Tratto da:
Il rustico N° 28

Da rudere a casale di charme

Di Baio Editore

Sulle suggestive colline senesi

La nuova proprietaria, innamorata del rustico e ancor più della sua posizione dominante in una delle zone più belle d’Italia, ha voluto curare personalmente il restauro e l’arredamento, cercando di rimanere il più fedele possibile alle tradizioni locali.

Prof. Ing. Antonio Frattari
Ristrutturazione di Lidia Del Negro
Servizio di
Luisa Carrara
Foto di
Athos Lecce

Questo rustico, prima adibito a fienile, da quarant’anni era in stato di totale abbandono, parzialmente diroccato e in completo dominio dei rovi. Ma era nella campagna senese, in una posizione incantevole, alla sommità di una
collina a quattrocentocinquanta metri sul livello del mare, e il suo recupero come casale era più che giustificato. Trovandosi nel comune di Casole d’Elsa, un pittoresco borgo medioevale, risultava anche vicinissimo a importanti centri storici come Siena, San Gimignano e Volterra. La nuova proprietaria, una signora di Padova, se ne è innamorata, ha preso in mano la situazione e con l’aiuto di collaboratori specializzati ne ha curato personalmente la rinascita.
L’esterno della costruzione si presenta oggi com’era all’origine, e il giardino impiantato al posto dei rovi s’ispira alle siepi che in zona circondano le case degli agricoltori.

Non c’è niente di meglio in campagna che pranzare all’aperto con una
vista amplissima sulle colline circostanti.

Con un panorama tanto incantevole non si poteva non utilizzare lo spazio intermedio che circonda la casa, dove stare all’aperto, ben protetti dal sole e dai venti. A tal fine ha costruito una pensilina sostenuta da leggere travi di legno e coperta da incannucciato, il sistema più fresco per ombreggiare. Sotto vi ha messo un vecchio tavolo da lavoro con attorno panche e sedie impagliate, per poter pranzare nel luogo forse più bello della zona.
Della vecchia costruzione è stato recuperato tutto il materiale possibile, dalle tavelle del tetto ai mattoni large size chiamati bastardoni, e per ogni dettaglio si è cercato di ripristinare la condizione originaria. La grande apertura ad arco, che un tempo veniva utilizzata per gettare al di sotto le balle di fieno, è stata trasformata in porta principale;
per sostenere le librerie e le altre scaffalature sono state reimpiegate alcune travi di castagno avanzate nella ristrutturazione.

La colonna in mattoni, che era al centro del fienile, è stata sostituita da una struttura autoportante, liberando lo spazio e nello stesso tempo riutilizzando il cotto antico per varie soluzioni decorative, tra cui la bordatura delle grandi finestre ad arco che arieggiavano il fienile. Tutti i pavimenti in cotto, trattati a cera, provengono da una villa del ‘700.
L’arredamento è stato fatto mescolando vecchi mobili di famiglia con alcuni pezzi moderni dalle forme classiche (come il salotto con struttura in noce piegato a fuoco della ditta Girgi, oggi introvabile). I tessuti d’arredamento, scelti per i
loro colori tipicamente toscani, provengono da Prato.
Il tradizionale “camino di cottura” ha come trave portante un antico giogo di frantoio, sezionato per creare le due facce a vista, mentre la base è stata rifatta con una spessa lastra di travertino senese, lo stesso della battuta della porta d’ingresso.
Di fianco c’è una serie di vecchie pentole e di fronte, dietro al tavolo da pranzo dell’800, è appesa una collezione di antichi piatti pugliesi dipinti a mano. Le altre parti in legno della cucina sono antiche mangiatoie di quercia, lasciate
integre per formare il piano del camino e quello di cottura, o sezionate per fare le ante della cucina in muratura.

Nelle foto: la scala interna con gradini in travertino senese, balaustra in ferro battuto e “voltina toscana” eseguita con vecchi mattoni di recupero dal colore diseguale. Segue nella pagina a fianco il soggiorno, con poltrone e divani con struttura in noce piegato a fuoco della ditta Girgi di Cantù, ricoperti con tessuto a fasce bianche e rosso
bordeaux prodotto a Prato;
al centro, un tavolino con piano di travertino rosa.
A destra, un grande disco in pietra a forma di simbolo solare è appeso a una parete esterna ricoperta da rampicanti. In alto nella pagina a fronte, un angolo della cucina col bellisssimo lavello in travertino quasi bianco scavato a mano,
abbinato a un rivestimento parietale dello stesso colore.
Più a destra, il complesso della cucina col camino di cottura e il forno a legna, da cui s’intravede la zona pranzo.

