| Una
favola diventa realtà
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ìIl Vasetto di smeraldo”,
dei
fratelli Grimm
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C'era una volta una nonnina vecchissima, tanto vecchia da non poter contare
gli anni che aveva sulle spalle. Eppure, con la sua stampella sotto il
braccio, se ne andava di continuo in giro a raccogliere erba per le sue
ochette bianche. In un mattino d'aprile, un giovane cavaliere la incontrò
carica di ceste ricolme. II canto degli uccelletti, il profumo dei fiori
od il bel sole d'aprile gl'intenerirono l'animo? Ma! Chi lo sa!? Fatto
sta che, preso da sincera compassione per la vecchietta, il nostro giovanotto...
le offerse il suo aiuto. Ella accettò subito, ben felice, e ringraziò.
Poi, gli infilò le ceste nelle braccia e la gerla sulle spalle, e
via! Ma, conic pesavano! Sembravano cariche di piombo! Ed il cavaliere,
in cuor suo. quasi si pentiva (li aver dato ascolto alla voce del cuore.
Senonchè, la vecchietta che intuiva, lo incoraggiò promettendogli
un dono straordinario. E, dopo questo, con un salto fulmineo, si piazzò
essa stessa nel bel mezzo della gerla. Auff! Che voglia di scaraventare
il tutto nel fosso! Ma non ne fece nulla, e continuò a camminare
sudando e sospirando.
Camminò per un bel pezzo in mezzo a viottoli impervi, finchè
giunsero davanti a una casupola tutta sbileuca. Ad attendere la vecchia,
c'era, sulla soglia di casa, una zitellona brutta ed arcigna, la quale,
con una bacchettina in mano, badava a una dozzina di oche bianche. - Buona
sera, mamma Eravamo in ansia pcrchè non giungevate mai! - Ero così
stanca! -- rispose - E se non fosse stato per il cortese aiuto di questo
cavaliere, non sarei ancora qui. Ed ora, bravo giovane - disse rivolta
al cavaliere - andatevi a riposare su quella panca, al fresco: verrò
io a svegliarvi. - Quindi, si rivolse di nuovo alla ragazza:
- Figliuola mia, vieni con me: non è saggio che tu rimanga sola con
un giovane. Potrebbe innamorarsi
di te, e questo non è prudente. - il cavaliere quantunque stanco
morto, dovette ridere tra sè di quelle
parole. Rimasto solo, si sdraiò sulla panca e tutti i mormorii della
primavera accompagnarono il sonno del
cavaliere stanco. Trascorsa un'oretta, la vecchina venne a risvegliarlo.
Ringraziandolo di nuovo, gli porse
un vasetto di smeraldo: - Tenetelo con riguardo, un giorno vi servirà.
- gli disse. Con un grazie ed uno
svelto saluto egli se ne andò. Cammino tre giorni e tre notti sino
a che giunse in una città sconosciuta.
Condusse i sovrani ed il seguito proprio davanti alla casupola. Bussarono
alla porta Una voce gentile li invitò ad entrare e la vecchina subito
si rivolse al re con accento piuttosto severo: - So, maestà, perché
siete venuto! Potrei anche non restituirvi la vostra figliuola, ma comprendo
dal vostro viso abbattuto, quanto avete sofferto. Aspettate un momento.
- Scomparve nella camera vicina per ricomparire quasi subito eon la fanciulla
per mano. Alla vista dei propri genitori, subito ella ii riconobbe e si
gettò piangendo nelle loro braccia. La scena era tanto commovente
che negli occhi di tutti erano lacrime sincere.
Passata la prima e più; intensa commozione, il re si rammaricò
di aver suddiviso tutti i suoi
beni tra le altre due figliuole che, nel frattempo, erano passate a nozze,
escludendo l'utima. Ma, di bel
nuovo, intervenne la vecchietta. Aveva raccolto tutte le lacrime, ossia
le perle cadute dagli occhi della fan-
ciulla, ed erano state tante, così belle e grosse, da costituire
un tesoro grandissimo. Sorridendo la donna
mostrò a tutti il sacco ricolmo di perle. L'ultima figlia del re
era la più; ricca delle principesse; poteva comprarsi anche un regno.
E tutti, inoltre, compresero che la vecchina era una buona fata. Come
se ciò non bastasse, ella scomparve ad un tratto, e con lei scomparve
la casupola. Così, si trovarono ad un tratto, e senza sapere come,
davanti ad un bellissimo castello, riccamente ammobiliato, dentro al quale
ferveva la vita più; intensa. Servi, camerieri e cuochi erano affaccendati
a preparare pranzi e tavolate, perchè ai presenti si erano aggiunte
dodici bellissime fanciulle, che non erano altri che le dodici ochette
bianche tramutate in altrettante ragazze dalla fata. Affezionatissime
alla figlia del re, non si sarebbero mai più; distaccate da lei.
Il giovane cavaliere poi, già innamorato della fanciulla, ottenne
la grazia di sposarla, ed a sua volta, la principessa che si era innamorata
d'un subito del bel cavaliere, entrato per il primo nella povera casupola,
fu ben lieta di accondiscendere e di chiamarlo suo sposo. Vissero felicissimi
ed ebbero molti figli ai quali insegnarono a compiere, sempre, delle buone
azioni. A far del bene e ad usare cortesia verso chiunque, poveri o ricchi,
si ricava sempre qualcosa di benefico e di buono; ricordatelo, bambini
cari!
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