| Tratto da: Il rustico N° 28 |
Da rudere a casale di charme |
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| Sulle
suggestive colline senesi Prof. Ing. Antonio Frattari Questo rustico, prima adibito a fienile, da
quarant’anni era in stato di totale abbandono, parzialmente diroccato
e in completo dominio dei rovi. Ma era nella campagna senese, in una posizione
incantevole, alla sommità di una Non c’è niente di
meglio in campagna che pranzare all’aperto con una
Con un panorama tanto incantevole non si poteva non utilizzare lo spazio
intermedio che circonda la casa, dove stare all’aperto, ben protetti
dal sole e dai venti. A tal fine ha costruito una pensilina sostenuta
da leggere travi di legno e coperta da incannucciato, il sistema più
fresco per ombreggiare. Sotto vi ha messo un vecchio tavolo da lavoro
con attorno panche e sedie impagliate, per poter pranzare nel luogo forse
più bello della zona.
La colonna in mattoni, che era al centro del fienile, è stata
sostituita da una struttura autoportante, liberando lo spazio e nello
stesso tempo riutilizzando il cotto antico per varie soluzioni decorative,
tra cui la bordatura delle grandi finestre ad arco che arieggiavano il
fienile. Tutti i pavimenti in cotto, trattati a cera, provengono da una
villa del ‘700.
Nelle foto: la scala interna con gradini in travertino senese, balaustra
in ferro battuto e “voltina toscana” eseguita con vecchi mattoni
di recupero dal colore diseguale. Segue nella pagina a fianco il soggiorno,
con poltrone e divani con struttura in noce piegato a fuoco della ditta
Girgi di Cantù, ricoperti con tessuto a fasce bianche e rosso
Il lavello è in massello di travertino scavato a mano, come vuole
la tradizione; anche i rivestimenti murari sono in travertino, realizzati
da Marmi Binchi di Serre di Rapolano. Essendo questa una casa sempre aperta
per andare e venire dal giardino senza intoppi, a fianco del lavello c’è
una grata che permette la vista dell’ingresso
Nelle foto: la camera degli ospiti in un interno “avvolgente”. La stanza degli ospiti è la più ricca dal punto di vista della decorazione architettonica: ha le finestre ad arco che originariamente davano accesso alle porcilaie e sul soffitto vi sono due grandi archi che mascherano le putrelle. Un’altro elemento decorativo della costruzione originaria salvato e riutilizzato è la finestra con griglia di mattoni disposti a scacchiera, che ora in soggiorno fa da frangisole. Esperienza, mestiere e tecnologia In un restauro di questo tipo molto della riuscita dipende dalla sensibilità di chi fa la regía, sia della ristrutturazione che dell’arredo: qui è stata la stessa padrona di casa e, forse perché una sola persona ha deciso tutto, il risultato appare particolarmente convincente. Occorre tener sempre presente quale risultato si vuole avere e (cosa meno semplice) come lo si può tecnicamente ottenere. Se una persona si sente predisposta a questo tipo di cose, può provarci; il risultato dipenderà molto dalla capacità dei tecnici a interpretare i suoi desideri, perché tra l’immaginazione del padrone di casa e il prodotto realizzato ci sono di mezzo l’esperienza, il mestiere e le tecnologie. Se però si va avanti per “tentativi ed errori”, la ristrutturazione potrebbe durare molto e i costi dell’operazione lievitare. E’ comune esperienza che, se dopo una prima ristrutturazione ne capita una seconda, ci si muove con più disinvoltura e i risultati sono migliori. Manufatti di pietra Una parola va aggiunta per gli esterni. In una terra piena di storia
come la Toscana, è facile reperire dei manufatti in pietra, più
o meno artistici ma quasi sempre artigianalmente interessanti e decorativi.
Cementarli in un muretto, tra un vaso di fiori e un rampicante, può
dare un maggior spessore storico a un giardino, nobilitarlo, togliere
un po’ di quel sapore agricolo che il suo precedente impiego gli
aveva lasciato in eredità. Ma senza lasciarsi prendere la mano:
in un vero rustico non sta bene un giardino con le pomposità di
una villa patrizia. Non c’è niente di peggio di una modesta
costruzione rurale con intorno un verde sproporzionato e presuntuoso.
Meglio stare con i cari vecchi vasi di coccio della tradizione, con piante
che crescono senza troppe cure e con rampicanti dall’apparenza spontanea. |
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