| Tratto da: Il ferro battuto n°27 |
Come nasce un fiore di ferro | ||||||||||
| Di Baio Editore | |||||||||||
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Una grande eredità del ferro Ci troviamo nel laboratorio della San Pietro Mario erede della migliore tradizione lombarda. Ci fa piacere ricordare nelle parole di Alessandro Mazzucotelli il fascino di questa meravigliosa lavorazione. Foto di: Francesco Morgana Dice Alessandro Mazzucotelli: “El fer l’ha de
vess trattaa come ona sciôra…come una dama,
capite? El par dur e teribil ma con’t on poo de foeug
el diventa moresin come la cera. E quand credii ch’el
se rivolta, se dev minga trattal mal e piccal giò con
furia. Se dev ciappal per el so vers, carezzal… E allora
vi darà meraviglie!” E, gigantesco e nerboruto
guanto di seta: “Fategli una carezza e vi darà meraviglie…”
Da quanti anni i medici curanti dell’arte moderna
vantano, al confronto delle scuole accademiche
e degli studi solitari chiusi ai profani, la sincerità,
la semplicità, l’attività molteplice delle “botteghe” medievali! Se s’ha da tornar grandi,
s’ha da tornar piccini, essi dicono, e umili, artigiani
prima che artisti; le regole, i gradi, i titoli
accademici, i signori professori hanno condotto l’arte alla rovina. Io non so se l’arte sia in rovina.
Certo, senza credere che chi tornasse medievale
e chi entrasse bambino in uno studio a macinar
colori, sarebbe più d’uno studente d’accademia
sicuro di diventare a trent’anni Giotto o
Michelangelo, si può pur dire che oggi le arti
Nelle foto: Anche se fare un fiore in
ferro può essere visto come
un gesto romantico, non si
può negare che sia una bella
fatica, soprattutto se il risultato
vuole essere delicato e
pieno di poesia. La partenza è sempre l’idea, l’immagine Oggi chi immagina il cartone di una vetriata, sa
cuocere, tagliare e piombare i vetri; chi suggerisce
la forma e la decorazione d’un vaso o d’una
piastrella di maiolica, s’intende di chimica e
conosce il fuoco delle muffole; chi disegna
Anche la decadenza
dell’arte del ferro cominciata da noi, e
non solo da noi, agli ultimi del settecento con le
spranghette parallele e i rombi simmetrici e le
greche monotone dello stile poi detto
dell’Impero, derivò appunto da questa separazione
fra l’architetto “accademico” che disegnava
e l’anonimo fabbro che eseguiva.
Mazzucotelli che si ricorda come ha cominciato
egli stesso, ha fiducia nella spontaneità popolana, e mette in mano al ferraio un pezzo di carbone
e gli pone davanti un rotolo di carta gialla. “Fam vedè côme te fariiet…” Un fiore di ferro un gesto romantico, un ferro
che si muove, si pone, si configura che diventa
un oggetto d’arte che ogni giorno ricorda come
anche il materiale più duro se ben lavorato, se
amato, diventa poesia. Forse è una metafora
della nostra vita quotidiana? |
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