FARE

Immerso nella luce


Un loft in bianco e nero.

Volumi high-tech e arredi vintage convivono tra loro con un linguaggio comune.

progetto Monica Unger, architetto
servizio e testo Azzurra Lorenzetto, architetto
foto Athos Lecce

A due passi dal Naviglio Grande si trova il complesso di via Morimondo 26 un polo di loft, uffici e show room di moda.
La casa dell’architetto Monica Unger si presentava come un grande volume vuoto con un vantaggio: l’assoluta libertà progettuale.

Un gioco di contrasti dove protagonista è la scala total black.

La scala, è l’unico elemento obliquo di uno spazio tutto "squadrato". Evidenziata dal nero, in un ambiente tutto bianco, sottolinea il collegamento fra i 2 livelli dell’abitazione.
Una linea di continuità tra i volumi cubici.

Trovandosi in questo spazio vergine ho chiesto all’architetto quali sono state le esigenze estetiche e quali quelle funzionali che hanno inciso sulle sue scelte progettuali: "La difficoltà di organizzare questo spazio deriva dall’esposizione, su tre lati completi, alla luce del giorno. La presenza di vetrate a tutta altezza ha richiesto delle soluzioni di controllo della luce, delle trasparenze e della privacy. Ho adottato una soluzione "morbida" creando un doppio sistema di tende a tutta altezza, con dei tessuti semi-trasparenti, tende che si possono aprire e chiudere
secondo il tipo di luce esterna e secondo il grado d’intimità che si vuole ottenere. Questo spazio è un grande diffusore di luce con la possibilità di regolarla a piacere.
Funzionalmente cerco sempre delle soluzioni semplici e di facile fruizione.

“… raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee,
colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte.” (Piet Mondrian)

Poltrona Rossa “Lady“, Arflex, anni ‘50; divano, Cappellini; lampada grande di Marcel Wander, Cappellini;
Lampada “Costanza”, Luceplan; sgabello “La Bohème“ di Philippe Starck by kartell.
Cucina bianca realizzata da UniONFor su progetto.
Pranzo: sedia in Betulla “Y chair” design Hans j. Wagner di Carl Hansen; sedia schienale alto design Lucian Ercolani
di Ercol, anni ‘50.

Il risultato è un’eterea scenografia bianca sulla quale si muovono i protagonisti che in questo caso sono i mobili vintage della sua collezione… è così che se lo era immaginata?
Mi piacciono gli spazi neutri, con le superfici lisce e chiare dove le linee architettoniche sembrano quasi disegnate, ingentilite forse dalle lunghe tende bianche. Gli arredi trovano una collocazione naturale, sembrano leggeri, e l’accostamento dei pezzi di design ai pezzi vintage e la varietà dei colori creano continuità e un insieme armonioso.

All’esterno metallo e vetro proteggono un interno pensato come un
cuore morbido fatto di luce, pezzi vintage e design contemporaneo.

Una vista esterna del loft dal quale è possibile vedere le pareti completamente vetrate inondate di luce.

Qualità dell’intervento

Centralità del progetto: è fondato sulla semplicità e pulizia formale per dare risalto e spazio ad un arredo costituito da pezzi di design e mobili vintage.
Innovazione: la modulazione dellla luce attraverso un morbido sistema di tende.
Materiali: tessuto e alta tecnologia si fondono insieme per creare uno strumento di modulazione della luce e della privacy, tende di Home Italia.
Nuove tecnologie: i serramenti in ferro realizzati su misura montano un sistema motorizzato.

Biografia

MONIKA UNGER, architetto
Nata a Varsavia, si trasferisce a Bruxelles e si laurea in Architettura presso “La Cambre”, l’Istituto Superiore di Architettura e Arti Visive, fondato da uno degli eredi del Bauhaus, l’architetto Henry Van De Velde. Si sposta a Cambridge (USA) per seguire il corso di Environmental Design presso il MIT. Si trasferisce in Italia e nel 1983 inizia un’attività di consulenza per la Divisione di Corporate Image di Olivetti. Nel 1994 fonda a Milano lo studio “Creative Communications” dove attualmente opera.

 

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