Il lavello è in massello di travertino scavato a mano, come vuole la tradizione; anche i rivestimenti murari sono in travertino, realizzati da Marmi Binchi di Serre di Rapolano. Essendo questa una casa sempre aperta per andare e venire dal giardino senza intoppi, a fianco del lavello c’è una grata che permette la vista dell’ingresso
anche mentre si cucina. Completano l’arredamento una vetrinetta toscana, una madia per il pane, alcuni caratelli per le olive e una piattaia dell’800. In bagno il lavabo è stato realizzato inserendo un lavello in pietra dentro una piccola
pettiniera dell’800.
Si può accedere internamente al pianterreno servendosi di un’antica scala in pietra con balaustra in ferro battuto; per valorizzare la voltina in cotto tipicamente toscana, il passaggio tra scala e cucina è senza porta. Le voltine, realizzate con mezzane di recupero, hanno i diversi colori del cotto originario, con un effetto di policromia dal sapore autentico. La putrelle, anche se nuove, sono state antichizzate con acidi e passate a cera.
L’originaria porta retrostante, che dava accesso al fienile, ha i gradini in parte originali e in parte rifatti con i bastardoni della colonna centrale. Per avere un sapore più autentico, l’armadio è stato lasciato non restaurato. Tale è la chiave del restauro: salvare il salvabile cercando di ricreare una casa contadina tradizionale senza rinunciare
all’efficienza e al comfort, avendo a modello non quella dell’umile bracciante con stanze piccole e buie, ma quella del fattore con molto più spazio.

Nelle foto: la camera degli ospiti in un interno “avvolgente”.
Una finestra con frangisole fatto con mattoni disposti a scacchiera: era tipico dei fienili e serviva ad arieggiare il
fieno senza farselo portar via dal vento.
Nella pagina a sinistra, un muro fatto con grandi pietre locali dove sono inseriti manufatti decorativi in pietra serena non pertinenti, quasi fossero il frutto di un rinvenimento casuale.

La stanza degli ospiti è la più ricca dal punto di vista della decorazione architettonica: ha le finestre ad arco che originariamente davano accesso alle porcilaie e sul soffitto vi sono due grandi archi che mascherano le putrelle. Un’altro elemento decorativo della costruzione originaria salvato e riutilizzato è la finestra con griglia di mattoni disposti a scacchiera, che ora in soggiorno fa da frangisole.

Esperienza, mestiere e tecnologia

In un restauro di questo tipo molto della riuscita dipende dalla sensibilità di chi fa la regía, sia della ristrutturazione che dell’arredo: qui è stata la stessa padrona di casa e, forse perché una sola persona ha deciso tutto, il risultato appare particolarmente convincente. Occorre tener sempre presente quale risultato si vuole avere e (cosa meno semplice) come lo si può tecnicamente ottenere. Se una persona si sente predisposta a questo tipo di cose, può provarci; il risultato dipenderà molto dalla capacità dei tecnici a interpretare i suoi desideri, perché tra l’immaginazione del padrone di casa e il prodotto realizzato ci sono di mezzo l’esperienza, il mestiere e le tecnologie. Se però si va avanti per “tentativi ed errori”, la ristrutturazione potrebbe durare molto e i costi dell’operazione lievitare. E’ comune esperienza che, se dopo una prima ristrutturazione ne capita una seconda, ci si muove con più disinvoltura e i risultati sono migliori.

Manufatti di pietra

Una parola va aggiunta per gli esterni. In una terra piena di storia come la Toscana, è facile reperire dei manufatti in pietra, più o meno artistici ma quasi sempre artigianalmente interessanti e decorativi. Cementarli in un muretto, tra un vaso di fiori e un rampicante, può dare un maggior spessore storico a un giardino, nobilitarlo, togliere un po’ di quel sapore agricolo che il suo precedente impiego gli aveva lasciato in eredità. Ma senza lasciarsi prendere la mano: in un vero rustico non sta bene un giardino con le pomposità di una villa patrizia. Non c’è niente di peggio di una modesta costruzione rurale con intorno un verde sproporzionato e presuntuoso. Meglio stare con i cari vecchi vasi di coccio della tradizione, con piante che crescono senza troppe cure e con rampicanti dall’apparenza spontanea.
In questo senso l’understatement è sempre appropriato a uno stile di vita “rustico”, anche quando il restauro ha comportato spese miliardarie. Ricordiamolo: per chi non ama il rustico ci sono sempre le ville, di tutti i tipi, di tutti gli stili e di tutti i prezzi.