PENSARE

L’anima nello sguardo del Pontefice

Un “cartone” di Ulisse Sartini ritrae papa Ratzinger: su questa base è stato composto il mosaico collocato nella romana Patriarcale Basilica di San Paolo, ultima delle 264 immagini dei Successori di Pietro.“Pur nell’aura pontificale – scrive Carlo Chenis – Sartini sa dare al pontefice compostezza monastica, quasi a disegnare la scelta del nome Benedetto".

"Habemus Papam!". Rimane ormai eco lontano la voce del Card. Jorge Medina annunciante il 264° successore di Pietro nella persona del Card. Joseph Ratzinger che si è imposto il nome di Benedetto XVI. "Ritorniamo così nella normalità". Lo disse lo stesso pontefice nella prima udienza generale del 27 aprile scorso, durante la quale ha motivato l’adozione del nome acquisito con particolare riferimento a san Benedetto, egregio portavoce delle "radici cristiane" europee.
Ora, sono abituali il sorriso accogliente, la presenza riservata, la fede adamantina, il rigore ecclesiale, lo spirito missionario, il senso ecumenico, l’incedere liturgico. Rifuggendo da programmi "politici" e da encomi personali, Benedetto XVI ha citato quale riferimento del suo ministero, anzitutto Gesù Cristo, quindi il Concilio Ecumenico e Giovanni Paolo II. Ne sta così emergendo un’immagine che dalla visione diretta e dagli schermi televisivi trasla nelle riproduzioni fotografiche e nei ritratti artistici. Numerosi, ormai, si cimentano nel figurare attraverso i propri stilemi
l’animo del pontefice "felicemente regnante", al fine di trasmetterlo alla storia, oltre che di donarlo ai fedeli. In tale concento non mancano i ritratti ufficiali, soprattutto quelli destinati ad entrare nelle teorie dei pontefici che sfilano l’uno dopo l’altro per indicare la continuità della successione apostolica.

S.S. Benedetto XVI e dietro questi, da sinistra il cartone dell’opera e il mosaico.

Tra questi fa capofila la serie dei medaglioni musivi con le figure dei papi collocata lungo le architravi che sorreggono le cinque navate della Basilica di San Paolo fuori le Mura. A realizzare il "cartone" dell’attuale pontefice è stato il pittore Ulisse Sartini, mentre la risoluzione musiva veniva affidata allo Studio del Mosaico presso la Fabbrica di San Pietro, dove abili mosaicisti non solo curano l’intero sistema iconografico della Patriarcale Basilica, ma anche realizzano nuove opere di pregio. Ulisse Sartini – pittore piacentino operante in Milano – oltre ad una collaudata produzione di ritratti, tra cui figurano in "bella posa" individui famosi di varia estrazione, ha da tempo rivolto la sua attenzione a temi di arte sacra, laddove alla maniera raffinata del dipingere unisce l’afflato religioso del credere. Intenzioni che si ritrovano nel medaglione di Benedetto XVI, in cui la perizia ritrattista dell’oleografo evidenzia la dimensione spirituale del pontefice. Del resto, per Sartini, questo è il secondo ritratto di papa, avendone già realizzato nel 1992 uno per Giovanni Paolo II, ancora sito nei Palazzi Apostolici. Utilizzando al meglio forma circolare e ordito musivo, l’artista si è avvalso di sfondi e di panneggi per enfatizzare il volto, così che tessere aurate e paramenti pontificali sono a commento cromatico dei colori e delle forme tratteggianti il pontefice.

Dal momento che lo sguardo è specchio dell’anima – come insegnano tradizione spirituale e filosofia contemporanea – Sartini si è impegnato, avvalendosi di delicate velature, ad imprimere nello sguardo l’animo dell’illustre personaggio. Idealmente tale sguardo è orientato verso l’altare del sacro edificio, laddove nel memoriale eucaristico e nel "martirio" apostolico la Chiesa trova significato e forza. Lo sfondo dorato ieratizza l’albo candore di carnagione e capigliatura, onde evidenziare un atteggiamento serenamente austero, dolcemente accogliente, religiosamente devoto.
Basilica di San Paolo fuori le Mura

La casula rossa, quella ricamata dalle monache benedettine di Santa Maria di Rosano in Fiesole, e il nuovo pallio, solo in parte foggiato sugli originali bizantini, conferiscono al ritratto dignità sacrale e senso ecclesiale. Il rosso è il colore dei martiri e dei pontefici, così da riunire in un solo simbolo il Principe degli Apostoli di cui Benedetto XVI è successore; la conchiglia, reiterata a ricamo sul panneggio del parato, ripropone parte dello stemma pontificio per significare agostinianamente il limite dell’indagine teologica e l’urgenza del pellegrinaggio pastorale; il pallio, "antichissimo segno, che i Vescovi di Roma portano fin dal IV secolo, può essere considerato come un’immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle. […] Esso diventa il simbolo della missione del pastore" (Benedetto XVI, Omelia, 24 aprile 2005). Ne deriva un "ritratto" non in posa encomiastica dinanzi ad un pittore, ma in ammirazione religiosa dinanzi a Cristo. Il pontefice evidenzia in tal modo la sua tensione spirituale in uno sguardo proteso verso Dio e verso la Chiesa. Non si tratta di uno sguardo perso nel vuoto o sbarrato dall’artista, bensì di uno sguardo in cui si rilevano la certezza della presenza divina e la volontà di guardare al futuro. Pur nell’aura pontificale, Sartini sa dare al pontefice compostezza monastica, quasi a disegnare la scelta del nome "Benedetto" e la devozione del Papa al fondatore del monachesimo occidentale. L’opera pittorica e quella musiva sono state presentate al Santo Padre mercoledì 23 novembre nel Piazzale dei Protomartiri a ridosso della Basilica Vaticana. Alla cerimonia hanno partecipato la delegazione della Basilica di San Pietro con l’Arciprete, Cardinale Francesco Marchisano, il presidente della Fabbrica, l’Arcivescovo Angelo Comastri e il Delegato della medesima, il Vescovo Vittorio Lanzani.Vi era, altresì la delegazione di San Paolo presieduta dall’Arciprete, Arcivescovo Andrea Cordero Lanza di Montezemolo con l’Abate, Dom Edmund Power. Il "cartone" di Sartini figura ora nella Stanza degli Architetti all’interno della Basilica petriana, dove sono raccolti gli altri cartoni dei mosaici per la Basilica di San Paolo. La realizzazione musiva è posta invece accanto a Giovanni Paolo II nella prima navata destra di San Paolo fuori le Mura, quasi a ridosso del transetto, così da confermare la presa di possesso di tale basilica maggiore da parte di Benedetto XVI. Un altro passo del vissuto ecclesiale fissato iconicamente nei documenti di pietra. Molti ne mancano prima della "fine dei tempi", indipendentemente dalle cornici vuote che ancora si susseguono dopo quella, ormai, occupata da Benedetto XVI.

Rev. Prof. Carlo Chenis, SDB
Segretario Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

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