| Progetto:
arch. Luis de Garrido
Località: Urbanizacion Virgen de Monserrat, Valencia
(Spagna)
Testo: L. Servadio
L’espansione rapidissima dei centri urbani avvenuta
in Spagna nel corso degli ultimi dieci anni, seppure accelerata in modo
impressionante rispetto a quel che abbiamo conosciuto in Italia, si è
giovata di un notevole livello di pianificazione e soprattutto della amplissima
disponibilità di aree vergini attorno alle città, che perlopiù
non sono limitate da centri urbani vicini, ma prossime a estensioni ampie
di campagna. Così la zona collinare attorno a Valencia ha visto
l’espansione del tessuto urbano in prevalenza attraverso “urbanizzazioni”:
nuovi quartieri di case basse, mono o bifamiliari, dotate di
un certo agio di verde attorno. La “Casa Virgen”, progettata
da Luis De Garrido ha una particolarità evidente: è concepita
- come del resto tutte le realizzazione di Garrido - secondo criteri di
ecosostenibilità.
Il lotto su cui sorge è di dimensioni ridotte: per conseguenza
lo spazio è pianificato al millimetro.
Come si nota, la struttura si impernia su una serie di muri portanti paralleli
che determinano una discreta inerzia termica dell’edificio.
La concezione stessa del progetto, e gli apparati di ricorso naturale
per il condizionamento ambientale interno, fanno sì che il consumo
di energia combustibile sia ridotto a circa il 20 per cento di quello
di un edificio convenzionale di eguali dimensioni.
L'accuratezza del disegno bioclimatico si spinge alla raccolta di acqua
piovana, la cui vaporizzazione viene utilizzata in estate come contributo
al contenimento della temperatura interna, favorendo l'evaporazione attorno
al perimetro e all’interno dell’edificio.
Il disegno generale dell’architettura è ispirato a criteri
razionali: due volumi laterali articolati su due livelli, si accostano
a un più ampio volume centrale che ospita un solo livello.
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Luis de Garrido ha studiato architettura
al Politecnico di Valencia, dove ha acquisito un dottorato di
ricerca.
Ha ottenuto un masters degree in disegno urbano al Politecnico
di Catalogna e il dottorato in informatica al MIT di Boston. Dirige
un master in architettura sostenibile al Politecnico di Valencia,
ma ha insegnato anche alla facoltà di telecomunicazione
del Politecnico di Barcellona. É stato visiting professor
alle facoltà di architettura di Edimburgo (Scozia), di
Marsiglia (Francia), alla Mellon University di Pittsburg (USA)
e all’Università di Paris-sud. Specializzato in architettura
sostenibile, realizza progetti in America.
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Qui, nel volume centrale, sta il cuore termico della casa.
Ed è qui che sta il soggiorno, ai suoi lati, la cucina e un camera
da letto. Al piano superiore, altre due camere raccordare da un passaggio
a balconata sul volume centrale.
L’edificio nel suo complesso è inteso quale organismo che
respira col ritmo della natura. La facciata sud si apre in una vetrata
continua.
La copertura a spiovente aggetta in avanti in misura tale da ombreggiare
la vetrata in estate, mentre accoglie i bassi raggi solari dell’inverno
generando un “effetto serra” che contribuisce al riscaldamento.
Pannelli solari sopra il tetto apportano un minimo di riscaldamento interno
tramite circolazione d’acqua, ma l’essenza del sistema è
data dall’isolamento termico (il che vale sia per l’estate
che per l’inverno) che evita che il clima interno risenta delle
temperature esterne.
Mentre i bassi raggi solari invernali scaldano per irraggiamento il salone,
il camino, a bulbo sospeso, aggiunge calore in caso di necessità.
Il camino è l’autentico centro: non simbolico, ma geometrico
dell’edificio, l’unico elemento che produce calore per combustione.
Questo poi, dalla sala si diffonde alle alte stanze per convezione.
Le finestre d’inverno sono tenute chiuse per evitare dispersioni
di calore: il materiale poroso di cui sono costituite le pareti assicura
comunque il ricambio d’aria necessario all’interno, mentre
grazie alla loro forte inerzia termica assicurano la non-dispersione della
temperatura all’esterno.
In estate si inverte il processo. Un’apertura superiore
verso nord assicura la circolazione d’aria dall’interno all’esterno:
dall’alto fuoriesce l’aria calda.
L’aria in entrata passa attraverso l’intercapedine al di sotto
del pavimento, tra le fondazioni dell’edificio.
Qui è mantenuto un ambiente ricco d’acqua raccolta dalla
pioggia tramite la vasca posta all’esterno sul lato nord: in tal
modo l’aria arriva dalla zona ombreggiata, attraversa l’intercapedine
umidificandosi e entra nella casa attivando una significativa circolazione,
favorita ulteriormente dall’apertura di grigliati presenti in tutte
le porte che, anche se chiuse,
non ne impediscono il passaggio.
Sono due modi diversi nei quali l’edificio “respira”.
In inverno l’elemento aggiunto al sistema di isolamento e conservazione
del calore naturale del sole, è dato dal camino cha legna che,
bruciando biomassa, non ha effetto inquinante poiché restituisce
all’ambiente l’anidride carbonica che la pianta gli aveva
sottratto nel corso della sua evoluzione biologica.
In inverno il calore si diffonde dalla parte frontale
verso il resto delle abitazioni; in inverno il fresco si diffonde dalla
parte nord, il retro della casa, alla parte anteriore.
Il camino a bulbo consente di sfruttare al massimo il calore prodotto,
perché il tubo di scarico dei fumi attraversa tutto il volume della
casa, diffondendo il calore al suo interno. L’estetica dell’edificio
resta imperniata su tale complesso sistema di condizionamento naturale:
per questo stesso fatto, pur nel suo disegno razionale, acquista in armonia,
ma anche in espressività e abitabilità. I quattro setti
verticali, le pareti strutturali e di accumulo termico, ne sono
della forma l’aspetto qualificante. La parete nord risulta quasi
“cieca”, ma è posta verso il pendio del colle: la parete
sud, interamente vetrata, invece affaccia sul panorama che digrada verso
il mare.
La casa risulta così integrata nell’intorno: non in modo
mimetico, ma come architettura organica.
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