| Tratto da: Il rustico N° 27 |
La ristrutturazione come recupero delle memorie |
||||||||||||||||||
Un antico casale in Umbria Un antico casale immerso nelle verdi colline dell’Umbria, quasi disperso
tra i boschi, persa la sua naturale funzione produttiva, sembrava ormai
destinato al degrado irreversibile: ma la ristrutturazione lo ha recuperato
a una nuova vita preservandone la memoria architettonica Di casali come questo sono cosparse tutte le
pendici delle colline e delle montagne, sia delle
Alpi e Prealpi sia dell’Appennino e collane collegate,
e le campagne che rendono il paesaggio
italiano così bello e così vario: sono
Ma l’abbandono delle campagne e delle montagne, ormai diventate, da madri generose di frutti quali erano, avare matrigne di una vita stentata e scarsa di comodità, ha privato questi casali di una funzione produttiva e quindi dei suoi abitanti, trasferitisi nei paesi o nelle città a cercare il sogno di un piccolo benessere o almeno di una meno affannosa dignità economica. E su queste costruzioni è dunque calato un velo di oblio, un sottile strato di immobilità, il tarlo lento ma costante del degrado sotto i colpi delle avversità atmosferiche e dell’incuria ormai quotidiana, fino al totale e irrimediabile annullarsi nello sfaldamento di pietre, malte, legni.
Fortunatamente per questo casale, come per tanti altri, il destino aveva in serbo un colpo di coda insperato: il cittadino che si reca qui in gita, lo nota nella sua bellezza coperta dalla polvere degli anni, se ne innamora perdutamente e decide di farlo suo, di riportarlo come era una volta, di recuperarne la memoria e l’uso e di tramandarlo ai suoi discendenti. E allora inizia un’intensa e affannosa ricerca di artigiani che ancora sappiano lavorare la pietra come si faceva un tempo e ora non si fa più, di carpentieri che conoscano il legno come una persona di famiglia e lo sappiano riportare alla sua naturale bellezza, di muratori che ancora posseggano il segreto delle malte di un tempo, che hanno resistito tanti secoli, e sappiano lavorarle perché ne durino altrettanti ancora.
La ristrutturazione ha voluto mantenere le preesistenze dell’antico casale, per riportarle alla luce e preservare la memoria dell’intera architettura dell’edificio: innanzitutto si sono scrostati i vecchi intonaci, tra l’altro abbastanza degradadati e non più aderenti, rimettendo in vista il tessuto di pietre locali dal naturale colore caldo, e si sono consolidate le parti di malta non più coerente con le pietre. Poi si è dovuto mettere mano al tetto, la cui struttura portante di legno era malridotta a causa dell’umidità e dell’incuria: smontati i coppi, da recuperare in buona parte e da integrare con quelli nuovi a finitura antichizzata, e tolto il vecchio assito ormai pieno di fessure, la struttura si è rivelata
Nelle foto: La pianta del piano terra ha
visto poche ma sostanziali
modifiche: nel primo locale si è creato un piccolo bagno, da
due stanze si è ricavata la
zona cucina-pranzo con
abbattimento parziale di una
parete, mentre il soggiorno è
rimasto invariato.
risanabile con alcuni interventi
di ripristino strutturale nei giunti con
barre di resina e malte epossidiche, con una
generale sabbiatura e impregnatura, con la posa
di un nuovo assito di perline a maschio-femmina,
per evitare infiltrazioni e spifferi, con la
posa di una doppia serie di lastre isolanti tra i
travetti secondari e infine con la posa dei coppi
vecchi e nuovi.
Internamente si è creata la scaletta di collegamento
tra i due piani (prima, come tradizione
dei casali umbri e toscani, i due livelli erano
uniti solo dalla scala esterna con loggiato), si
sono rimesse a vista le pareti di pietra, scrostando
gli intonaci novecenteschi, si sono in parte
recuperati gli antichi pavimenti; al piano terra si è parzialmente demolita una parete di spina, con
conseguenti rinforzi strutturali, per rendere
comunicanti cucina e pranzo, al primo piano,
destinato alla zona notte, le demolizioni e i
nuovi tavolati sono stati più consistenti, per creare |
|||||||||||||||||||