caso, infatti, che alla forza espressiva dei disegni in "bianco e nero", Michelucci introduca, a pochi mesi dalla morte, nei progetti per il Palazzo di Giustizia di Firenze, per la Sede della Telecom di Firenze e per il Teatro di Olbia, il colore, quasi a testimoniare la raggiunta "felicità" del progettare, intesa "Non nell’aver fatto il proprio capolavoro, ma nell’aver contribuito a dare senso di coralità a quello che è stato murato, che non è muro ma pensiero, nato non dalla volontà del singolo ma da ciò che la natura ha depositato nel nostro animo, lentamente, nel tempo".

Anch’esso ospitato all’interno del palazzo comunale.

Palazzo Rospigliosi
Museo Marino Marini
Ospedale del Ceppo

L’antico Palazzo dei Vescovi
All’interno vi è un percorso archeologico e il museo della Cattedrale di San Zeno.

Palazzo Rospigliosi
A poca distanza dalla Piazza del Duomo si trova l’imponente edificio donato in anni recenti alla diocesi di Pistoia. Esso ospita il Museo diocesano e il Museo del ricamo. Pistoia e il suo territorio vantano una antica e affermata tradizione dell’arte del ricamo. Il museo ad essa dedicato comprende una esposizione permanente e prestiti temporanenei. Palazzo Rospigliosi ospita anche il museo omonimo, costituito dall’appartamento che la famiglia volle allestire all’illustre parente Giulio Rospigliosi per le sue eventuali visite in città, e rimasto praticamente intatto nei secoli.

Museo Marino Marini
Sede e museo della fondazione dell’omonimo artista che nacque nella città.

Palazzo Fabroni
Sede di esposizioni permanenti e mostre dedicate all’arte contemporanea. Inoltre vi è la Casa-Studio Fernando Melani. Particolarmente singolare questa ultima, in quanto non mera contenitrice di opere d’arte ma essa stessa una opera d’arte, riallestita dopo il restauro come l’artista l’aveva voluta lasciare e dove ogni cosa, anche un sacco di fiammiferi o una scala sommersa di giornali trovano la loro spiegazione nelle parole stesse dell’artista.

Casa-studio Vivarelli
Fuori città, nelle campagne di Arcigliano.

Ospedale del Ceppo, con il museo dei ferri chirurgici, la saletta anatomica e il famoso robbiano fregio delle sette opere di misericordia.

Alessandro Suppressa, architetto
Comitato Scientifico, Fondazione Giovanni Michelucci


condividi :
La cucina in montagna: il vero cuore della casa
26/05/2012
Fascino d’altri tempi in cucina
15/02/2007