Il dio Vulcano, Efesto per i greci, presiedeva il fuoco e la lavorazione dei metalli:
da quella tradizione è nata tutta l’arte fabbrile che ha abbellito la dimora dell’uomo per secoli e secoli,
e quella tradizione si ricompone attorno al camino, col ferro accanto al fuoco
Il mito di Vulcano, o meglio e ancor prima
quello di Efesto, dio zoppo e deforme che era
preposto da Giove al controllo del fuoco e alla
metallurgia, che lavorava in un enorme antro
nero di fumo accumulato da un’eternità, sempre
surriscaldato dal fuoco che ardeva in continuazione,
fa parte del nostro immaginario collettivo
da quella lontana epoca
in cui i Greci apportarono
la loro civiltà a quel continente che già si chiamava
Europa e che ancora non era una realtà
compiuta nei suoi popoli.
Nelle foto: Sulla mensola e
sulla cappa del camino fa
bella mostra di sé una
collezione di antichi utensili
di ferro e legno e di chiavi.
L’antico fogolar furlan al
centro della cucina è
ricco di utensili di ferro
battuto.
È un mito che forse trova le sue radici nell’età del
ferro, quando l’uomo sapiens divenne anche
uomo faber, non si limitò a foggiare le pietre con
altre pietre per ricavare i rudimentali arnesi che
gli servivano per la vita quotidiana, ma cominciò
a prendere una pietra un po’ diversa dalle altre e
che, aveva scoperto quasi per caso, al calore
intenso del fuoco si ammorbidiva e diventava in
qualche modo lavorabile fino a darle la forma
che era più utile allo scopo: nasceva in quel
momento la prima rudimentale cellula del percorso
dell’uomo verso la civiltà, verso la creatività,
verso il design.
Poi quando la civiltà cominciò a scoprire la capacità
non solo funzionale ma anche decorativa
dell’oggetto, il dono di Vulcano cominciò a germinare,
producendo frutti sempre più apprezzati,
testimonianza delle epoche dell’uomo e della
sua abilità di creare bellezza e di ornare la casa e
l’ambiente che la circonda. Il ferro che nasce dal fuoco al fuoco ritorna, in
una sorta di eterno ritorno dalla materia all’espressione
originaria: infatti, fin da quando l’uomo
utilizzò il fuoco per scaldare la sua dimora,
dapprima in un semplice braciere, poi in una
struttura chiusa che era un rudimentale camino,
poi via via che il camino diventava completo e
ornamentale, usò un attrezzo di ferro per appoggiare
e manovrare i ciocchi di legna , per attizzare
le fiamme, per togliere le braci e la cenere, per
appendere le pentole, anch’esse di ferro, per
decorare la parete di fondo, la mensola e e il
frontale.
E, con l’evoluzione del gusto e degli
stili di arredo e di ornamento, tutti questi attrezzi
ne seguivano il variare delle forme e delle
decorazioni più o meno elaborate
Ma è soprattutto in due di questi elementi che si
estrinseca l’estro dei maestri forgiatori: gli alari i
contre-coeur (non dimentichiamo che fu la
Francia a dettare il gusto dal Rinascimento fino
all’Ottocento) ossia le piastre da collocare sul
fondo del camino sia per aumentarne la resa termica
sia a scopo di puro ornamento.
Gli alari, che hanno lo scopo precipuo di tenere
la legna sollevata per facilitarne la conbustione,
creando
uno spazio per il passaggio dell’aria, si
sono sempre caratterizzati per la parte anteriore
molto ornamentale, dalle semplici forme con
base semicircolare arricchita da testine, tipiche
del periodo Luigi XII, a quelli di grandi dimensioni
arricchiti da molteplici decorazioni a foglie
o antropomorfe delll’epoca Luigi XIII, dalle
misure più contenute del periodo Luigi XIV ma
sempre con abbondante decorazione stilizzata
agli stilemi più morbidi e simmetrici del periodo
Reggenza, dal ritorno dell’abbondanza dell’ornato
(delfini, putti, fiori) con Luigi XV al trionfo
della sobrietà di Luigi XVI, dai richiami alle antiche
civiltà col Neoclassico al trionfo della natura
sintetizzata in una linea nel Liberty.
I contre-coeur seguono anch’essi lo stesso andamento
altalenante del gusto, sempre con una
cornice esterna , più o meno elaborata, e con il
“quadro interno” ricco di trionfi figurativi, spesso
anche di ritratti di famiglia o di scene di vita
vissuta o di successi militari, che li trasformano
in veri e propri pezzi d’arte battuta nel ferro o
fusa nella ghisa.
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